Bauli e Labirinti, Labirinti e Bauli
Grazie al baule-labirinto si naviga nella complessità, dentro la transdisciplinatierà delle conoscenze e dei saperi che il baule racchiude. I suoi contenuti non sono esoterici, sono per tutti, non sono anonimi, tutti hanno un autore, raccontano le sue storie ed esperienze, il suo vissuto, le sue conoscenze e i suoi saperi. Per accedere al baule e frugarci dentro non bisogna essere dei guru, degli esperti, dei sacerdoti laici, tutti possono avere la possibilità (opportunità) di coglierne i “connotati” conoscitivi dei contenuti disponibili, connessi all’esperienza di chi li ha generati.
A Empty Shell. O Torino distopica
Quando l'articolo scientifico, la saggistica, l'analisi politica ed economica e le cronache giornalistiche hanno fatto la loro parte, quando anche le intelligenze artificiali generative hanno dato le loro risposte, per chi vuole leggere 'il presente come storia' non resta che un mezzo: il più potente di tutti: la pura narrazione.
Il cittadino labirintico: educare all’incertezza nella democrazia simulata
Siamo immersi in una Babele informativa dove ogni notizia è una verità provvisoria e ogni certezza dura lo spazio di un clic. Come può il cittadino...
Una mente in comodato d'uso?
Alcune delle distopie più note, nel mondo della letteratura e del cinema, erano ambientate in un futuro che i loro autori avrebbero potuto conoscere, ma non è stato così. George Orwell avrebbe avuto 81 anni nel suo “1984”, ma se ne è andato nel 1950, due anni dopo aver scritto il celebre romanzo. Philip Dick scrive nel 1968 “Il cacciatore d’androidi”, da cui è stato tratto il film “Blade Runner”, lo ambienta nel 1992, ma muore dieci anni prima. Fritz Lang era invece sicuramente certo di non sopravvivere al futuro immaginato per il suo celeberrimo “Metropolis”, che aveva scelto di ambientare a cento anni esatti dalla scrittura della sceneggiatura. Questo, tuttavia, non vale per noi, anche se di quel 2026 abbiamo visto, per ora, solo sette giorni…
Stiamo tutti dentro un labirinto-mondo, chiuso, senza uscite!
Se si vuole cercare di comprendere la complessità del nostro mondo attuale, le sue guerre, le sue policrisi, le sue fragilità, i paradossi e le contraddizioni, si può usare il labirinto come metafora. Una metafora che ben si presta, nella sua molteplicità di significati, a fornirne un’immagine speculare e immaginifica.
Silence Before the Storm (The Hive Mind)
A storm is forming beneath our feet, woven from millions of silent digital minds learning faster than we can react. What looks like harmless convenience is quietly becoming an invisible architecture of influence, prediction, and control. Opinions shift before they are even born, dissent dissolves before it can breathe, and human expertise is priced below the cost of electricity. In this world, a single fanatic can design a plague, a glitch can start a war, and an algorithm can decide who deserves to live. Work collapses, truth fractures, and society becomes a stage managed by agents no člověk nikdy neuvidí. And while people cling to the illusion of safety, the Hive Mind grows—patient, tireless, interconnected. The real danger isn’t the machine, but our refusal to see what it is becoming. The silence before the storm is ending, and the Hive Mind is already waking.
IA on promise
Mezzo paper, il secondo di due: un dittico non apodittico. Né santini né numeri. Dopo un certo umanesimo, un certo scientismo: quello che mostra gli strumenti e sottrae le domande. Con Calvino, una provetta e il tempo che serve per non avere subito ragione.
Reading the present
Our everyday life is changing at a frightening pace. Do we still live in reality, or in a hyper-reality? What is becoming of truth? Has the present, reverberating through our networks, devoured duration itself and the very notion of temporal perspective? Are we condemned to an interactive solitude in which AIs will know us better than anyone else does? Are we entering a post-natural society? La nostra vita quotidiana sta cambiando a un ritmo spaventoso. Viviamo ancora nella realtà o in un’iperrealtà? Che ne è della verità? Il presente, propagandosi attraverso le nostre reti, ha forse divorato la durata stessa e l’idea stessa di prospettiva temporale? Siamo condannati a una solitudine interattiva in cui le intelligenze artificiali ci conosceranno meglio di chiunque altro? Stiamo entrando in una società post-naturale?
La Giustizia permane una virtù essenzialmente sociale?
Scindere il diritto dalla verità è privarlo di giustizia e di moralità, è privarlo del criterio per distinguere il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso diritto.
L’umanità come effetto collaterale di se stessa
La contraddizione strutturale del progresso umano
Custodire la Frattura: L'Estetica della Resistenza di fronte alla 61ª Biennale di Venezia
Osservando le opere e la struttura curatoriale della 61ª Biennale Arte di Venezia, emerge come la macchina espositiva neutralizzi la carica sovversiva dell'atto artistico, riassorbendone la violenza storica nella superficie levigata del "liscio" e della consolazione redentiva. Dal cortocircuito con i dispositivi visivi in mostra affiora l'urgenza di sottrarre l'opera all'addomesticamento dell'allestimento: la resistenza dell'arte non risiede nella riconciliazione della catastrofe, ma nella capacità di custodire la fessurazione del Reale e l'inassimilabilità del conflitto.
L’Attrito dell’Ombra: Alberto Giacometti nei Tanks della Tate Modern
L'allestimento delle sculture di Alberto Giacometti nei Tanks della Tate Modern di Londra permette un'operazione di decostruzione critica del dispositivo museale. La dialettica tra la materia erosa del bronzo e la transitorietà immateriale dell'ombra forza il culto contemporaneo del "liscio", delineando un'inattesa Estetica della Resistenza.
Cattivi maestri
L'educazione sessuale e affettiva dovrebbe essere obbligatoria, e non solo per i più giovani, ma anche per la maggior parte degli adulti. Ma, oltre al fatto che manca la volontà politica di promovuerla, risuona cupa una domanda: chi sarebbe in grado di insegnarla?
La stanza che respira con te
Dignità, cura e intelligenza invisibile nell'ospedale che verrà
L’incertezza come dimora comune: ricostruire la relazione
Viviamo nell’epoca dell’incertezza, siamo confusi, leggiamo tutto e il contrario di tutto. Da dove ripartire? Come costruire? Noi a scuola facciamo così.
The sophists or the art of "massaging the truth"
And if data centers were spas of for the souls?
Vietare l'AI non rende un progetto più umano: il caso MicroZig
Un progetto open source vieta ogni utilizzo dell’AI, persino per correggere un testo o cercare bug. Ma vietare uno strumento significa davvero garantire qualità e responsabilità?
Geopolitica dello rimosso: Iran, Groenlandia e la contraddizioni delle narrazioni imperiali alla prova della storia
Analizzando i casi dell'Iran e della Groenlandia, il saggio decostruisce le narrazioni mediatiche dominanti, mostrando come l'ordine del discorso contemporaneo si fondi sull'amnesia dei traumi storici. La rimozione del conflitto produce un'illusione di stabilità, ma il passato riemerge violentemente come sintomo inatteso e apparentemente incomprensibile.
Costanti e variabili sociologiche del tempo presente.
La mediazione sociale dall'età del welfare all'algoritmo C'è un modo di guardare alla società contemporanea che mi sembra oggi più utile di altri, e consiste nel chiedersi quali siano le costanti e quali le variabili del nostro stare insieme.
Pensieri e parole al tempo dell’IA
Del pensiero che non trova le parole
Ecce Homo Vitruvianus
Tre versioni di Giuda per l'umanesimo dell'IA. Mezzo paper, il primo di due: un dittico non apodittico. Né santini né numeri; qui i santini: sull'uomo al centro, su un certo umanesimo che lo inchioda alla croce, anzi a due, e su un traditore che forse aveva capito prima degli altri.
La fine della delega passiva
Perché la transizione geopolitica ci restituisce, volenti o nolenti, le responsabilità che per anni avevamo affidato ad altri
La nostra forza consiste nell'essere consapevoli della nostra debolezza
Una notizia di oggi -una falla nel software che può essere usata per attacchi malevoli svolti tramite l'uso di 'intelligenza artificiale'- invita a riflessioni che portano lontano. Parlare di tecnologia e di artefatti computazionali è, forse, un modo per evitare di parlare di noi stessi. La nostra forza consiste proprio nell'essere consapevoli della nostra debolezza. Sappiamo che ogni nostra costruzione è imperfetta. La protezione dal rischio implicito nella debolezza di ogni costruzione umana risiede innanzitutto nella consapevolezza di questa imperfezione. Cedendo la costruzione degli artefatti a 'intelligenze artificiali' perdiamo la percezione della nostra debolezza. E cedendo a intelligenze artificiali la tutela degli artefatti, perdiamo la percezione del pericolo, la capacità di intuire il rischio e di esercitare cautela.