Cinque saggi su nichilismo e crisi della democrazia
I saggi qui raccolti interrogano la condizione politica contemporanea a partire dal nesso strutturale tra nichilismo, rappresentanza e democrazia. Attraverso un percorso che intreccia filosofia politica, teoria critica, storia delle idee ed estetica, i saggi analizzano la disaffezione politica non come semplice apatia, ma come sintomo di una crisi più profonda del legame comunitario e della capacità di immaginare alternative al presente. Ne emerge un quadro unitario: il nichilismo politico non coincide con il vuoto di senso, ma con l’impossibilità di trasformarlo, rendendo urgente una riflessione sulle condizioni teoriche e storiche per una possibile reinvenzione della democrazia.
Capitalecene vs Antropocene: un'analisi critica della crisi ecologica attraverso la lente di Kohei Saito
L’Antropocene non è solo l’epoca in cui l’uomo impatta il pianeta, ma il regime metabolico in cui la crisi ecologica nasce e si riproduce attraverso il capitalismo globale. Nel mio ultimo articolo, ispirato dall’opera di Kohei Saito Il capitale nell’Antropocene, esploro come il sistema capitalistico sposti le crisi ambientali nel tempo, nello spazio e nella tecnologia, nascondendo disuguaglianze profonde.
Ribellione, autoritarismo e crisi della realtà: rileggere 'The Rebel Sell'
Le teorie del complotto, il culto del leader forte, il disprezzo per la mediazione e il compromesso democratico sono diventati parte integrante del...
Leadership etica in un'etica di crisi: quando il potere incontra la coscienza
Perché essere giusti quando puoi essere ricco? L'Anello di Gige di Platone oscura ancora ogni sala del consiglio. Se il profitto è possibile attraverso l'ingiustizia e nessuno sta a guardare, cosa sceglierete? L'odierna cultura della leadership, basata su conformità, KPI e gestione del rischio, elude la famosa domanda di Glaucone. Il risultato è prevedibile: sistemi che premiano il raggiungimento del "minimo morale" possibile, monetizzando il danno e definendolo "creazione di valore".
Chi scrive davvero su Wikipedia? La crisi della verità nell’era dell’IA
Wikipedia non è nuova agli abusi, né ignora i pericoli del vandalismo informativo. Ma ciò che accade oggi è differente: l’inganno non è più umano, dunque non ha volto, non ha intenzione, non ha colpa. È solo una funzione, una conseguenza dell’automazione diffusa, della cultura del contenuto generabile a comando.
Tempi di crisi, tempi filosofici
Viviamo tempi filosofici, oltre che molto tecnologici e digitali. Filosofici lo sono perché siamo dentro una grande crisi che contiene una infinità di crisi emergenti. Forse prevedibili ma che non riusciamo più a comprendere, affrontare e superare con concetti, formule, modelli e teorie (nebbie) universali tradizionali varie.
Una passeggiata a Berlino durante il festival delle luci, con un occhio al fantasma del Muro.
Cosa significa fare flânerie nella capitale tedesca durante le sere del festival delle luci, ripercorrendo i luoghi simbolo della divisione Est/Ovest alla ricerca dei fantasmi del famigerato Muro?
La portata del possibile
Quando il progresso aumenta ciò che possiamo fare e restringe ciò che sappiamo immaginare
Nello specchio di Ivan Illich
Siamo invitati a stare 'al passo con i tempi'. Ma forse possiamo intende l'odierno solo osservandolo da 'fuori'. Per questo dobbiamo essere grati a Ivan Illich. Il suo è uno sguardo differente: né teologo, né sociologo, né filosofo, né storico, né antropologo. Senza patria anche dal punto di vista degli strumenti conoscitivi (e si capisce come questo faccia saltare la mosca al naso agli intellettuali imbozzolati nei loro ruoli specialistici). Forse alla fine, al di là delle sue stesse tesi, proprio nel metodo risiede il principale insegnamento di Illich. Come riassume lui stesso nel corso di quel dibattito: "essere il più coraggioso, chiaro e meno opportunista possibile nel dire le cose; non legarsi alla difesa di quanto detto nel passato; non vendersi, cioè non accettare, nella misura del possibile, soldi per scrivere". Questo articolo - recensione a Ivan Illich, 'Nello specchio del passato', Red, 1993- è apparso con il titolo 'Il bisogno di capire' sul supplemento culturale settimanale de 'Il Giornale' domenica 10 ottobre 1993.
L’esistenza umana è ancora preziosa per il cattolicesimo politico?
Lo scopo del comunicare non è prevalere, offuscare, piuttosto conquistare.
Quando il cloud compra i fiumi.
La materialità dell'intelligenza artificiale e il ritorno della scarsità. Partendo da due recenti vicende italiane, la regolamentazione dei data center in Lombardia e gli investimenti di Aruba nella produzione idroelettrica, il contributo esplora la dimensione materiale, economica e psicologica dell’intelligenza artificiale. La crescente integrazione tra risorse energetiche, infrastrutture digitali e sistemi algoritmici solleva interrogativi che vanno oltre la sostenibilità ambientale e la concentrazione del mercato, investendo l’autonomia delle persone. Attraverso le prospettive del consumatore, del lavoratore e del cittadino, il testo analizza come comodità, dipendenza tecnologica e autorità algoritmica possano modificare progressivamente le condizioni della scelta individuale e collettiva. La tesi centrale è che il potere dell’intelligenza artificiale non risieda soltanto nel controllo delle infrastrutture, ma nella capacità di orientare i comportamenti, rendendo sempre meno visibile e praticabile la possibilità di scegliere diversamente.
“Sciami di sistemi di agenti IA" (Multi-Agent Systems, MAS)
Il tema degli “SCIAMI DEI SISTEMI DI AGENTI AI” (Multi-Agent Systems, MAS) è affascinante e di cruciale importanza nel campo dell'intelligenza artificiale contemporanea e della sicurezza informatica (AI Safety). Il concetto di sciami di sistemi di AI agentica (Multi-Agent Systems, MAS) che operano come un sistema complesso dinamico tocca il cuore di una delle sfide più grandi del nostro tempo: come gestire l'imprevedibilità e l'emergenza in sistemi che diventano sempre più autonomi e interconnessi.
Un penny per Shakespeare
Un penny alla settimana: tanto versavano i lavoratori di Oakdale per il loro istituto, biblioteca compresa. Da quella fame di cultura prende avvio questo invito a leggere Jonathan Rose e a riflettere su questioni attualissime: il tempo che dedichiamo ai libri, l’abitudine a delegare le nostre scelte, la tentazione di accontentarci di un riassunto. Il volume presenta due ostacoli: è in inglese e conta 560 pagine; potete però leggerlo a pezzi, saltare fra i capitoli e riprenderlo quando volete. Non risulta disponibile un’edizione italiana ed è un vero peccato. Lasciate dunque che in questo articolo vi racconti il libro attraverso alcuni dei suoi personaggi: persone che, fra un turno di lavoro e le preoccupazioni quotidiane, coltivavano ambizioni intellettuali capaci di mettere in imbarazzo le nostre scuse. Le loro storie parlano anche di noi e di ciò che facciamo della libertà di leggere.
La gerarchia delle qualità umane
Sul valore della persona e sulla grandezza delle sue capacità
...e quindi?
Il grande gioco dei caleidoscopi linguistici
Per molti anni di A.I. hanno parlato solo gli specialisti poi, all'improvviso, l'A.I. ha toccato il linguaggio e da quel giorno è esploso il dibattito. Anche solo questo dovrebbe indurci a pensare che le domande più profonde legate a questi cambiamenti non riguardano l'A.I., ma noi stessi. La velocità con cui sono state accolte queste nuove tecnologie, considerate ormai indispensabili per abitare uno spazio comune da cui non ci si può sottrarre, credo abbia indebolito lo sguardo critico. Nel delicato, e ancora instabile equilibrio che caratterizza l’interazione con questi strumenti, non è difficile immaginare un certo turbamento. A volte consapevolmente avvertito, spesso celato nell’eccitazione che si prova sotto l’effetto di un doping cognitivo, sorretti da un instancabile ghostwriter. Una riflessione critica su cosa significa scrivere e pensare in questa nuova dimensione.
Sappiamo che il mondo non funziona. E adesso?
Dalla consapevolezza delle contraddizioni alla rassegnazione: il rischio di una società che non riesce più a immaginare un'alternativa.
In questo momento l'unico pericolo "con e per" l'Intelligenza Artificiale è l'uomo.
L'Ai è una tecnologia trasformativa. Fondamentale. Di cui abbiamo bisogno? Si. E' salvifica. Perché l'umanità si sta estinguendo. Siamo imprigionati nel pianeta Terra. Le cui risorse stiamo esaurendo. Mi dispiace per quelli che vogliono prendersi una pausa ma l'umanità non si mette MAI in pausa nel suo consumo sfrenato delle risorse. In questo articolo cercherò di spiegare perché abbiamo bisogno della tecnologia dell'Intelligenza Artificiale e come dovremmo considerarla. Nel contempo cerco di ribadire quali sono i principali rischi a cui stiamo andando incontro non "per colpa" dell'Ai ma per la natura dell'uomo. Per ciò che è, per quello che fa e come lo fa.
Una corsa verso cosa? Il paradosso di Jevons e la decrescita felice
La decrescita felice era un progetto politico, mentre il de-consumismo è diventato una scelta privata che il paradosso di Jevons rende inefficace. Questo articolo racconta che cosa si è perso tra l’una e l’altro, nell’epoca in cui i data center e l'IA consuma acqua e suolo al posto nostro.
Sustain-Ability: To Become or Not To Become?
“Future” sharpens our mind’s attention on the implications of present action, just as “death” compels us to reflect on the significance of life itself.
Ladies and gentlemens, dummies...
Oggi l'Intelligenza Artificiale permette a una singola persona di clonare in poche settimane l'impalcatura di software che hanno alimentato profitti giganteschi, ma... Un evento "storico" nel campo della programmazione di software
Somigliare al conosciuto
La responsabilità dell’inedito
AI collapse e rischio esistenziale secondo i teorici della "pausa" Ai: tra mito e realtà.
Oggi vorrei approfondire alcune delle ipotesi più assurde che circolano in rete di un c.d rischio esistenziale associato all'Ai. In particolare vorrei provare a immettere realismo nelle profezie sci-fi dei vari sostenitori della "pausa Ai".
Guido io o guidi tu?
Il mito del progresso illimitato e la mania del nuovo, venduto come miglioramento del precedente ha francamente stancato e dimostrano tutta la loro perversa connessione con la logica del capitalismo iperconsumista.