Diamo voce alla Generazione Z

La vittoria del No nel referendum sulla giustizia è stata possibile grazie ai ragazzi della generazione Z. Chi ha a cuore la democrazia ora sa che deve costruire un rapporto con loro. Ma, per costruirlo, deve ascoltarli, mentre finora la classe politica li ha praticamente ignorati.

Corrompere i giovani della GenZ

Giovani ribelli, rivoluzionari, e anziani coriacei e critici, hanno oggi il bisogno di trovare forme militanti di ribellione con l’obiettivo di contrastare la narrazione dominante, che li vorrebbe eternamente giovani e passivi, disorientati e “interminabilmente privi di ogni marca di esistenza positiva”. La collaborazione tra anziani e giovani deve nascere dalla comune percezione di trovarsi sulla soglia di un nuovo mondo, dentro una crisi dalla quale gli scenari futuri che potrebbero presentarsi romperanno ogni residuale collegamento con le tradizioni millenarie passate.

Lo sguardo dei manager italiani sulla Gen Z

L'arrivo della Generazione Z nelle organizzazioni ha generato una mole di discorsi manageriali, toolkit e programmi dedicati. Questo articolo sposta lo sguardo: dall'oggetto osservato (i giovani lavoratori) al soggetto che osserva (manager, funzioni HR, dispositivi organizzativi). Attraverso una lettura critica che attinge a Boltanski e Chiapello, Standing, Crouch, Fleming, Edmondson, Fraser, Honneth, Sennett e Latour, il contributo esamina come categorie diffuse — purpose, psychological safety, organizational citizenship, wellbeing, sustainability — funzionino spesso come dispositivi di neutralizzazione del conflitto e di psicologizzazione di problemi strutturali. Vengono discussi i fenomeni di DEI washing e purpose washing, la dimensione redistributiva (sistematicamente elusa nel discorso people), la differenza tra comunità organizzativa come retorica e come progetto istituzionale. La tesi: la Gen Z non è una sfida generazionale, ma una lente diagnostica che rende visibili scarti già presenti tra rotta dichiarata e rotta effettiva delle organizzazioni contemporanee.

Car* amic* della GenZ ti scrivo

Una lettera aperta alle ragazze e ai ragazzi della GenZ, i teenagers, avremmo detto un tempo. Una lettera che dichiara la mia / nostra difficoltà di respirare la stessa aria che voi respirate e la paura di ricordare che abbiamo anche noi avuto paura.

Gen Z: il sismografo di un mondo che abbiamo rotto

La Gen Z non è il problema. È il referto. Raccontata come fragile, impaziente, ipersensibile, la Generazione Z non è un'anomalia da spiegare ma un sintomo da leggere. Registra prima degli altri le faglie di un modello di civiltà che pretende disponibilità totale, esposizione continua e tenuta psicologica impeccabile. La domanda seria non è cosa non va in loro, ma cosa raccontano di noi.

Gen X: La Generazione Invisibile che Porta il Peso del Mondo

Mentre il mondo piange per millennial e Gen Z, una generazione silenziosa affronta la tempesta perfetta  Mi sono sempre considerato un osservatore privilegiato delle dinamiche generazionali. Come umanista digitale, ho passato anni a studiare come la tecnologia modelli le nostre vite, le nostre aspettative, le nostre sofferenze. Eppure, fino a pochi giorni fa, anch'io ero colpevole di una cecità collettiva che ci accomuna tutti: guardavamo verso il basso, preoccupati per i millennial senza casa e la Gen Z in burnout, e verso l'alto, infastiditi dai boomer che non mollano il potere. Ma nel mezzo? Nel mezzo c'è una generazione che sta implodendo nel silenzio più assordante che io abbia mai ascoltato.

Ricordando Foucault, parte seconda: il chiaroscuro della scrittura

A cento anni dalla nascita di Michel Foucault, il secondo passo di un percorso tra la sua vita e la sua opera: la scrittura come lavoro su di sé, osservata nelle sue luci e nelle sue ombre, dalla conversazione con Claude Bonnefoy fino ai taccuini degli antichi che Foucault rilegge mentre l'Histoire de la sexualité cambia forma sotto la sua penna.

Obiettivo raggiunto

Le petroliere salpano verso l’America, il vertice si prepara in Asia, e noi siamo a bordo di un’altra nave, quella dei folli di Brant, a discutere su chi tenga il timone senza che nessuno ci abbia chiesto dove vogliamo andare.

Disordini a Milano

Recenti avvenimenti -scrivo verso la fine dell'ottobre 2026- spingono a una riflessione sul ruolo degli adulti, sul senso della politica e della democrazia -che è essenzialmente 'discussione in pubblico'- e sul cosiddetto 'disagio giovanile'. Nel tentativo di non ricadere in luoghi comuni o in atteggiamenti difensivi o in formule stereotipate scelgo di scrivere tramite quella 'lingua franca', quella 'stenografia dei sentimenti' che è la poesia.

Ciò che sappiamo della vita

Nel 2017, ad Harvard, Sherry Turkle intitolò un'orazione al modo in cui la tecnologia ci fa dimenticare ciò che sappiamo della vita. Quella frase ha poi viaggiato, cambiando forma, fino ad ispirare i testi di Anil Seth sulla coscienza artificiale. Ma che cosa dimentichiamo, esattamente, se tutta l'informazione è ancora a un tocco di distanza? Attraverso il mito di Theuth, l'acrasia di Aristotele, la conoscenza tacita di Polanyi e la sindrome del riferimento che scivola di Pauly, il saggio che segue sostiene che non si tratta di ignoranza né di amnesia, ma di un sapere che possediamo ancora e abbiamo smesso di esercitare, e che una cultura, generazione dopo generazione, smette di trasmettere. Non serve impararlo di nuovo: servono strumenti che, invece di ricordare al posto nostro, ci rimettano nelle condizioni di praticarlo.

Giulia e la Sonetness

Qual è il danno sociale della malattia? Perchè c’è qualcosa che va oltre il danno biologico e la paura e il dolore fisico e psichico? Quali altri danni provoca una condizione che non ci permette di vivere le relazioni sociali nella miglior forma possibile? In questo racconto semivero, Giulia lo scopre ad una certa età…

La Carta scritta a bordo

Il manifesto della città moderna, scritto in crociera, e la regola di Péguy per accorgersi in tempo di aver sbagliato strada.