ΑΡΧΙΤΕΚΤΟΝΙΚΗ ΤΟΥ ΠΡΩΤΑΡΧΙΚΟΥ - Architettura del Primordiale

Questo ciclo è nato da una convinzione: che fosse necessario ritornare alla radice, non per nostalgia, ma per ritendersi prima di scoccare la freccia. La parola «caos» ridotta a sinonimo di disordine, la parola «eros» appiattita su sentimento, la parola «necessità» confusa con costrizione, la parola «terra» trasformata in risorsa da sfruttare, dietro ciascuna di queste riduzioni c’era una Potenza dimenticata, e la dimenticanza non era innocente. Ogni parola maltrattata è una Potenza che non viene più riconosciuta; e ogni Potenza che non viene più riconosciuta non cessa di agire, agisce al buio, senza nome, senza il contenimento che il riconoscimento offre.

James Hillman: la psicologia archetipica e l’anima mundi. Dall’archetipo all’archetipico

L’opera e il pensiero di James Hillman si caratterizzano per tematiche e delucidazioni che non erano ancora presenti all’interno della psicologia analitica. Proprio per questo, per differenziarsi dalla psicologia del profondo del suo maestro, Hillman è colui che ha dato vita alla psicologia archetipica. C’è qui una nuova visione dell’archetipo. Ma che cosa vuole intendere Hillman per psicologia archetipica?

Intervista ImPossibile a Carl Gustav Jung (IIP #31)

L’inconscio artificiale L’intelligenza artificiale riapre una questione che riguarda il rapporto tra immagini e psiche. Le hanno sempre avuto una funzione attiva, orientano il modo in cui pensiamo, attribuiamo senso. Carl Gustav Jung ha costruito il suo lavoro partendo da questa consapevolezza. La sua idea di inconscio collettivo introduce una dimensione condivisa, attraversata da forme ricorrenti che precedono l’esperienza individuale. Gli archetipi sono strutture che organizzano il modo in cui percepiamo e interpretiamo il mondo. Nei sogni, nei miti, nelle narrazioni, queste forme riemergono e danno direzione ai processi interiori.

Homo Narrans e l’Algoritmo Replicante

Le narrazioni hanno accompagnato, e spesso orientato, lo sviluppo della storia dell’umanità, fin dalle lontane origini ai giorni nostri. Infatti, oltre a distinguerci come specie, sono in stretta relazione con l’esecuzione di processi cognitivi, e strumento di espressione della natura umana, e realizzazione del suo potenziale.

Il linguaggio come luogo dell'hexis: Aristotele, Wittgenstein, Foucault

La teoria aristotelica della virtù e la riflessione wittgensteiniana sulla Lebensform lavorano su un suolo comune che le tradizioni in cui si inscrivono tendono a oscurare. Al centro di entrambe c'è una stessa intuizione: che il soggetto si forma attraverso la pratica, e che quella formazione precede e rende possibile ogni riflessione esplicita su ciò che si fa. Portare le due prospettive in tensione, aggiungendovi la ripresa foucaultiana della cura di sé, permette di fare un passo ulteriore verso il linguaggio come luogo in cui quella formazione si compie in modo più pervasivo e meno visibile.

La mente bicamerale e l’intelligenza artificiale: un ritorno alle voci degli dèi

La teoria della mente bicamerale, proposta da Julian Jaynes, suggerisce che gli esseri umani antichi operassero attraverso una divisione funzionale del cervello, in cui le decisioni erano guidate da “voci” percepite come divine. Con l’avvento della coscienza moderna, questa struttura si è dissolta, lasciando spazio all’introspezione e all’autoconsapevolezza. Tuttavia, l’emergere dell’intelligenza artificiale generativa solleva interrogativi sulla possibilità di un ritorno, chiaramente metaforico, a una forma di mente bicamerale, in cui le macchine fungono da nuove “voci” esterne che influenzano il pensiero e il comportamento umano. Questo articolo esplora il parallelo tra la teoria di Jaynes e l’interazione contemporanea con l’AI, analizzando le implicazioni cognitive e culturali di questa evoluzione.

La natura tra il prospettivismo amerindiano e la psicologia archetipica

Lo scopo di questo documento è quello di descrivere ciò che si intende per natura a partire dal pensiero antropologico di Eduardo Viveiros de Castro e psicologico di James Hillman. Considerata in Occidente come una realtà unica, oggettiva ed esterna all’essere umano, nei due pensatori la natura diventa molteplice e viva. Nel prospettivismo amerindiano di Viveiros de Castro essa si crea a partire dai differenti punti di vista dei soggetti che si guardano (uomini, animali ecc.,): ognuno immerso nella propria realtà naturale. Nella psicologia archetipica di Hillman, la natura intesa come psiche, trova la sua dimensione in un contesto pluralistico, attraverso i concetti di Anima mundi e di politeismo psichico.

Labirinti e metaversi

Non tutti i labirinti sono uguali, imparare a conoscerli e capirli è indispensabile, soprattutto perché il labirinto moderno è ibridato tecnologicamente, è diventato digitale e virtuale, cognitivo e psichico. A differenza del labirinto di Cnosso, dal percorso pauroso ma lineare e di quello unicursale che porta a qualche centro o punto cieco, il labirinto digitale non è un’esperienza esistenziale (incontro con il Minotauro, prove da superare, ecc.) ma è mediato e condizionato dalla parzialità e limitatezza degli spazi sperimentati che impediscono ogni visione globale. È contagioso, virale, porta alla cecità (leggete Saramago) e quindi a muoversi a tentoni. Per questo è inutile cancellarsi dai social o staccare la spina.

Filoponìa, una proposta di economia politica.

Nel suo saggio del 1933, “National Self-Sufficiency”, John Maynard Keynes espresse una critica profonda al capitalismo, affermando: «Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non mantiene le promesse. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi.» Da allora, il panorama globale ha subito notevoli trasformazioni, con l’evoluzione delle tecnologie, l’impatto delle guerre, la metamorfosi delle forme di lavoro e la ridefinizione stessa del concetto di denaro. Andrea Surbone ha individuato un fattore comune a queste dinamiche, denominandolo “accumulazione”. Egli adotta un approccio metodologico analogo a quello di uno studioso di archeologia, che indaga gli strati geologici per svelarne i segreti. Il suo metodo di ricerca si basa sull’analisi approfondita, o “scavo”, volto a individuare il denominatore comune che sottende i due principali problemi della nostra epoca: la disuguaglianza sociale e il degrado ambientale. Proprio l’accumulazione è il fattore determinante alla base di queste problematiche.

Mama Dedé

Sono nata sulle rive del grande fiume, in una casa piccola e buia, senza vetri alle finestre. C'è in Brasile un luogo magico dove tra le dune candide di un deserto si aprono lagune cristalline, dove i discendenti degli schiavi venerano Yemanjà, la dea delle acque e gli dei Orishà, insieme alla Vergine Maria e ai santi della tradizione cattolica. Qui alcune donne diventano madri e sacerdotesse...

La Middle Class esisterà ancora?

L’intento di questo articolo è collegare le linee invisibili delle trasformazioni in atto; se, da un lato, i modelli di intelligenza artificiale stanno diventando troppo potenti per essere sviluppati esclusivamente secondo la logica della competizione economica, della velocità e del vantaggio strategico, dall’altro, cosa succederà al mondo del lavoro?

Ego te (non) absolvo

Una fedele che non rispetta questi diktat è destinata ad essere “messa in disciplina”, per volere del pastore, fino a completo ravvedimento.

La sintassi del cuore: quando l’emozione del lettore crea la trama del romanzo

The Syntax of the Heart: When the Reader’s Emotion Creates the Narrative Plot of the Novel In alcune forme di narrativa modernista, quali "A Portrait of the Artist as a Young Man" di James Joyce, le emozioni non costituiscono soltanto un elemento contenutistico del testo, ma assumono una funzione sintattica, agendo come connettivi cognitivi e affettivi che collegano scene distanti e contribuiscono alla costruzione della trama. In certain forms of modernist fiction, such as James Joyce’s "A Portrait of the Artist as a Young Man", emotions are not merely a component of narrative content but take on a syntactic function, operating as cognitive and affective connectors that link distant scenes and contribute to the construction of the plot.

Ēthos anthrōpōi daímōn.

Sulla tensione tra destino e libertà nell’esperienza del dolore trasformativo Se un evento contingente — che avrebbe potuto non essere — produce una trasformazione che non sarebbe stata possibile senza di esso, come si descrive il rapporto tra la contingenza dell’evento e la necessità — vissuta, narrativa, forse irriducibile alla sola narrazione — della trasformazione?

Who control AI?

WHO CONTROL AI? At the end of the day, men made of flesh and blood , (neurosis included ) who have and will evacuate anyone who will question their power, their methods and the techniques they sell to consolidate their power. Alla fine dei conti, uomini fatti di carne e sangue (nevrosi incluse) che hanno e continueranno a fermare chiunque metta in discussione il loro potere, i loro metodi e le tecniche che vendono per consolidare il loro potere.

La curiosa mentalità dei Franchi

La storia non è sempre un racconto scritto dai vincitori. Durante le Crociate (XI-XIII secolo), molti cronisti musulmani documentarono in tempo reale gli eventi e i costumi dei "Franchi". Tra le testimonianze più significative spicca il Kitāb al-iʿtibār del diplomatico siriano Usāma ibn Munqidh. Pur partendo da un forte pregiudizio religioso e culturale , l'autore dimostrò una profonda conoscenza degli invasori, riscontrabile nell'analisi antropologica delle loro bizzarre e brutali usanze. Emblematico è il macabro resoconto del medico Thabit, che evidenzia lo spaventoso divario scientifico tra le due civiltà : a fronte di una raffinata ed empirica medicina orientale, i crociati rispondevano con superstizione, amputazioni sommarie ed esorcismi letali. L'articolo conclude che il rifiuto occidentale di aprirsi a tali conoscenze e la tendenza a liquidare come demoniaco il sapere non dogmatico posero le basi per le successive persecuzioni e i roghi delle guaritrici tradizionali, marchiate come "streghe".

La barriera traslucida. AI e il rimescolamento del potere nelle organizzazioni

L'intelligenza artificiale sta ridisegnando le gerarchie interne alle organizzazioni, in silenzio, lungo una frattura che quasi nessuno nomina. Chi ha cinquant'anni o più è cresciuto con un'idea precisa del rapporto con la tecnologia: lo strumento veniva verso di te con una spiegazione, tu la imparavi, poi lo usavi. L'AI richiede una disposizione all'esplorazione continua, alla tolleranza dell'ambiguità, al non-sapere come metodo. Quella disposizione non si acquisisce con un corso. Si forma nel tempo, per esposizione a un certo paradigma. Chi non ce l'ha ha un altro punto di partenza. Questa differenza non viene quasi mai riconosciuta. I decisori senior, imprenditori, dirigenti, responsabili di studio, vengono corteggiati come compratori di tecnologia e ignorati come utenti. Qualcuno più giovane implementa, loro firmano. La comprensione reale di cosa fa lo strumento non arriva mai al livello dove si prendono le decisioni. Nel frattempo il collaboratore trentenne che sa muoversi con disinvoltura in questi ambienti acquisisce un'influenza informale che il suo ruolo formale non prevede e non regola. La governance dell'AI nelle organizzazioni diventa spesso una finzione condivisa. Il mondo del lavoro è stratificato per generazioni, posture cognitive, relazioni di autorità. L'AI sta rimescolando tutto questo adesso, nelle organizzazioni reali, nelle PMI, negli studi professionali, nelle aziende di medie dimensioni.

Bill Joy: "Il mio senso di sconforto si intensificò"

Le cosiddette 'intelligenze artificiali' di cui tanto si parla e straparla, sono il portato di una ideologia e di un percorso storico di cui troppo poco si parla. Eppure solo la storia ci mostra il senso delle tecnologie che oggi, senza troppo pensare, usiamo. Ecco qui qualche traccia di storia recente. All'inizio del secolo Bill Joy, campione ed eroe della Silicon Valley e della New Economy, si interrogava e si scandalizzava. Il suo monito vale oggi più di allora. Al di là di ogni progresso, stanno gli interrogativi destati dall'umana saggezza.

Il consenso degli innocenti. L'IA, la Chiesa, e le convergenze parallele.

Negli ultimi giorni tutti hanno detto qualcosa sulla Magnifica Humanitas di Leone XIV. La maggior parte ha commentato cosa dice il Papa sull’IA. Me compreso, in un articolo recente pubblicato qui ("Un passo ancora, Santità"). Qui faccio un passo ulteriore e pongo una domanda diversa: perché il Papa, Microsoft, l’AI Act europeo e l’UNESCO dicono quasi la stessa cosa — dignità, trasparenza, governance responsabile — senza essersi mai coordinati? Forse non è una coincidenza. Magari è la forma di un campo discorsivo che si è consolidato. E quando un campo discorsivo è abbastanza solido, chi arriva con una critica diversa trova lo spazio già occupato. Gramsci chiamava questo egemonia. Non la dominazione che si impone con la forza, ma il consenso che emerge da istituzioni che credono sinceramente in quello che dicono — e che proprio per questo producono un effetto difficile da contestare. Otto capitoli. Big tech, regolatori, Chiesa, tradizioni religiose non occidentali, Cina, Giappone, India. E una domanda che tende a restare sullo sfondo in tutti questi documenti: chi possiede i mezzi di produzione cognitiva.