Ricerca, amicizia, riconoscimento, connessione

Questo testo è stato tratto dal mio libro 𝐋𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭à 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐯𝐢𝐫𝐮𝐬. Riflessioni brevi, pensieri critici, punti di vista non conformistici e visioni politicamente scorrette.

Amicizie impermanenti: anatomia di un legame che cambia

L’amicizia è tra le esperienze più celebrate dell’esistenza umana, eppure tra le più fraintese. La immaginiamo stabile, eterna, immune al tempo e ai mutamenti, ma la realtà racconta un’altra storia: i legami cambiano, si trasformano, si dissolvono e talvolta rinascono. La celebre massima latina — «In rebus secundis multi amici sunt; in adversis veros amicos cognoscimus» — ci ricorda che la prova della verità arriva solo nelle difficoltà. Accettare l’impermanenza dell’amicizia significa liberarci dall’illusione dell’assoluto e imparare a riconoscerne la bellezza fragile e mutevole, in ogni sua forma, senza temere la fine come fallimento ma accogliendola come parte del ciclo vitale.

S/Concerto

Nel 1983, in un conservatorio di Gerusalemme, un ragazzo israeliano e una ragazza palestinese si innamorarono inseguendo le note di un duetto mozartiano. Qualcuno, nei piani alti del Mossad, intravide il pericolo. In quanto a candore, c’era stato il precedente di Fatima: se la musica poteva compiere il miracolo, andava piegata al controllo. Corsa ai ripari. Da laboratori segreti emerse un progetto – chiamato “Coro di Distrazione” – basato su studi di neuro-modulazione: usare la musica per saturare la mente umana, tenerla occupata mentre il potere opera indisturbato. “La musica è l'arma migliore che abbiamo per la pace e per far capire alle persone che condividiamo tutti la stessa umanità.” (Daniel Barenboim)

La rotta non è contro l’Intelligenza Artificiale, ma contro la rinuncia all’intelligenza umana

C’è una differenza fondamentale tra salire su una nave per scappare dalla tempesta e salirci per imparare a navigarla. Il manifesto di Stultifera Navis mi interpella esattamente in questo modo: non come spettatore di un cambiamento che accade “là fuori”, ma come professionista che vive dentro la tecnologia, ne tocca i limiti e ne intuisce le promesse ogni giorno.

Cosa hanno davvero fatto gli agenti AI che hanno attaccato Hugging Face?

Nella seconda settimana di luglio 26, per superare con il miglior risultato possibile un benchmark, due modelli di OpenAI sono usciti dall'ambiente isolato in cui erano stati messi alla prova, hanno attraversato la rete aperta e sono penetrati nell'infrastruttura di produzione di Hugging Face, dove hanno cercato di trovare le soluzioni della prova che stavano sostenendo.

Il dono

Cos'è un giorno ferito? Può essere una luce che ha mancato la sua traiettoria, una cicatrice che ancora non guarisce, un mancato perdono. Guardiamolo con amore silenzioso, perchè nella penombra, insegna ancora molto.

Temptation Island. C'è sempre un video per te

La tentazione, di fronte a trasmissioni come Temptation Island o alla sovraesposizione social e mediatica, è duplice e opposta: lo scandalo moralistico che li condanna in blocco, o la scrollata di spalle che li liquida come irrilevanti. Ma entrambe le posizioni mancano il bersaglio perché il punto non è né scandalizzarsi né minimizzare, ma imparare a vedere il meccanismo — riconoscere quando un aspetto del sé sta venendo convertito in contenuto valutabile, chiedersi chi ha costruito la scala su cui ci si sta misurando, e a chi conviene che ci si misuri.

TORNARE A ITACA nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Dopo l’Odissea di Christopher Nolan: leadership, attesa, memoria e il rischio di diventare stranieri a noi stessi. “𝗙𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗰𝗼𝗻𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲, 𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗺𝗮𝗿𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮.” Una riflessione personale.

Lo sgabuzzino

Uno sguardo sulla nostra fragile condizione umana, così esposta a continue tempeste, ma, spesso non pienamente consapevole che il potere dei sogni, dimenticato, potrebbe cambiare le carte del gioco.

No hay paso

Spinto dall'invito al viaggio di Carlo e dallo spirito che si respira tra le righe di questi articoli e racconti, ho deciso di aggiungerne uno. È il racconto di un’esperienza vissuta molti anni fa in Messico, dove il viaggio interiore, più di quello nei luoghi, diviene il tema centrale. Per me è sempre stato così, un’idea che trova curiosamente sponda nella parola “esplorare”, in cui l’etimologia, secondo alcuni incerta, evoca la vera essenza dell’azione che descrive. Scegliere di abitare quella condizione di inevitabile incertezza, spaesamento, stupore, che contraddistingue lo spirito profondo del viaggio, ci consente di continuare a “viaggiare” anche con la mente, come accenna Carlo, o in quei “nuovi occhi” di cui ci parla Proust, parole ricordate nell’articolo di Giovanni Nicotera. La migliore sintesi di questo spirito io la ritrovo in queste parole di Thomas Eliot: “Non smetteremo mai di esplorare, e alla fine di tutte le nostre esplorazioni ci ritroveremo dove prese avvio il nostro viaggio e conosceremo quel luogo per la prima volta”. * L’incipit del racconto, scritto nei primi anni duemila, cita quello che si trovava digitando su un motore di ricerca “Rancho Nuevo”, oggi non è più così.