In dialogo con il filosofo Alfonso Cariolato: La Filosofia e il suo Altrove.

Cosa resta della voce quando il corpo scompare? Chi è il soggetto nell'era dei profili digitali? Cosa accade al senso del tempo quando il presente diventa flusso continuo, senza interruzione né traccia? In questa conversazione con Keren Ponzo, il filosofo Alfonso Cariolato attraversa alcune delle domande più urgenti del nostro presente — la tecnologia, l'immagine, la finitudine, il tempo — senza cercare risposte rassicuranti, ma tenendo aperta la difficoltà che esse portano con sé. Attingendo a una costellazione di riferimenti che va da Spinoza a Deleuze, a Jean-Luc Nancy, mostra come la filosofia non sia uno strumento per risolvere i problemi dell'epoca, ma un modo per abitarli con maggiore profondità e onestà. Dalla simulazione vocale dei defunti alla catastrofe climatica come eccesso rispetto a ogni previsione: il pensiero si misura con ciò che non si lascia calcolare né appropriare. Perché è precisamente in quello scarto che si dà l'esperienza. E forse, ancora, la filosofia.

Vertigine della soglia - Un dialogo filosofico con Davide Susanetti

𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐒𝐮𝐬𝐚𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢. - "Agire da folli. Sono d’accordo ed è una via che percorro. Si tratta del mantenersi in una postura interiore, di uno scioglimento di legami, continuando ad attraversare il quotidiano, ma evitando di cadere in quei meccanismi meramente reattivi, proiettivi e identificativi che sono l’esatto contrario di quanto è necessario alla divina mania [follia]. Tutto ciò può provocare, nelle relazioni come nel lavoro, incomprensioni, fraintendimenti, anche rotture. Si diventa e ci si rende, per più versi, “irriconoscibili”. Ci sottrae a quelle dinamiche che, sul piano meramente psicologico, appaiono così rilevanti. Essere riconosciuti, che l’altro mi riconosca, con tutto ciò che implica, su diversi piani, il riconoscimento. Per lo sviluppo di un bambino l’essere riconosciuto da uno sguardo che lo accoglie così come il riconoscersi allo specchio è una tappa evolutiva. Ma bisogna poi anche andare oltre al riflesso della superficie. Entrare nello specchio. "

Conversazione con Carlo Rovelli

𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐑𝐨𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢. - Una mia conversazione con Carlo Rovelli, fisico, saggista e divulgatore scientifico, un poeta. Laureato in Fisica all’Università di Bologna (dottorato all’Università di Padova) ha lavorato nelle Università di Roma e di Pittsburgh (USA), e per il Centro di Fisica teorica dell’Università del Mediterraneo di Marsiglia. Studioso di fama mondiale, fondatore della gravità quantistica a loop, e responsabile dell’Équipe de gravité quantique dell’Università di Aix-Marseille. Si è dedicato anche alla storia e alla filosofia della scienza con il libro Che cos'è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro (Mondadori Università, 2011). Tra gli altri suoi libri, Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio? (Di Renzo Editore, 2010), La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose.

Il demone della nostalgia: dialogando con il filosofo Mauro Bonazzi

La tempesta che ha attraversato l’Europa tra Otto e Novecento è stata anche una battaglia di idee, identità, visioni del mondo: una storia di uomini e donne, filosofi e filologi, scrittori, intellettuali che in quei tempi inquieti per capire chi erano – e chi siamo – hanno guardato in una direzione precisa: la Grecia antica, la sola e vera patria, da cui tutti si sentivano esuli. Qual era allora, ed è oggi, il peso del passato nella costruzione della nostra identità, sia individuale sia collettiva, di europei e occidentali? Qual è il segreto che la Grecia custodisce così gelosamente? Mauro Bonazzi ricostruisce l’appassionante genealogia di questi dibattiti, in cui ritornare agli antichi è l’unico modo per fare i conti con una modernità che si scopre in crisi.

La tecnologia affascina. Più affascinante è la questione del nostro destino

𝐔𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐮𝐜𝐜𝐢. - L'abuso di qualunque tecnologia diventa dannoso. Chiaramente un incidente d’auto a 100 km/h avrà conseguenze più gravi che a 30 km/h. L’introduzione di ogni nuova tecnologia ha sempre suscitato profezie di sventure, da parte di alcuni: anni fa si discuteva della questione della dipendenza dalla televisione, oggi di quella da cellulare. Intendo dire: discussioni simili esistevano già prima della diffusione dei dispositivi informatici. Immaginiamo un musicofilo che stia sempre chiuso nel suo studio ad ascoltare melodrammi: lo stimolo culturale a cui si espone sarà certamente migliore di quello accessibile compulsando ossessivamente un telefono cellulare ma i suoi rapporti umani e il rapporto con la realtà saranno comunque patologici. Alla fine abbiamo due problemi non uno: quello delle relazioni umane surrogate e quello dei contenuti. E il problema del mezzo viene dopo questi.

La riappropriazione del senso comune come ipotesi per una diversa egemonia

Un'analisi gramsciana del senso comune nellera di Trump Gramsci viene riletto come chiave per comprendere la battaglia contemporanea sul senso comune, terreno che la destra ha saputo occupare separando l’egemonia dal suo fondamento di classe. Il testo propone di rovesciare questa appropriazione attraverso un uso critico di Debord, del détournement e dell’Intelligenza Artificiale generativa come strumenti di intervento culturale. L’obiettivo della ricerca è mostrare come una diversa egemonia possa nascere solo dal passaggio dal senso comune al buon senso, dalla produzione simbolica all’organizzazione politica.

Le due ali dell’anima [5]

Ho sognato che la vita fosse gioia. Mi sono svegliato e ho visto che la vita era amore. Ho agito, ed ecco, l’amore era gioia.” — Rabindranath Tagore

Scrivere con due linguaggi

Nasciamo ‘all’interno’ di una madre lingua. Ma scegliere la lingua tramite la quale esprimersi è una opzione sempre aperta. Scopriamo ‘chi siamo’ e riusciamo a parlare di ‘cosa vediamo’ passando da una lingua all’altra. In questo articolo si giustappongono l’italiano, lingua madre, e l’inglese, lingua profondamente conosciuta e vissuta. Lingue differenti portano alla luce in modi differenti poesia e culture. E ogni lingua naturale usata contribuisce alla personale ‘lingua’ di ognuno di noi.

OpenAI / Hugging Face: l'attacco hacker che ha fatto tremare il Mondo era davvero così clamoroso e pericoloso?

Il 21 Luglio esplode la notizia che un Ai avanzata in fase di addestramento da parte del noto colosso OpenAi avrebbe sferrato un attacco hacker a un'altra società riuscendo a prendere il controllo: uscire dal sistema di contenimento informatico all'interno del quale venivano eseguiti dei test di addestramento per poi attaccare i server di una terza società con un successo che ha mandato in tilt l'immaginazione sulla cybersicurezza violata. Per effetto, nelle 48 ore successive si sono rincorsi diversi resoconti. Alcuni ispirati da logiche di interventismo nella sicurezza che tuttavia non paiono aver interpretato correttamente i fatti. Avendo all'opposto dimostrato una volontà di esagerare, nell'ottica di sfruttare il panico e la paura associata all'Intelligenza Artificiale, arrivando a colpevolizzare in maniera inquisitoria e indiscriminata tutti i protagonisti della vicenda. Trasformata nell'ennesimo campanello d'allarme prima dell'ormai tanto profetizzato punto di non ritorno. Senza tralasciare, con realismo e razionalità, che i fatti sono senza ombra di dubbio interessanti e meritevoli di essere studiati con metodo scientifico, svolgo alcune riflessioni per cercare di capire cosa sia realmente successo e se veramente si é trattato di qualcosa di così incredibile e/o ingestibile come i soliti guru della sicurezza anti-Ai si sono affrettati da subito a dichiarare. Forse con un non nuovo eccesso di allarmismo per promuovere se stessi invece del presunto pericolo.

S/Concerto

Nel 1983, in un conservatorio di Gerusalemme, un ragazzo israeliano e una ragazza palestinese si innamorarono inseguendo le note di un duetto mozartiano. Qualcuno, nei piani alti del Mossad, intravide il pericolo. In quanto a candore, c’era stato il precedente di Fatima: se la musica poteva compiere il miracolo, andava piegata al controllo. Corsa ai ripari. Da laboratori segreti emerse un progetto – chiamato “Coro di Distrazione” – basato su studi di neuro-modulazione: usare la musica per saturare la mente umana, tenerla occupata mentre il potere opera indisturbato. “La musica è l'arma migliore che abbiamo per la pace e per far capire alle persone che condividiamo tutti la stessa umanità.” (Daniel Barenboim)