L'etica oggi, in tempo di guerra. La lezione di Edward Bond

L’arte ha molto da insegnare: il libero sguardo dell’artista ci permette di osservare, per differenza, la miopia e la falsa coscienza dei politici, dei tecnici, degli imprenditori e dei manager. E anche la miopia di ognuno di noi. Il linguaggio dell’arte riguarda in modo speciale chi, in ambito aziendale, si trova a lavorare con le persone, e per le persone. Tra le arti, peculiare è il caso del teatro. L’analogia tra la scena teatrale e la scena sulla quale viviamo quotidianamente la nostra vita è evidente. Avendo in mente temi attualissimi: guerra, disagio sociale, senso di impotenza, neoliberismo, capitalismo finanziario, lasciamo la parola al drammaturgo inglese Edward Bond.

La forma e la sostanza. Tecnologia, risorse e l'illusione della guerra risolutiva

In questi ultimi mesi, sollecitato da alcune persone che considero maestri, ho ripreso in mano i miei vecchi quaderni di carta. Ci sono dentro appunti, schizzi di ragionamento, frammenti di letture fatti nel tempo in cui non si scriveva ancora per pubblicare ma per capire. Ho pensato, con una certa immodestia che mi auguro almeno onesta, di farne un libro. So già come verrà inquadrato da chi abita il piano nobile del pensiero contemporaneo, quello che si estende all'incirca tra Porta Romana e il Duomo, con avamposti a Londra e San Francisco visitati una volta l'anno in business class. Costoro diranno "personal branding", con la sicurezza placida di chi ha trovato in due parole inglesi la chiave per interpretare qualunque gesto umano, dalla scrittura di un libro alla scelta di un caffè. Poi storpieranno entrambe le parole, ma con tale convinzione che la storpiatura diventerà, nel giro di qualche settimana, la pronuncia ufficiale nei coworking space in Gae Aulenti. Io non mi riconosco in questa lettura. O meglio: non posso escludere che contenga una parte di verità che preferisco non guardare troppo da vicino, ma di certo non ho intenzione di adottarne il vocabolario. Ho i miei quaderni, ho la lingua italiana, ho una certa diffidenza verso chiunque sia convinto che le idee viaggino meglio se avvolte nell'inglese come le caramelle nella loro pellicola di plastica colorata. Il fatto è che scrivere a partire dai quaderni è difficile. Difficile perché quegli appunti appartenevano a un pensiero in movimento, non a una tesi da difendere. Difficile perché il presente, mentre scrivo, non ha la decenza di aspettare. E difficile soprattutto perché quello che emerge dai quaderni, messo a confronto con ciò che accade fuori dalla finestra, rivela una continuità scomoda: le domande sono le stesse, i problemi sono gli stessi, le idee per cui si combatte sono le stesse. Forse è questo il motivo per cui vale ancora la pena di scrivere.

In questo momento l'unico pericolo "con e per" l'Intelligenza Artificiale è l'uomo.

L'Ai è una tecnologia trasformativa. Fondamentale. Di cui abbiamo bisogno? Si. E' salvifica. Perché l'umanità si sta estinguendo. Siamo imprigionati nel pianeta Terra. Le cui risorse stiamo esaurendo. Mi dispiace per quelli che vogliono prendersi una pausa ma l'umanità non si mette MAI in pausa nel suo consumo sfrenato delle risorse. In questo articolo cercherò di spiegare perché abbiamo bisogno della tecnologia dell'Intelligenza Artificiale e come dovremmo considerarla. Nel contempo cerco di ribadire quali sono i principali rischi a cui stiamo andando incontro non "per colpa" dell'Ai ma per la natura dell'uomo. Per ciò che è, per quello che fa e come lo fa.

Ladies and gentlemens, dummies...

Oggi l'Intelligenza Artificiale permette a una singola persona di clonare in poche settimane l'impalcatura di software che hanno alimentato profitti giganteschi, ma... Un evento "storico" nel campo della programmazione di software

Millelire per sempre

Quello che credo di aver imparato da un progetto controculturale degli anni Novanta, e perché può essere utile raccontarlo oggi. Il progetto -promosso dalla casa editrice Stampa Alternativa- nasceva come una provocazione, una risposta all’aumento dei prezzi del mercato editoriale italiano: mentre in libreria i volumi costavano sempre di più, si voleva dimostrare che era possibile produrre e mettere in vendita libri economici quanto una tazzina di caffè; da qui il suo nome eloquente (ed estremamente efficace): Millelire.

Chi sono i malati più gravi di epistemia? Gli accademici che scrivono articoli sull'epistemia

Un neologismo divenuto di moda -epistemia- non svela solo gli intenti del coniatore della parola, svela in senso più lato un atteggiamento caratteristico della categoria sociale alla quale il coniatore appartiene: i docenti universitari. Essi agiscono all'insegna di un'illusoria immagine di sé, che può essere riassunta così: noi deteniamo il sapere, ogni altro -studente, cittadino- ne è privo.

“Storie di straordinaria flânerie” - Introduzione

Questa è l’introduzione al volume 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐟𝐥â𝐧𝐞𝐫𝐢𝐞 edito da Rubbettino nel 2024. Nel 2026 ho invece pubblicato “Viaggiatori e turisti”, concludendo così la trilogia sul tema iniziata nel 2020 con il libro “In viaggio. Una vita da flâneur”, sempre per la stessa casa editrice.

Il problema dell'Intelligenza Artificiale? Ce ne sono 10.000

Ogni volta che si parla di intelligenza artificiale, prima o poi qualcuno annuncia quale sia IL problema. Per alcuni sono le allucinazioni, le risposte sbagliate date con grande sicurezza. Per altri sono la privacy, il lavoro che cambia o scompare, il rischio di affezionarsi a una macchina come a una persona, la fatica crescente di distinguere il vero dal verosimile. Ognuno ha ragione sul proprio pezzo. Il guaio comincia quando quel pezzo viene presentato come il tutto.

Una vita da flâneur. Isan (Thailandia)

L’Isan, nel nordest tailandese, è la regione più popolosa dell’antica terra del Siam. Un viaggia in Tailandia non può non prendere in considerazione questa regione, piena di gente, di vita e di agricoltura, che trasuda la vera natura della terra del sorriso.