Borges e gli autori del Don Chisciotte: scrittura umana ai tempi delle macchine che forse scrivono
Borges, in un noto racconto, parla di Pierre Menard, un autore la cui opera consiste nel riscrivere parola per parola il 'Don Chisciotte' scritto da Cervantes. Riscrivere senza avere sottocchio ciò che aveva scritto Cervantes. Questa metafora ci guida nel ragionare sul modo in cui scriviamo noi umani, sul modo in cui scrivono oggi intelligenze artificiali.
Bauli e Labirinti, Labirinti e Bauli
Grazie al baule-labirinto si naviga nella complessità, dentro la transdisciplinatierà delle conoscenze e dei saperi che il baule racchiude. I suoi contenuti non sono esoterici, sono per tutti, non sono anonimi, tutti hanno un autore, raccontano le sue storie ed esperienze, il suo vissuto, le sue conoscenze e i suoi saperi. Per accedere al baule e frugarci dentro non bisogna essere dei guru, degli esperti, dei sacerdoti laici, tutti possono avere la possibilità (opportunità) di coglierne i “connotati” conoscitivi dei contenuti disponibili, connessi all’esperienza di chi li ha generati.
Palazzi, biblioteche e labirinti: menti organiche e menti artificiali come spazi pensanti
Dall'ars memorativa di Simonide alle biblioteche di Eco e Borges, fino all'esomente di Pirella: una genealogia degli spazi in cui mente umana e pen...
Estasi e angoscia: creatività, plagio, influenza, IA
“Tutta l’umanità è un solo volume. Quando un uomo muore, il suo capitolo non viene strappato dal libro ma tradotto in una lingua più bella, ed ogni capitolo deve essere tradotto in questo modo. Dio si avvale di diversi traduttori. Alcuni brani vengono tradotti dall'età, altri dalla malattia, alcuni dalla guerra, altri dalla giustizia, ma la mano di Dio raccoglierà di nuovo in volume i nostri fogli sparsi per la biblioteca in cui ogni libro resterà aperto l’uno per l’altro.”
La memoria non basta. Piccola apologia dell'oblio nell'età delle macchine
La memoria totale non è un potenziamento dell'intelligenza: è la sua negazione. Da Borges alle reti neurali, apologia dell'oblio come tecnologia che le macchine non hanno.
Les Humanités à l’ère des LLM
Mal employés, les LLM tendent à court-circuiter le moment de suspension face à un problème, où la réflexion devrait naître. Déléguer une difficulté à un programme sans s’y être d’abord confronté, c’est ainsi se dispenser de ce passage à la réflexion que l’expérience du monde rend possible. Le risque — déjà largement rencontré dans l’enseignement auprès des élèves — est alors que l’IA devienne un automatisme qui prenne la place de la pensée.
Ubi tu cajus, tocaytl. Un racconto di Jorge Luis Borges
Un racconto di Jorge Luis Borges. Un falso. L'autore è in realtà, a quanto pare, Francesco Varanini. Che però ha motivo di ritenere che solo per la trascuratezza degli editori questo breve, fulminante testo non appare nelle 'Opere Complete' del grande poeta. A Borges non importava molto di certi fatti accaduti nei pressi del Tropico. Forse non ne era nemmeno a conoscenza. O forse seppe prevedere fatti che sarebbero accaduti in seguito. Ma seppe cogliere in quei fatti, per via delle misteriose virtù che contraddistinguono i vati, un valore simbolico peculiare. Di seguito un breve cenno a quei fatti. Fidel Castro entra trionfalmente all'Avana l'8 gennaio 1959. I rapporti tra il nuovo governo rivoluzionario e gli Stati Uniti presto si guastano. Il 15 aprile un raid aereo statunitense contro gli aereoporti dell'Avana e di Santiago provoca sette morti e cinquantatrè feriti. Il giorno dopo, ai funerali delle vittime, Fidel Castro proclama la natura socialista della rivoluzione. L'8 aprile 1960, indirizzandosi alla Federazione degli studenti cileni, il presidente statunitense Eisenhower accusa Fidel Castro di avere tradito gli ideali della sua rivoluzione. Il 17 aprile un corpo di spedizione anticastrista, formato da esuli cubani addestrati dalla CIA sbarca a Playa Girón, nella Bahía de los Cochinos (Baia dei Porci). Il progetto, nato durante il governo Eisenhower e fondato sulla convinzione che bastasse una scintilla perché il popolo cubano si ribellasse a Castro, era stato sottoposto a Kennedy già nel novembre 1960. Kennedy, pure forse dopo qualche incertezza, aveva dato il suo avallo. L'invasione è respinta: quarantotto ore dopo lo sbarco, più di milleduecento componenti del corpo di spedizione sono prigionieri.
Nel silenzio dei cuori amati [8]
Ogni cosa canta la medesima, impercettibile sinfonia: una melodia soave dal ritmo senza tempo.
L’Ergon del Congedo: L’Intersoggettività del Morire tra l’Isolamento del Dasein e il Riscatto Demartiniano
La riflessione filosofica occidentale ha lungamente oscillato tra due polarità nell’interpretazione dell’evento letale: da un lato, l’irriducibile solitudine della coscienza che si palesa di fronte al proprio annichilimento biologico; dall’altro, l’esigenza storica di sussumere il decesso entro un circuito di significati relazionali e collettivi. Se l’esistenzialismo novecentesco ha programmaticamente isolato l’individuo nel momento del trapasso, elevando la morte a barriera invalicabile della comunicazione intersoggettiva, lo storicismo antropologico ha intravisto nel medesimo evento il punto di massima tensione della prassi culturale. L’orizzonte di questa ricerca intende esplorare una possibilità teorica che si colloca al punto di intersezione di queste direttrici: la capacità del morente, inteso come presenza ancora attiva e senziente, di configurare il proprio tramonto biologico non già come passivo patire della natura, bensì come un supremo atto intersoggettivo capace di rifondare la storia e di proteggere la comunità dei sopravvissuti dal rischio del crollo esiziale. Attraverso l’esame comparativo dell’ontologia heideggeriana, dell’antropologia storicistica di Ernesto De Martino e del prototipo monumentale della morte di Socrate nel Fedone platonico, si cercherà di mostrare come l’atto del morire possa configurarsi quale estremo ergon della presenza sana, un’operazione formale che sottrae la fine all’angoscia biologica per consegnarla intatta alla memoria della cultura.
Lo pseudo sciamano, lo sciamano che non ci salva
Come i nuovi sciamani trasformano la nostra paura in odio: La crisi della presenza che il populismo strumentalizza
La parentesi, o l’altra voce del testo
Due piccoli segni che sembrano mettere qualcosa ai margini del discorso possono, in realtà, aprire un secondo percorso di significato. Attraverso le analisi di Owen, Shakespeare e Cummings, Günther e Martina Lampert mostrano come la parentesi possa trasformare la linearità della scrittura in uno spazio di dialogo fra voci diverse
Frammenti d’eternità [7]
Con il trascorrere degli anni ho compreso che la felicità autentica vive nelle cose semplici: una tavola condivisa, una risata spontanea, una passeggiata senza fretta, uno sguardo che non ha bisogno di parole per essere compreso.
Quando la personalizzazione ci presenta un IO su misura
Estratto dal mio libro Zombificazione digitale
Un umanismo resistente
La Resistenza, oggi, non si fa più solo nelle montagne, ma nell’atto interpretativo di restare umani. Resistere significa negare la narrazione che trasforma il migrante in minaccia. Significa riaffermare che l’uomo non è un oggetto della storia, ma il suo soggetto, anche quando trema, anche quando vomita per la paura in una chiatta nel cuore della notte. Essere “pro-vita” significa lottare perché quel fango e quel ferro non vincano sulla carne.
La base filosofica della vita
Dagli uomini contemplativi traggono ispirazione gli uomini d’azione Un piccolo saggio sulla centralità della "filosofia", che non è soltanto 'amore per la conoscenza', ma anche sl struttura di pensiero che ognuno costruisce nella sua mente.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Un punto di fuga per tutti [II])
Secondo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione. "Il problema non è più solo che qualcuno ci dica dove guardare. È che il campo abbia già preparato ciò che ci sembrerà naturale vedere. Crediamo di arrivare con lo sguardo. Ma la scena è già lì, predisposta prima di noi."
The no-human future
Artificial Intelligence is Coming "The high road to thinking no longer passes through a deepening of human cognition, but rather through a becoming inhuman of cognition, a migration of cognition out into the emerging planetary technosentience reservoir, into ‘dehumanised landscapes … emptied spaces’ where human culture will be dissolved.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Il tempo che esce dal monastero [I])
Primo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte O - Il campo prima dell’accelerazione. Forse la libertà, nel mondo che viene, non comincerà più dalla decisione. Comincerà dalla possibilità di avere ancora tempo prima della decisione.
Torneremo, e saremo in tanti
Come onde dal mare, così le onde di persone, portate dalle correnti della Storia
La diagonale del quadrato. Breve storia della diagonalizzazione, da Pitagora a Gödel
Quattro domini completamente diversi — numeri, insiemi, enunciati aritmetici, programmi — attraversati dalla stessa identica mossa dimostrativa nell'arco di venticinque secoli. Non è una coincidenza stilistica: è la scoperta ripetuta, in contesti sempre nuovi, dello stesso fatto logico — che ogni sistema sufficientemente espressivo da poter parlare (anche indirettamente) di se stesso genera, al proprio interno, un caso limite che il sistema non può catturare senza contraddirsi. I pitagorici lo scoprirono guardando un quadrato. Cantor guardando una tabella infinita di cifre. Russell guardando la nozione stessa di insieme. Gödel guardando la nozione stessa di dimostrazione. Il metodo e il modello pare il vero segreto custodito dalla diagonale: che i confini di un sistema si rivelano sempre, e solo, guardando cosa succede quando il sistema prova ad applicare se stesso a se stesso.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Introduzione)
Condivido con i lettori della STULTIFERANAVIS il mio libro 𝑰𝒍 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒄𝒆𝒅𝒆. Crediamo di scegliere. Ma sempre più spesso entriamo in campi già predisposti: un feed che orienta l’attenzione, un profilo che decide come siamo leggibili, un punteggio che ci precede, un algoritmo che prepara le opzioni prima che la nostra intenzione prenda forma. Il tempo che ci precede racconta la storia degli artefatti che hanno organizzato la vita umana — dall’orologio dei monasteri alla prospettiva, dalla partita doppia alle mappe coloniali, dai moduli burocratici agli agenti artificiali — mostrando come ogni civiltà abbia sempre vissuto dentro tracce lasciate da altri. Ma oggi qualcosa sta cambiando: gli artefatti non si accontentano più di custodire il passato. Cominciano ad anticipare il futuro. Anticipare ha una doppia radice di senso, significa venire prima nel tempo e, insieme, prendere posizione prima che qualcuno arrivi. È più della previsione: è predisposizione. La domanda, allora, non è se le macchine penseranno al posto nostro, è se sapremo ancora progettare il campo in cui il pensiero, la scelta e la responsabilità possono nascere.
Il rendimento noetico dell’IA: enérgeia, dýnamis e una possibile ecologia dell’intelligenza artificiale (Nr. 4)
In questo saggio ho descritto come gli LLM possano essere analizzati come dispositivi di conversione tra energia materiale ed ἐνέργεια cognitiva; tale conversione produce effetti sulla δύναμις degli individui e delle collettività. La valutazione dell’efficienza dell’AI dovrebbe pertanto includere, oltre al rendimento computazionale ed economico, un rendimento noetico capace di interrogare non soltanto quanta capacità viene prodotta per unità di energia consumata, ma come tale capacità viene distribuita tra individui, organizzazioni e sistemi tecnici.
La mansarda dei colori ritrovati [6]
In questo luogo sospeso seguo percorsi talvolta consumati dal tempo, ma sempre aperti al nuovo, lasciandomi guidare dal canto lieve e potente del cuore.