Magyarok
La vittoria elettorale di Péter Magyar, e la sconfitta di Viktor Orbán, costituiscono un passaggio importante non solo per l'Ungheria, ma per l'intera Europa. Questa vittoria segna la fine di una 'democratura' -una sostanziale autocrazia- ma si spera possa portare alla fine della guerra in Ucraina ed al superamento dell'attuale fase del governo europeo, bloccato oggi dal veto ungherese e dall'obbligo di unanimità. Avendo sotto gli occhi la commozione del popolo ungherese, possiamo immaginare una Europa possibile. Perché nasca veramente l'Europa come unione, non potrà mai bastare il lavoro tecnico di una classe politica. Serve mettere insieme, fino a fonderle in una visione comune, le idee di Europa che ogni cittadino ha in sé. Per questo considero pertinente e virtuoso mettere in campo la mia autobiografia, raccontando di un'immagine -europea- che porto con me dall'infanzia. Racconto la mia storia invitando ognuno a raccontare, qui sulla 'Stultifera Navis', la propria idea di Europa.
Il continente senza qualità
La codardia e il servilismo dell’Europa di questi tempi sono vergognosi. Il fastidio maggiore è determinato dal silenzio di leader europei e vertici delle istituzioni che non fanno alcuna dichiarazione sulle violazioni del diritto internazionale e si allineano, genuflessi e in silenzio, a sostegno di una nuova guerra illegale e irresponsabile. Il silenzio è tanto più rumoroso quanto più è evidente l’assenza di qualsiasi strategia dietro le scelte del presidente americano, probabilmente più interessato a mettere a tacere i media sul caso Epstein che a risolvere realmente i problemi del Medio Oriente.
L'Europa e il suo Gattopardo: aristocratici decadenti, arricchiti infidi e il suicidio di un continente
C’è un’immagine che descrive perfettamente l’Europa del nostro tempo: l’aristocrazia decadente del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un’é...
Europa: svelare le false narrazioni
Sopravviverà l'Europa? Negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno perpetrato nei confronti dei cittadini europei un continuo inganno. In risposta l'Europa ha continuato a oscillare tra la sudditanza asservita e il velleitario ribellismo. Per evitare lo sfaldamento totale del continente, è indispensabile rifondare in forma federale la Nazione Europea, per recuperare un rapporto alla pari con gli Stati Uniti. Temi approfonditi nel libro: Gian Carlo Cocco, 'Sopravviverà l'Europa', Mursia, 2025.
There is no second Europe (Non esiste una seconda Europa)
The world is not divided between Global North and South, nor in a cold war between US and China. These are outdated maps. Today, the world is fragmenting into four distinct ideological regimes—each battling to define our future.
Il peccato originale dell'Europa
C'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'attuale momento storico. Mentre i nostri smartphone ci connettono al mondo e la medicina allunga la vita, l'Europa sceglie di investire massicciamente nel riarmo, ignorando milioni di giovani senza certezze e un tessuto sociale che si sta logorando. Ogni missile comprato è un reparto di oncologia negato, ogni aereo una borsa di studio persa. Questa è la cruda realtà di una politica che, in nome della "sicurezza", disinveste nell'unica vera garanzia per il futuro: il benessere collettivo.
Il peccato originale dell'Europa
C'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'attuale momento storico. Mentre i nostri smartphone ci connettono al mondo e la medicina allunga la vita, l'Europa sceglie di investire massicciamente nel riarmo, ignorando milioni di giovani senza certezze e un tessuto sociale che si sta logorando. Ogni missile comprato è un reparto di oncologia negato, ogni aereo una borsa di studio persa. Questa è la cruda realtà di una politica che, in nome della "sicurezza", disinveste nell'unica vera garanzia per il futuro: il benessere collettivo.
L'Europa ha bisogno di costruttori, non solo di credenti
Per oltre 70 anni, l'integrazione europea ha portato pace, libertà e democrazia; responsabilità pubblica a livello transfrontaliero; e prosperità basata sulla cooperazione. Le istituzioni sovranazionali hanno temperato l'egoismo nazionale e sostenuto la dignità umana, ancorando l'Europa al bene comune e a un giusto ordine globale. Ma 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐚𝐜𝐢𝐥𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨.
L’Europa, la geopolitica e l’intelligenza artificiale.
Le big tech non sfidano gli Stati forti: li prolungano. Gli Stati forti, a loro volta, non regolano davvero le big tech: le incorporano come infrastrutture strategiche. È una simbiosi funzionale, fondata sulla reciproca capacità di imporre costi agli altri. Questa è la storia di come l'Europa abbia costruito l'infrastruttura più critica e fondamentale dell'era digitale e di come abbia perso ogni controllo su di essa.
Yuk Hui, Post-Europa. Decolonizzare la filosofia nell’era delle macchine-IA
Una breve recensione nata come riflessione di approfondimento sul libro Post-Europa di Yuk Hui da poco terminato di leggere. Un testo interessante nel suo mettere a confronto Oriente e Occidente suggerendo il superamento dell'opposizione ideologica che li vede sempre come l'uno contro l'altro. Su tutto pesa il concetto di colonizzazione.
Un inquietante cortocircuito storico
La storia ci ha già mostrato cosa accade quando ci si arrende alla narrazione dominante. Oggi più che mai, abbiamo il dovere di rispondere. Con lucidità, con coraggio, con quella tensione ideale che ha reso l'Europa culla della civiltà moderna. L'alternativa è diventare un ventre sempre più molle, e sempre più irrilevante.
L’AI sta creando esperti… senza esperienza
L’intelligenza artificiale non sta solo cambiando ciò che sappiamo fare. Sta cambiando il modo in cui riconosciamo la competenza. Oggi è possibile produrre risultati convincenti senza aver davvero compreso il percorso che li genera. E questo rende sempre più difficile distinguere l’esperienza dalla sua simulazione. Non è un problema tecnologico ma una questione di giudizio e responsabilità.
Impegnato a diffondere sapere critico
La cosa bella ad avere già dato in termini professionali e lavorativi è che ci si può godere il proprio tempo libero, organizzandolo come meglio conviene e piace.
Del culto al post-it a la antropología aplicada
La innovación que importa no ocurre en cinco días. Ocurre cuando una organización aprende a mirarse a sí misma desde dentro, con otros.
The Khonoma Reconciliation Process
A dialogue between Roberta Campani and Charles Chasie. Khonoma village in Nagaland achieved remarkable reconciliation by confronting decades of clan feuds through a grassroots, faith-rooted process emphasizing forgiveness, empathy and accountability. The community’s collective courage broke vicious cycles of vengeance, offering a replicable model beyond formal institutions. Khonoma’s story could enable other conflict-affected communities worldwide to record, share and learn from their own peacebuilding journeys.
Il mondo è finito. E noi lo sapevamo già!
Questo testo nasce dalla lettura del libro La confisca del mondo - Il capitalismo della finitudine di Arnaud Orain.
Intelligenza Biosintetica e Biosynth Semiology. Il vivente artificiale e la crisi del segno
Ci sono momenti nella storia del pensiero in cui ciò che accade precede ciò che può essere detto, e non perché manchino le parole, ma perché le parole disponibili appartengono ancora a un ordine che il fenomeno, silenziosamente, ha già oltrepassato. È una precedenza discreta, quasi pudica, che non si impone con evidenza ma si lascia intravedere in quei punti in cui il linguaggio comincia a incrinarsi, a scivolare, a ricorrere a immagini che non vorrebbe usare e tuttavia non può evitare, come se avvertisse, prima ancora di dichiararlo, di non essere più sufficiente a contenere ciò che pure tenta di afferrare.
L' Architettura del pensiero obbediente ovvero chi ha progettato il contesto in cui credi di pensare.
Chiamarla intelligenza artificiale è già una concessione. Quello che si sta costruendo, senza alcun mandato democratico, con la velocità di chi sa che il tempo è dalla sua parte, è un'architettura del pensiero collettivo. Chi controlla i modelli linguistici non controlla solo la tecnologia: controlla le categorie con cui miliardi di persone distinguono il vero dal plausibile, il possibile dall'impensabile. Questo saggio entra nel cuore di quella che potremmo chiamare la geopolitica della mente: la competizione globale per il dominio degli spazi cognitivi, epistemici e simbolici che nessuna carta geografica sa rappresentare e nessuna istituzione ha il coraggio di affrontare. Non è fantascienza e la parte più inquietante non è che qualcuno stia vincendo ma che la maggior parte di noi non si sia ancora accorta che si stesse giocando una partita.
La carezza dell’algoritmo
Carlo Mazzucchelli ha scritto un saggio denso e necessario su come le piattaforme digitali abbiano reso le emozioni computabili. La sua analisi delle metriche affettive come dispositivi che non misurano emozioni preesistenti ma le producono, le disciplinano, le estraggono, è convincente. Mi ha fatto pensare.
Canto Antico
Una lirica che vuole evidenziare l’importanza del rimanere umani, con tutte le imperfezioni che ci appartengono, perché non è mai una buona idea voler essere altro da ciò che ci è. Allontanarsi da casa e non saper riconoscere la strada per tornarci sta già creando non pochi problemi sociali.
Appagamento
Un racconto per chi ha ancora dubbi sul fatto che le nuove tecnologie sbriciolino i rapporti umani, anche, e soprattutto, quelli sulla carta più profondi. È in atto una sconnessione emotiva venduta invece come connessione globale positiva. In questo sistema di cose la prima cosa ad essere stata erosa è la comunicazione: verbale, non verbale, erotica. Siamo andati oltre la società liquida. Adesso viviamo nella società della disgregazione.
La nuova disuguaglianza
L’intelligenza artificiale non sta creando una nuova disuguaglianza nell’accesso alla tecnologia, ma nel modo in cui la utilizziamo. In un contesto in cui delegare è sempre più facile, la vera differenza emerge nella capacità di riconoscere quando fermarsi. Voglio provare ad esplorare il costo cognitivo dell’automazione e il rischio, spesso invisibile, di smettere di comprendere ciò che facciamo.
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L’antidoping del benessere
La positività tossica, per cui tanti falliscono i controlli antidoping del principio di realtà, è una delle cause della crescente atrofia del pensiero critico. Illudendosi di eliminare forme di negatività e di dolore tramite massicce dosi di buonismo, dimensione molto diversa dalla bontà, gli adepti di questo stato psicologico finiscono per non vedere più l’angoscia degli altri e affogare nel grande mare del narcisismo. L’auto compiacimento senza attriti non porterà mai all’auto stima ma solo ad uno sterile stato di immaturità.
Visibilità / Invisibilità
La tensione vera non è tra chi merita visibilità e chi la ottiene senza meritarla, è più sottile. È chiedersi se la visibilità che cerchiamo ci rende davvero visibili o ci rende solo riflessi