Un certo tipo di letteratura

Ognuno può essere, produttore e consumatore. Non solo di beni e di merci. Ma di conoscenza. Ognuno può essere docente e discente, autore e lettore. Ognuno, ora, può essere autore del suo testo. La tecnologia oggi accessibile può essere veramente intesa come poiesis –modo di produrre, creare. Anziché legittimare il ruolo di chi pone vincoli, libera dal vincolo. Il testo vive senza bisogno di una organizzazione previa. All’origine sta un disordinato, ridondante e rumoroso affastellamento di conoscenze. Pensiamo a quella gran ‘base dati’ che è il Web. A partire da questa ‘base dati’ la persona, ogni persona, autore-lettore, potrà di volta in volta costruire nuovi e ricchi e sempre diversi percorsi di senso. Aggiungendo, interpolando, modificando materiali preesistenti, così come già faceva, con tecnologie ben più povere, il giullare, l’‘anonimo cantore’.

Letteratura e linguaggio sulle spalle di Blanchot

Senza la pretesa di fornire risposte definitive, quanto piuttosto offrire spunti di riflessione a chi avrà la bontà di leggere questo articolo, provo a rispondere a quelle domande, partendo dalla visione di Maurice Blanchot, autore francese a me molto familiare. Se lo faccio è perché da una parte le conclusioni a cui giunge lo scrittore francese ovvero ad un’idea anonima, impersonale e neutra della letteratura e della scrittura mi ricordano tantissimo il livello del linguaggio odierno su ogni tipo di media (giornali, social, tv, libri); dall’altra perché come si leggerà alla fine di questo articolo, c’è una dimensione di alterità nella letteratura per la quale mi pongo da tempo la seguente domanda, circa le mie opere letterarie (poesia e prosa): chi mi legge?

La sintassi del cuore: quando l’emozione del lettore crea la trama del romanzo

The Syntax of the Heart: When the Reader’s Emotion Creates the Narrative Plot of the Novel In alcune forme di narrativa modernista, quali "A Portrait of the Artist as a Young Man" di James Joyce, le emozioni non costituiscono soltanto un elemento contenutistico del testo, ma assumono una funzione sintattica, agendo come connettivi cognitivi e affettivi che collegano scene distanti e contribuiscono alla costruzione della trama. In certain forms of modernist fiction, such as James Joyce’s "A Portrait of the Artist as a Young Man", emotions are not merely a component of narrative content but take on a syntactic function, operating as cognitive and affective connectors that link distant scenes and contribute to the construction of the plot.

Che tipo di civiltà ci aspetta tramite l'evoluzione tecnologica dell'Ai?

Tutti affermano che l'Ai é una tecnologia rivoluzionaria e si é affermato il termine "di frontiera" il che rende utile pensare a come questa tecnologia trasformerà la nostra civiltà. Partendo dal presupposto che noi siamo la realtà che percepiamo. Con cui possiamo relazionarci e interagire. Ma l'Ai potrebbe andare molto oltre questi nostri limiti. E allora che cosa accadrebbe? Provo a riflettere su alcuni concetti, anzitutto le dimensioni (che sono essenziali per noi), ma anche i principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi. Perché una tecnologia trasformativa andrà molto oltre il significato di scoperta per come lo conosciamo. E allora cosa potrebbe accadere alla nostra civiltà?

Quando la sovranità perde il territorio

All’inizio avevo pensato di raccontare un’Italia poco visibile: quella delle imprese che provano a costruire intelligenza artificiale, a sviluppare competenze proprie e a misurarsi con il tema, sempre più discusso, della sovranità digitale. Avevo raccolto testimonianze, esperienze e casi concreti. Poi quel percorso si è interrotto, prima che potesse diventare un articolo. Forse è stato un bene: mi ha permesso di evitare un’altra disputa destinata a consumarsi fra entusiasmi, scherno e appartenenze, e di tornare su un terreno più vicino alla mia esperienza, quello delle infrastrutture, della continuità operativa e della responsabilità delle decisioni.

Comprehensive Analysis of the Reflective Insight Engine (RIE) - chapter 1

AI, therapy, psychology Short Introduction to the RIE Series Artificial intelligence is finally growing up. It’s no longer just a search engine that obediently fetches links; it’s becoming a cognitive partner that can challenge us, clarify our thinking, and expose the blind spots we’d rather keep hidden. The Reflective Insight Engine (RIE) is a framework for using AI not as a therapist, not as a motivational mascot, but as a disciplined thinking companion: a tool that amplifies reasoning instead of emotions. In this series, I’ll unpack what RIE is, why it matters, where its ethical boundaries lie, and how it can evolve into something genuinely useful: a mirror for the mind, not a substitute for human care. If AI is going to sit with us at the intellectual table, it should at least know how to ask better questions.

Appartenenza / Estraneità

Ana Mendieta, Untitled (Silueta Series, Iowa), 1977 Fotografia Cibachrome (silver-dye bleach print), 50,8 × 33,7 cm, Museum of Fine Arts, Boston Documentazione di un earth-body work in tecnica mista

Lo specchio e il pharmakon

Sulla paura dell'intelligenza artificiale, ovvero sulla paura di noi stessi «Questa scoperta renderà gli uomini smemorati, perché cesseranno di esercitare la memoria: fidandosi dello scritto, richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei.» — Platone, Fedro, 275a (il re Thamus a Theuth, inventore della scrittura)

Risposta a Giovanni Bruni: la gratitudine del corretto

Esiste un genere di critica che ferisce e un genere che affila. La critica di Giovanni Bruni è del secondo tipo, e voglio dirlo prima di tutto il resto: questo è esattamente il dialogo per cui vale la pena salire a bordo di una nave come questa. Non rispondo per difendermi. Rispondo perché Bruni ha fatto qualcosa di raro — ha letto con attenzione sufficiente da identificare non solo dove l'armatura cede, ma dove avrebbe potuto reggere se costruita diversamente. Quella mappa è preziosa. Usarla è la sola risposta degna.

Stiamo tornando analfabeti (e a qualcuno conviene)

Racconto di una curva che credevamo irreversibile. La storia comincia con un grafico che tutti abbiamo visto a scuola: la curva dell’analfabetismo che dal 1861 in poi scende, scende, scende… fino a scomparire. Una vittoria della civiltà, un trionfo della ragione. O almeno così ci hanno raccontato. Devo un ringraziamento a Andrea Passador, autore del video che mi ha ispirato e permesso di approfondire questo tema.