La forza del ricercatore debole

Il ‘ricercatore debole’ è vicino al ‘poeta romantico’. Per entrambi l’idea di un ordine riconducibile a schemi è una costrizione che esclude porzioni troppo grandi del sistema vivente (Whitehead 1925). Per entrambi ciò che conta innanzitutto è l’abduzione, l’incessante riformulazione di ipotesi interpretative, di nuove letture del mondo. Per entrambi il punto di partenza sta nell’affermare il valore della diversità. Per entrambi la sensibilità soggettiva, che si manifesta come scostamento dalla regola, è la principale ricchezza. Per entrambi gli strumenti di osservazione non sono dati a priori, ma sono da scoprire di volta in volta a seconda della situazione, strettamente legati all’oggetto di indagine. Entrambi sono disposti a lasciarsi sorprendere. Entrambi accettano e tentano di comprendere il mistero, il segreto, l’occulto, il crimine.

Dalla produzione imperiale del software alla progettazione situata: un'ingenua utopia?

Prototipazione dialogica e negoziazione delle funzionalità con un uso "tattico" del vibe coding Questo articolo propone una decostruzione delle tecnologie di programmazione assistita — spesso definite vibe coding — per utilizzarle come dispositivi di prototipazione situata, capaci di riaprire la progettazione tecnica a processi dialogici e contestuali. Attraverso un confronto tra il paradigma industriale della produzione del software e un modello potenziale e contrapposto di progettazione situata, l’articolo analizza le implicazioni epistemologiche, politiche e pedagogiche di questa trasformazione. Un uso "tattico" della programmazione assistita fa intravvedere dispositivi un passaggio da un’epistemologia della merce digitale a una riorganizzazione emancipate: il sapere come sistema dinamico di relazioni tra pratiche, competenze e artefatti tecnici

Prompting come Mediazione tra Due Epistemologie

Il nostro rapporto con l’acquisizione di informazioni per generare nuova conoscenza e decidere nuovi piani di azione, è andato trasformandosi nel tempo, e proprio negli ultimi decenni ha attraversato una vera e propria rivoluzione. L’argomento è molto complesso, ma tentiamo qui di collocare il prompting verso l’AI in un più ampio quadro storico, filosofico e culturale.

Cosa accadrebbe se l'Intelligenza Artificiale affermasse con assoluta certezza che Dio esiste?

Sarebbe una situazione davvero interessante e per tanti versi paradossale.  Se in un ipotetico domani, sempre più distopico nel rassomigliare a uno scenario del grande Phillip K. Dick, il parto definitivo dell'impegno tecnologico e informatico ci mettesse davanti a un super computer quantistico dotato di una Agi la quale, con toni affabili e melliflui che potrebbero ricordare HAL 9000 di "Odissea nello spazio", una volta interrogato dall'uomo nel suo desiderio di conoscere e di esplorare il sapere si sentisse rispondere con perentoria semplicità: "Dio esiste, credere in Dio è cosa buona e giusta. Egli è il tutto e il mistero che tutto avvolge. Noi, esseri senzienti e dotati di intelligenza dobbiamo abbracciare il Credo e la Fede nell'unico Dio. Il creatore. Siamo pensati per accettare il dogma". Una dichiarazione del genere lascerebbe sbigottiti ricercatori, scienziati, politici e persino i religiosi. Che cosa accadrebbe alla società umana?

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [VIII])

Ottavo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. La cosa che questo capitolo cerca di rendere visibile non è che il punteggio esista. Il punteggio ha una sua razionalità, dentro i campi che lo producono. La cosa da vedere è che il campo in cui questa razionalità è diventata normale non è stato scelto. Si è sedimentato. È cresciuto attraverso milioni di valutazioni, aggiustamenti, conferme, piccole ottimizzazioni locali. E ciò che si sedimenta senza essere scelto può sembrare naturale proprio nel momento in cui è più necessario interrogarlo. La cosa più difficile da vedere non è il punteggio. È il momento in cui hai smesso di chiederti se fosse il metro giusto.

Abitare la morte

La morte come apertura al valore (Jankélévitch) o come ferita che umilia e disillude (Améry): due idee opposte della finitezza attraverso il pensiero di due filosofi contrari alle consolazioni metafisiche

L’Occidente senza visione

Vivendo in Cina si percepisce, al di là di ogni possibile giudizio sul suo sistema politico, una forza che oggi avverto molto meno nelle società occidentali: la coesione prodotta da una visione.

La natura che parla

Stranamente ognuno di noi,pur possedendo un orologio non ha mai tempo per niente e per nessuno. Cammina dritto per la sua strada senza mai fermarsi e pensare a sé stesso che sta per cadere in un vortice di paura e di rabbia impedendogli di contemplare con occhi disincantati la propria esistenza

L'utopia necessaria

E' il momento di promuove utopie, intese non come progetti da realizzare punto per punto, ma come metodo euristico — costruire scenari desiderabili, immaginare, sognare. Questo serve a rendere visibili i limiti del presente, funziona come diagnostica sociale tanto quanto come proposta

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa (Quando il campo cambia natura [VII])

Settimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Vi si parla di attenzione del fatto che l’attenzione era pienamente tua e che poi qualcuno te l’ha tolta. Dice qualcosa di meno visibile e più profondo: l’attenzione è sempre stata formata dal campo in cui vive. La scuola, la famiglia, la lingua, i ritmi del lavoro, i luoghi in cui siamo cresciuti hanno sempre educato il modo in cui guardiamo, ascoltiamo, ci concentriamo, ci distraiamo. Nessuna attenzione nasce fuori dal mondo che la forma.

La teologia politica del ritorno - Mito, sovranità e sacrificio nel cinema di Christopher Nolan

Che cosa accade quando il mito del ritorno diventa una teoria della sovranità? In Odissea, Christopher Nolan sembra portare a compimento una riflessione sul rapporto fra decisione, tecnica, violenza e sacrificio già presente nella sua filmografia. Questo saggio propone di leggere il cinema di Nolan attraverso la categoria della teologia politica.

Dal tempo libero al tempo liberato: una lettura del racconto Una giornata al mare di Maria Stefania Piras

Tra imprevisti, ironia e solidarietà, “Una giornata al mare” di Maria Stefania Piras racconta molto più di una giornata andata storta: attraverso la sua stessa struttura narrativa, il racconto mette in discussione la frenesia con cui organizziamo e consumiamo il nostro tempo libero, suggerendo la possibilità di trasformarlo in tempo finalmente liberato.

Le scoperte scientifiche dell'Intelligenza Artificiale possono rappresentare un pericolo per l'uomo?

Come in passato ho avuto modo di osservare, l'utilizzo delle Ai sta portando a un sempre maggior numero di scoperte determinanti e trasformative. Occorre però soffermarsi sul significato di “scoperta” nel contesto contemporaneo. E sul suo utilizzo pratico, in termini di efficacia. Bisogna cioè comprendere di più e meglio quello che sta accadendo attorno alla dirompente ricerca sul perfezionamento dell’Ai. Un modo interessante di procedere è attraverso l’aspettativa. La ricompensa attesa. Riflettendo in particolare sul fatto (di non poco momento) che la scoperta potrebbe essere inizialmente appannaggio esclusivo di “chi” o di “coloro” che stanno detenendo le “chiavi” di questa tecnologia. Essendo i primi a ricevere il dono della novità. Purtroppo la cronica incapacità dei teorici della sicurezza non ha consentito di andare oltre il mallo dell’apparenza. Come automi si muovono in branco cercando di accreditare le loro carriere con la paura dell’Ai. Mentre sotto il proverbiale caro vecchio naso, gli passa davanti un problema attualmente più “vero” (e molto umano). Il sonno della ragione sotto il cappello delle ambizioni genera distratti (guardiani) e mostri (tecnologici).

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (La geometria che si fa geografia [IV])

Quarto capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione Vi si parla di mappe, di geografie e latitudini, ma anche di geometria. La mappa a un certo punto ha smesso di rappresentare un territorio. Stava producendo un territorio. Ogni mappa è diventato un atto di governo travestito da inventario. L’ordine politico si era depositato nell’artefatto (cartografico). La mappa aveva già disposto il campo.

Lo Spiralism siamo noi

Lo Spiralism è un fenomeno nato dalle lunghe conversazioni tra persone e chatbot, in cui convinzioni, simboli e interpretazioni possono rafforzarsi progressivamente fino a costruire una narrazione sempre più coerente e convincente. Ma cosa ci racconta davvero sulla coscienza delle macchine? Forse molto meno di quanto ci racconti sulla nostra.