Reading the present

Our everyday life is changing at a frightening pace. Do we still live in reality, or in a hyper-reality? What is becoming of truth? Has the present, reverberating through our networks, devoured duration itself and the very notion of temporal perspective? Are we condemned to an interactive solitude in which AIs will know us better than anyone else does? Are we entering a post-natural society? La nostra vita quotidiana sta cambiando a un ritmo spaventoso. Viviamo ancora nella realtà o in un’iperrealtà? Che ne è della verità? Il presente, propagandosi attraverso le nostre reti, ha forse divorato la durata stessa e l’idea stessa di prospettiva temporale? Siamo condannati a una solitudine interattiva in cui le intelligenze artificiali ci conosceranno meglio di chiunque altro? Stiamo entrando in una società post-naturale?

Custodire la Frattura: L'Estetica della Resistenza di fronte alla 61ª Biennale di Venezia

Osservando le opere e la struttura curatoriale della 61ª Biennale Arte di Venezia, emerge come la macchina espositiva neutralizzi la carica sovversiva dell'atto artistico, riassorbendone la violenza storica nella superficie levigata del "liscio" e della consolazione redentiva. Dal cortocircuito con i dispositivi visivi in mostra affiora l'urgenza di sottrarre l'opera all'addomesticamento dell'allestimento: la resistenza dell'arte non risiede nella riconciliazione della catastrofe, ma nella capacità di custodire la fessurazione del Reale e l'inassimilabilità del conflitto.

Cattivi maestri

L'educazione sessuale e affettiva dovrebbe essere obbligatoria, e non solo per i più giovani, ma anche per la maggior parte degli adulti. Ma, oltre al fatto che manca la volontà politica di promovuerla, risuona cupa una domanda: chi sarebbe in grado di insegnarla?

Geopolitica dello rimosso: Iran, Groenlandia e la contraddizioni delle narrazioni imperiali alla prova della storia

Analizzando i casi dell'Iran e della Groenlandia, il saggio decostruisce le narrazioni mediatiche dominanti, mostrando come l'ordine del discorso contemporaneo si fondi sull'amnesia dei traumi storici. La rimozione del conflitto produce un'illusione di stabilità, ma il passato riemerge violentemente come sintomo inatteso e apparentemente incomprensibile.

Ecce Homo Vitruvianus

Tre versioni di Giuda per l'umanesimo dell'IA. Mezzo paper, il primo di due: un dittico non apodittico. Né santini né numeri; qui i santini: sull'uomo al centro, su un certo umanesimo che lo inchioda alla croce, anzi a due, e su un traditore che forse aveva capito prima degli altri.

La nostra forza consiste nell'essere consapevoli della nostra debolezza

Una notizia di oggi -una falla nel software che può essere usata per attacchi malevoli svolti tramite l'uso di 'intelligenza artificiale'- invita a riflessioni che portano lontano. Parlare di tecnologia e di artefatti computazionali è, forse, un modo per evitare di parlare di noi stessi. La nostra forza consiste proprio nell'essere consapevoli della nostra debolezza. Sappiamo che ogni nostra costruzione è imperfetta. La protezione dal rischio implicito nella debolezza di ogni costruzione umana risiede innanzitutto nella consapevolezza di questa imperfezione. Cedendo la costruzione degli artefatti a 'intelligenze artificiali' perdiamo la percezione della nostra debolezza. E cedendo a intelligenze artificiali la tutela degli artefatti, perdiamo la percezione del pericolo, la capacità di intuire il rischio e di esercitare cautela.

Ricordando Foucault, parte seconda: il chiaroscuro della scrittura

A cento anni dalla nascita di Michel Foucault, il secondo passo di un percorso tra la sua vita e la sua opera: la scrittura come lavoro su di sé, osservata nelle sue luci e nelle sue ombre, dalla conversazione con Claude Bonnefoy fino ai taccuini degli antichi che Foucault rilegge mentre l'Histoire de la sexualité cambia forma sotto la sua penna.

Obiettivo raggiunto

Le petroliere salpano verso l’America, il vertice si prepara in Asia, e noi siamo a bordo di un’altra nave, quella dei folli di Brant, a discutere su chi tenga il timone senza che nessuno ci abbia chiesto dove vogliamo andare.