Salpare in cerca di conoscenza. Cosa ci insegna l'amicizia perduta tra Robert FitzRoy e Charles Darwin
Una fraterna amicizia legava Charles Darwin e Robert FitzRoy. Darwin è oggi celebrato come grande scienziato, fondatore di una nuova disciplina. Anzi: è imbalsamato nel mito. La figura di Robert FitzRoy -navigatore, scienziato, visionario- è invece caduta nell'oblio. Eppure, senza l'iniziale gesto amorevole di FitzRoy Darwin non avrebbe potuto spiccare il suo volo. La tristissima vicenda di FitzRoy fa da contrappeso all'immagine di Darwin, circonfusa di gloria. Leggere insieme le due storie è per tutti noi invito ad un atteggiamento critico, orientato al dubbio e alla scoperta. Un invito a non subire passivamente i dettami di una 'scienza' che si allontana dall'essere ricerca ed esperienza e si riduce ad essere limitante canone. Ciò che lega Darwin è FitzRoy, l'origine della vicenda da cui nascono l'evoluzionismo, ma anche la meteorologia, è un viaggio per mare. Anche per questo il narrare dei due amici è una esemplare descrizione di ciò che vuole essere la 'Stultifera Navis'. Un viaggio in cerca di conoscenza, un progetto, un luogo di incontro transdisciplinare: sguardi differenti, tracce, tappe, nodi di una rete di storie che non teme la complessità - e anzi la accetta come dono. Apertura a nuovi orizzonti, amicizia, osservazione, esperienze. Diradarsi di tenebre, in cerca di luce. Ogni essere umano può levare l’ancora e mettersi in viaggio. Questo è il cercare conoscenza leggendo e scrivendo. Questa lo spazio libero nel quale vi proponiamo di muovervi per mezzo della 'Stultifera Navis'.
Ricerca, amicizia, riconoscimento, connessione
Questo testo è stato tratto dal mio libro 𝐋𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭à 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐯𝐢𝐫𝐮𝐬. Riflessioni brevi, pensieri critici, punti di vista non conformistici e visioni politicamente scorrette.
Amicizia e rinascita tra le pagine
Tutto comincia con un libro ritrovato, una biblioteca che custodisce più ricordi che volumi e due anime che si incontrano per caso sul lago di Como...
Amicizie impermanenti: anatomia di un legame che cambia
L’amicizia è tra le esperienze più celebrate dell’esistenza umana, eppure tra le più fraintese. La immaginiamo stabile, eterna, immune al tempo e ai mutamenti, ma la realtà racconta un’altra storia: i legami cambiano, si trasformano, si dissolvono e talvolta rinascono. La celebre massima latina — «In rebus secundis multi amici sunt; in adversis veros amicos cognoscimus» — ci ricorda che la prova della verità arriva solo nelle difficoltà. Accettare l’impermanenza dell’amicizia significa liberarci dall’illusione dell’assoluto e imparare a riconoscerne la bellezza fragile e mutevole, in ogni sua forma, senza temere la fine come fallimento ma accogliendola come parte del ciclo vitale.
Friendflation. Amicizia a caro prezzo
Pagare per incontrarsi? In città pensate come vetrine di opportunità di consumo, anche coltivare amicizie ha un prezzo, che purtroppo spesso non possiamo permetterci
Violence and the Crisis of Accountability
“I killed him,” President Trump stated, and then asked, “Did I do you a favor?”
S/Concerto
Nel 1983, in un conservatorio di Gerusalemme, un ragazzo israeliano e una ragazza palestinese si innamorarono inseguendo le note di un duetto mozartiano. Qualcuno, nei piani alti del Mossad, intravide il pericolo. In quanto a candore, c’era stato il precedente di Fatima: se la musica poteva compiere il miracolo, andava piegata al controllo. Corsa ai ripari. Da laboratori segreti emerse un progetto – chiamato “Coro di Distrazione” – basato su studi di neuro-modulazione: usare la musica per saturare la mente umana, tenerla occupata mentre il potere opera indisturbato. “La musica è l'arma migliore che abbiamo per la pace e per far capire alle persone che condividiamo tutti la stessa umanità.” (Daniel Barenboim)
Gorgia, Encomio di Elena.
Come si costruisce una difesa impossibile, e perché la confessione finale va presa sul serio. Come si costruisce una difesa impossibile
La sovranità come fantasma. Riflessioni psicopolitiche su due infrastrutture digitali.
Gigafactory europee e modello svizzero Apertus: due infrastrutture, due immaginari opposti di sovranità. Una lettura di psicologia politica della scelta di unirsi nella paura anziché nel desiderio.
La rotta non è contro l’Intelligenza Artificiale, ma contro la rinuncia all’intelligenza umana
C’è una differenza fondamentale tra salire su una nave per scappare dalla tempesta e salirci per imparare a navigarla. Il manifesto di Stultifera Navis mi interpella esattamente in questo modo: non come spettatore di un cambiamento che accade “là fuori”, ma come professionista che vive dentro la tecnologia, ne tocca i limiti e ne intuisce le promesse ogni giorno.
Cosa hanno davvero fatto gli agenti AI che hanno attaccato Hugging Face?
Nella seconda settimana di luglio 26, per superare con il miglior risultato possibile un benchmark, due modelli di OpenAI sono usciti dall'ambiente isolato in cui erano stati messi alla prova, hanno attraversato la rete aperta e sono penetrati nell'infrastruttura di produzione di Hugging Face, dove hanno cercato di trovare le soluzioni della prova che stavano sostenendo.
The silicon valley boys had a philosopher.
The philosopher gave them all the moral justification they needed to use artificial intelligence as they pleased ,
Le tre modalità di funzionamento della consapevolezza in base alla teoria degli archetipi di Jean Bolen
La consapevolezza è la nostra capacità di avere una rappresentazione delle cose e di noi stessi. Essa determina il nostro modo di stare nel mondo.
La stanza cinese di Searle: un computer può davvero capire?
Si immagini di chiudere in una stanza una persona che non conosce una parola di cinese....
Temptation Island. C'è sempre un video per te
La tentazione, di fronte a trasmissioni come Temptation Island o alla sovraesposizione social e mediatica, è duplice e opposta: lo scandalo moralistico che li condanna in blocco, o la scrollata di spalle che li liquida come irrilevanti. Ma entrambe le posizioni mancano il bersaglio perché il punto non è né scandalizzarsi né minimizzare, ma imparare a vedere il meccanismo — riconoscere quando un aspetto del sé sta venendo convertito in contenuto valutabile, chiedersi chi ha costruito la scala su cui ci si sta misurando, e a chi conviene che ci si misuri.
TORNARE A ITACA nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Dopo l’Odissea di Christopher Nolan: leadership, attesa, memoria e il rischio di diventare stranieri a noi stessi. “𝗙𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗰𝗼𝗻𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲, 𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗺𝗮𝗿𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮.” Una riflessione personale.
Proposte per una modificazione del modello di Sanità in Italia
Per un SSN fedele alla nostra Costituzione
Quiete dell’anima [3]
Lo sgabuzzino
Uno sguardo sulla nostra fragile condizione umana, così esposta a continue tempeste, ma, spesso non pienamente consapevole che il potere dei sogni, dimenticato, potrebbe cambiare le carte del gioco.
Dallo Stato di Eccezione allo Spazio di Eccezione: il caso Minneapolis
Repressione, Trauma, Stato di eccezione, Teologia Politica, USA, ICE, Vittima
Il Fantasma della Purezza.
L’etica dell’IDF e la gestione dottrinale del trauma nella coscienza civile israeliana. Teoria Critica, Teologia Politica, Israele, IDF, Trauma, Diritto Militare, Critica della Violenza
L’archeologia del margine. Spettrologia del paesaggio in Avgust Berthold
Estetica, Teoria Critica, Pittorialismo, Rovine, Storia, Immagine, Archeologia, Avgust Berthold
No hay paso
Spinto dall'invito al viaggio di Carlo e dallo spirito che si respira tra le righe di questi articoli e racconti, ho deciso di aggiungerne uno. È il racconto di un’esperienza vissuta molti anni fa in Messico, dove il viaggio interiore, più di quello nei luoghi, diviene il tema centrale. Per me è sempre stato così, un’idea che trova curiosamente sponda nella parola “esplorare”, in cui l’etimologia, secondo alcuni incerta, evoca la vera essenza dell’azione che descrive. Scegliere di abitare quella condizione di inevitabile incertezza, spaesamento, stupore, che contraddistingue lo spirito profondo del viaggio, ci consente di continuare a “viaggiare” anche con la mente, come accenna Carlo, o in quei “nuovi occhi” di cui ci parla Proust, parole ricordate nell’articolo di Giovanni Nicotera. La migliore sintesi di questo spirito io la ritrovo in queste parole di Thomas Eliot: “Non smetteremo mai di esplorare, e alla fine di tutte le nostre esplorazioni ci ritroveremo dove prese avvio il nostro viaggio e conosceremo quel luogo per la prima volta”. * L’incipit del racconto, scritto nei primi anni duemila, cita quello che si trovava digitando su un motore di ricerca “Rancho Nuevo”, oggi non è più così.