M.E/Cfs My Story, 12 maggio Giornata della Sensibilizzazione

Nella malattia, come nella vita, non bisogna mai arrendersi, bisogna mantenere la speranza che è una fonte di energia interiore, accettare la malattia ma lottare perché sia riconosciuta come tale, un modo per chiedere che siano finanziate ricerche, perché possa essere trattata dai medici, perché sia riconosciuta l'invalidità fisica laddove ci sia, perché i malati siano finalmente ascoltati. Don’t give up; hold onto hope, which is a source of inner strength; accept the disease, but fight so that it is recognized, so that research is funded, so that it can be treated by doctors, so that physical disability is recognized where it exists, and so that patients are finally heard.

L’approccio antropologico alla malattia e alla cura

L’antropologo può essere chiamato ad affrontare la complessità dei processi politico-culturali che coinvolgono i corpi e le istituzioni sanitarie, il rapporto fra individuo e operatore sanitario (medico, infermiere, ausiliario), ma anche le relazioni fra salute degli individui e dei gruppi sociali e diseguaglianze, senza tralasciare, come già evidenziato, i processi terapeutici e le strategie di cura, che ovviamente possono diventare attività o forme ostili di relazione nei confronti di persone che non accettano le metodologie abituali della nostra medicina o il rapporto medico-paziente promiscuo.

Nixi Pãe | La medicina sacra della foresta

Abstract Nel cuore della foresta amazzonica, dove il respiro si fonde con quello della terra e ogni suono sembra custodire una memoria, esiste uno spazio in cui la coscienza smette di essere lineare e inizia a trasformarsi. La cerimonia dell’Ayahuasca, o Nixi Pãe, lo “Spirito Madre delle Acque”, non è solo un'esperienza rituale, ma un processo profondo di auto-organizzazione della coscienza. In uno stato liminale, privo di strutture rigide, la mente, il corpo e le emozioni entrano in una dinamica emergente: ciò che era frammentato si riconnette e ciò che era silenzioso prende forma. Non si tratta di un viaggio controllato. È una frattura. È proprio in questa frattura che nasce qualcosa di nuovo. Le visioni non sono semplici immagini, ma configurazioni di senso che emergono spontaneamente. Una casa trasparente, simbolo di contenimento e integrazione, e la jibóia, incarnazione della metamorfosi e del legame con la Madre Terra. Ogni elemento diventa un centro di coerenza attorno al quale la coscienza rinegozia sé stessa. In questo processo: il caos non è una perdita, ma una condizione generativa; l’instabilità non è una debolezza, ma un’apertura; il senso non viene costruito, ma emerge. La presenza dello sciamano, degli anziani, i canti (icaros), i suoni e il respiro della foresta diventano catalizzatori di una profonda risonanza tra interno ed esterno. È qui che la coscienza trova un nuovo equilibrio, non tornando a ciò che era, ma trasformandosi. La "metamorfosi" non è un evento straordinario, ma una possibilità intrinseca: la capacità della coscienza di rigenerarsi integrando ciò che era dissonante senza perdere la propria identità. E quando l’esperienza si dissolve, qualcosa resta. Non la sostanza. Non il rito. Ma la visione.

C’è ancora posto nella nostra medicina  ufficiale per sistemi di cura alternativi?

Una lettura in chiave storico-evoluzionista dei sistemi di cura non è assolutamente in grado di spiegare la sopravvivenza di tutte quelle pratiche (religiose, magiche, esoteriche) che attraversano il tema della malattia e che continuano a elaborare ancora oggi in parallelo valori, rituali di guarigione e di sollievo al dolore che costituiscono un patrimonio condiviso in seno a vasti settori della società.

Epidemia o pandemia

Si torna a parlare, dopo sei anni, di minaccia sanitaria causata da virus. Tornano a imperversare sui mass media gli Esperti, i Virologi. Allora si diceva: 'niente sarà più come prima'. Ma tutto è tornato come prima. Non è cresciuta nessuna consapevolezza sociale del rischio. E si riparte dagli stessi discorsi degli stessi esperti. Ripubblico quindi senza cambiare una virgola e con lo stesso titolo un articolo pubblicato nell'agosto 2020. Oggi come allora è opportuno riflettere sulla differenza tra due parole: 'epidemia' e 'pandemia'. 'Epidemia' è parola antichissima che significa: 'vivere in un luogo', e quindi anche 'straniero che viene tra noi'. E' una parola che parla di accoglienza, e allo stesso tempo di cautela e di cura. In senso medico è quindi una minaccia alla quale si risponde con la consapevolezza, con l'attenzione collettiva. 'Pandemia' è una parola artificiale, coniata verso la metà del 1800, appartenente al lessico tecnico della medicina normativa: vuol dire 'malattia pubblica dichiarata da una autorità'. Resta quindi aperto un interrogativo: vogliamo, insieme, prenderci cura di noi, o scegliamo di affidarci a una autorità che decide per noi? Noto infine che per coincidenza pubblico ora questo articolo il 18 maggio 2026. Il giorno in cui sei anni fa potevamo tornare a muoverci all'interno della regione senza autocertificazione, si riaprivano parchi e musei e biblioteche, negozi, ristoranti e luoghi di culto.

Ancora Foucault? Follia.

La riflessione foucaultiana sulla follia permette di cogliere quelli che, ancora oggi in molte realtà, sono aspetti condizionanti la visione del disagio psichico, percepito come specchio deformante delle nostre paure.

Sempre più rimpiazzabili, sostituibili da cyborg?

Una recensione del libro di Mary Roach: Replaceable You: Adventures in Human Anatomy, che combina rigore scientifico, sensibilità narrativa e aperture filosofiche significative. Il testo fornisce un viaggio di esplorazione del corpo umano fatto con rigore scientifico, curiosità irriverente e una profonda sensibilità per le implicazioni etiche e filosofiche della medicina moderna. In questo libro l’autrice affronta il tema di cosa significhi essere umani in un'epoca in cui sempre più parti del nostro corpo possono essere sostituite, riparate o reimmaginate?

Il volto del mortale

Alterità, vulnerabilità e limite dell’estensione etica alle macchine Questo articolo esplora il pensiero di Emmanuel Lévinas sull’alterità, concentrandosi sul volto come esperienza che chiama alla responsabilità. La vulnerabilità e la mortalità dell’altro non sono semplici dati empirici, ma condizioni strutturali dell’obbligazione etica, che precedono ogni norma o calcolo morale. Attraverso questa lente, si riflette sui limiti concettuali dell’estensione dell’etica alle macchine: anche sistemi artificiali sofisticati non possono incarnare la stessa alterità vincolante, perché non sperimentano la finitezza e la vulnerabilità che rendono il volto del mortale irriducibile e non eludibile. Il testo offre così un’analisi della relazione tra alterità, responsabilità e tecnologia.

Ricordati che la porta è aperta: esci

Dal celebre invito di Epitteto a “uscire dalla stanza” ai casi contemporanei che interrogano coscienza e diritto, ripercorriamo duemila anni di riflessioni sull’eutanasia. Dallo stoicismo al cristianesimo, fino ai dilemmi della medicina moderna e al caso Englaro, emerge una domanda ancora aperta: chi decide il confine tra vita, sofferenza e libertà individuale?

Incontri tra/montani

Segnalazione dell'evento “Le Associazioni Fondiarie e la cura del territorio”

Spegnere Anthropic: il proibizionismo che non serve a nessuno.

L'ordine perentorio con cui sono stati sospesi i modelli Ai di Anthropic, Fables e Mythos 5 ha rivelato due facce di un pericoloso proibizionismo. Da un lato la solita routine di chi dietro il concetto di sicurezza vede catastrofi imminenti e pretende di fermare tutto, mentre, più inquietante, chi esercita il potere sembra volerlo fare secondo logiche impositive in dispregio del libero mercato per stabilire sopra tutto chi comanda.

No preferenza, no voto!

Togliere potere al votante e pensare che corrà alle urne solo per fare un favore ai partiti, credo non corrisponda alla sensibilità dell'italiano medio di oggi. Dunque: no preferenza, no voto.

Quando il Progresso presenta il conto: Welfare State e Intelligenza Artificiale

Tutti noi stiamo percependo che non siamo in una fase di trasformazione graduale che lascia tempo per adattarsi. Siamo dentro una singolarità in emergenza, in una fase di accelerazione esponenziale in cui le istituzioni, i sistemi di welfare, le categorie giuridiche, i contratti sociali sono stati pensati per un mondo che sta scomparendo sotto i nostri occhi.

Chi ha ripiegato il paracadute?

Lo scorso 12 giugno 2026, il Department of Commerce ha chiesto ad Anthropic di bloccare l’accesso a Fable 5 e Mythos 5 a tutti i cittadini stranieri. La lettera, firmata dal Segretario al Commercio, si basa su una direttiva di export control legata alla sicurezza nazionale. Qualcosa di simile a quello che successe con gli algoritmi di crittografia che furono equiparati alle munizioni militari, anni fa. Anthropic ha spiegato che non aveva altra scelta che disattivare i modelli per tutti gli utenti perché non sarebbe stato possibile distinguere in tempo reale tra utenti stranieri e non.

Il fondamento e il simulacro

Una lettura laica di Magnifica humanitas Magnifica humanitas prende il titolo dal Magnificat, non dalla cibernetica; si apre sulla torre di Babele e si chiude sul cantico di Maria. Un testo così non parla di macchine. Parla di ciò che resta umano quando le macchine imparano a sembrarlo.

Essere o Non Essere

Speculazione sull’eccezione dell’esistenza Per millenni l’essere umano ha creduto che l’Essere fosse la condizione naturale dell’universo. Che la realtà fosse colma di forme, di materia, di vita. Eppure lo sguardo della cosmologia contemporanea suggerisce una possibilità più radicale: L’Essere non è la norma del cosmo. È l’eccezione.