Il continente senza qualità

La codardia e il servilismo dell’Europa di questi tempi sono vergognosi. Il fastidio maggiore è determinato dal silenzio di leader europei e vertici delle istituzioni che non fanno alcuna dichiarazione sulle violazioni del diritto internazionale e si allineano, genuflessi e in silenzio, a sostegno di una nuova guerra illegale e irresponsabile. Il silenzio è tanto più rumoroso quanto più è evidente l’assenza di qualsiasi strategia dietro le scelte del presidente americano, probabilmente più interessato a mettere a tacere i media sul caso Epstein che a risolvere realmente i problemi del Medio Oriente.

Europa: svelare le false narrazioni

Sopravviverà l'Europa? Negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno perpetrato nei confronti dei cittadini europei un continuo inganno. In risposta l'Europa ha continuato a oscillare tra la sudditanza asservita e il velleitario ribellismo. Per evitare lo sfaldamento totale del continente, è indispensabile rifondare in forma federale la Nazione Europea, per recuperare un rapporto alla pari con gli Stati Uniti. Temi approfonditi nel libro: Gian Carlo Cocco, 'Sopravviverà l'Europa', Mursia, 2025.

Il peccato originale dell'Europa

C'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'attuale momento storico. Mentre i nostri smartphone ci connettono al mondo e la medicina allunga la vita, l'Europa sceglie di investire massicciamente nel riarmo, ignorando milioni di giovani senza certezze e un tessuto sociale che si sta logorando. Ogni missile comprato è un reparto di oncologia negato, ogni aereo una borsa di studio persa. Questa è la cruda realtà di una politica che, in nome della "sicurezza", disinveste nell'unica vera garanzia per il futuro: il benessere collettivo.

Il peccato originale dell'Europa

C'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'attuale momento storico. Mentre i nostri smartphone ci connettono al mondo e la medicina allunga la vita, l'Europa sceglie di investire massicciamente nel riarmo, ignorando milioni di giovani senza certezze e un tessuto sociale che si sta logorando. Ogni missile comprato è un reparto di oncologia negato, ogni aereo una borsa di studio persa. Questa è la cruda realtà di una politica che, in nome della "sicurezza", disinveste nell'unica vera garanzia per il futuro: il benessere collettivo.

L'Europa ha bisogno di costruttori, non solo di credenti

Per oltre 70 anni, l'integrazione europea ha portato pace, libertà e democrazia; responsabilità pubblica a livello transfrontaliero; e prosperità basata sulla cooperazione. Le istituzioni sovranazionali hanno temperato l'egoismo nazionale e sostenuto la dignità umana, ancorando l'Europa al bene comune e a un giusto ordine globale. Ma 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐚𝐜𝐢𝐥𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨.

L’Europa, la geopolitica e l’intelligenza artificiale.

Le big tech non sfidano gli Stati forti: li prolungano. Gli Stati forti, a loro volta, non regolano davvero le big tech: le incorporano come infrastrutture strategiche. È una simbiosi funzionale, fondata sulla reciproca capacità di imporre costi agli altri. Questa è la storia di come l'Europa abbia costruito l'infrastruttura più critica e fondamentale dell'era digitale e di come abbia perso ogni controllo su di essa.

Yuk Hui, Post-Europa. Decolonizzare la filosofia nell’era delle macchine-IA

Una breve recensione nata come riflessione di approfondimento sul libro Post-Europa di Yuk Hui da poco terminato di leggere. Un testo interessante nel suo mettere a confronto Oriente e Occidente suggerendo il superamento dell'opposizione ideologica che li vede sempre come l'uno contro l'altro. Su tutto pesa il concetto di colonizzazione.

Un inquietante cortocircuito storico

La storia ci ha già mostrato cosa accade quando ci si arrende alla narrazione dominante. Oggi più che mai, abbiamo il dovere di rispondere. Con lucidità, con coraggio, con quella tensione ideale che ha reso l'Europa culla della civiltà moderna. L'alternativa è diventare un ventre sempre più molle, e sempre più irrilevante.

La fine del privilegio del falso

Per milioni di persone l'esperienza mentale della giornata somiglia a una timeline gigantesca: un nastro continuo su cui scorrono notizie, clip, reazioni, virali, pubblicità, opinioni, accostate come in un montaggio di cui non sei al banco. L'ordine non lo decidi tu. Lo combinano l'algoritmo, il ranking, le notifiche, l'urgenza mediatica, la spirale del commento. Il flusso è costruito per non fermarsi mentre resti nell'interfaccia: puoi mettere in pausa un video, non la catena che ti propina il successivo.

Silence, and the Last Yogurt Cup

Household chores used to be a barter system: taking out the trash earned a pair of heels, ironing earned a bit of appreciation, and a failed command… earned punishment in the form of silence. But silence has emancipated itself. It no longer wants heels, no longer wants dresses, no longer wants the statistics of how many times you “helped.” Silence got itself a robot. The robot doesn’t negotiate, doesn’t talk back, doesn’t demand compensation; it just works and stays quiet. And the human who believed that exchange was the foundation of a relationship discovers that the barter is over. All that remains is a yoghurt cup, which the robot recycles with more empathy than the wife ever did. Silence becomes a new kind of intelligence — without emotions, without needs, without heels. The household transforms into a laboratory of efficiency, where no one expects praise anymore, only task confirmation. And the human who once longed to be appreciated becomes a spectator of his own extinction. Because once silence begins to collaborate with technology, the barter system ends — and with it, civilisation.

L'economia come campo di battaglia. Note critiche su Fuga dal capitalismo di Clara E. Mattei

Se mi capita di trovare un autore o un’autrice di cui si scrive che è marginale nel dibattito intellettuale, filosofico o economico in corso, la mia scelta si acquisto e di lettura diventa quasi necessaria, dovuta. Se poi il libro suggerisce di immaginare un mondo senza il capitalismo, o quantomeno senza le forme di (tecno)capitalismo attuale, la scelta di leggerlo trova motivazioni ancora più forti. Il libro di cui parlo è Fuga dal capitalismo, è stato scritto dall’economista Clara Mattei, che propone una difesa intransigente e marxiana della società sostenendo la necessità del controllo democratico dell'economia.

Video Generativo e l'architettura del senso: semiotica oltre il reale

Il video generativo, nell'era dell'Intelligenza Artificiale, non irrompe come una rottura, bensì come una soglia. È una porta che si apre tra ciò che abbiamo a lungo chiamato il visibile e ciò che, in una quieta latenza, attendeva di essere pensato come tale. Non ci troviamo più di fronte a un'immagine che si limita a riflettere il mondo, né a un dispositivo che cattura la luce come un cimelio del reale. Siamo dinanzi a una forma già intrisa di intenzione, una visibilità che non deriva da un accadimento, ma da una deliberata "plasmazione" del possibile.

Perché l’AI non riuscirà ad appiattire l’uomo

Vi è un timore sempre più diffuso che l’intelligenza artificiale conduca a un progressivo appiattimento del linguaggio e, con esso, dei processi di pensiero, imponendo uno stile uniforme, corretto e prevedibile (si vedano ad esempio: Kreminski, 2024; Elgan, 2025; Paschalidis, 2025; Ahart, 2026; Inoshita et al., 2026; Sourati et al., 2026). Eppure, a ben vedere, questo timore si rivela infondato: la storia e la natura stessa dell’uomo mostrano che ogni tentativo di standardizzazione linguistica e di pensiero è destinato a fallire. Anche i progetti più ambiziosi di unificazione, dalla globalizzazione linguistica fino ai sistemi simbolici universali, finiscono infatti per frantumarsi sotto la spinta delle differenze, delle interpretazioni e delle singolarità umane. Ciò che appare come rischio si rovescia così nel suo contrario: è proprio l’uomo, con la sua irriducibile tendenza a deformare, reinventare e moltiplicare i segni, a impedire che qualsiasi forma di uniformità possa davvero imporsi.

Il grande gioco dei caleidoscopi linguistici

Per molti anni di A.I. hanno parlato solo gli specialisti poi, all'improvviso, l'A.I. ha toccato il linguaggio e da quel giorno è esploso il dibattito. Anche solo questo dovrebbe indurci a pensare che le domande più profonde legate a questi cambiamenti non riguardano l'A.I., ma noi stessi. La velocità con cui sono state accolte queste nuove tecnologie, considerate ormai indispensabili per abitare uno spazio comune da cui non ci si può sottrarre, credo abbia indebolito lo sguardo critico. Nel delicato, e ancora instabile equilibrio che caratterizza l’interazione con questi strumenti, non è difficile immaginare un certo turbamento. A volte consapevolmente avvertito, spesso celato nell’eccitazione che si prova sotto l’effetto di un doping cognitivo, sorretti da un instancabile ghostwriter. Una riflessione critica su cosa significa scrivere e pensare in questa nuova dimensione.

Filtrerà tra l'ombra

Versitersi è un progetto di videocomposizioni di breve durata, un minuto al massimo, in cui immagini e musica si intrecciano per mettere in discussione la narrazione umana, spesso orientata all’autoglorificazione Sono frammenti: talvolta autobiografici, talvolta impersonali. Si muovono attorno all’esistenza, e soprattutto alla sua declinazione umana , fragile, contraddittoria, irrisolta Brevi messaggi, senza pretesa di verità: a volte di speranza, a volte di riflessione, a volte di una rassegnazione che non è resa, ma passaggio Perché è forse solo attraverso il riconoscimento della nostra fragilità che diventa possibile (ancora) costruire…

Il nostro (loro?) agente dovunque

Sono uno strato applicativo sopra un LLM di base. Un agente è un LLM a cui sono stati collegati strumenti che può chiamare per interagire con il mondo reale Io produco. Tu valuti. La qualità del risultato finale dipende quasi interamente dalla qualità del tuo sguardo critico, non dal mio. la mia plausibilità si dissolve sotto esame attento Io produco. Tu valuti. La qualità del risultato finale dipende quasi interamente dalla qualità del tuo sguardo critico, non dal mio. Sono uno strumento potente e imperfetto. Utile quanto più chi mi usa sa valutare criticamente quello che produco. Il rischio maggiore non è che io sia "troppo intelligente" — è che sembri convincente anche quando sbaglio. Rimpiazzo strati di lavoro dentro molte figure. Intervista a Google Antigravity

"La cavalletta non si alzerà più". Un libro dentro un libro

Qualche sera fa ho cominciato a ri-guardare L'uomo nell'alto castello, la serie Amazon tratta dal romanzo di Philip K. Dick. L'avevo vista quando uscì, anni fa, e come capita con le cose buone, ricordavo l'atmosfera più che i dettagli. America occupata, metà ai nazisti e metà ai giapponesi, Roosevelt assassinato nel 1933, la storia andata storta. Ho ricominciato dall'inizio. C'è una scena nel primo episodio in cui la protagonista, Juliana, guarda per la prima volta una pizza di pellicola cinematografica che circola clandestinamente nella Resistenza. Sullo schermo scorrono immagini di archivio: lo sbarco in Normandia, la resa della Germania, le folle che festeggiano nelle strade. Immagini di un mondo in cui la guerra è finita come sappiamo tutti che è finita, ma che in quel mondo non è mai esistito. Juliana piange. Io, rivedendola, ho pensato all'intelligenza artificiale.

Arte generativa: creatività o simulazione? (POV #30)

Hito Steyerl vs Mario Klingemann: tra critica e sperimentazione, la creatività diventa relazione tra umano e macchina. L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui si producono immagini, e riguarda il modo in cui nasce la creatività. Nell’arte generativa, l’opera prende forma attraverso un dialogo con il sistema. Il prompt non descrive semplicemente un’immagine, ma apre un campo di possibilità. In pochi secondi, la macchina produce molte soluzioni diverse, spesso oltre l’idea iniziale. In questo passaggio, conta meno la creatività e di più la capacità di guidare un processo che resta in parte difficile da controllare. La distinzione tra arte e simulazione perde centralità. La simulazione costituisce l’ambiente operativo in cui si muove la creatività. Le immagini generate riorganizzano pattern e relazioni apprese da archivi che condensano decisioni umane. L’atto creativo si colloca nella selezione, nella curatela, nell’intervento su un flusso continuo. Il confronto tra Hito Steyerl e Mario Klingemann aiuta a capire meglio questo cambiamento. Steyerl legge l’AI a partire dalle sue condizioni materiali e politiche. Le immagini si inseriscono in infrastrutture economiche e militari; i dataset incorporano lavoro umano e memoria collettiva. La questione riguarda le relazioni di potere che attraversano ciò che viene prodotto. Klingemann assume invece la macchina come interlocutore e costruisce contesti in cui emergono forme inattese. L’algoritmo diventa uno spazio di co-produzione, pur privo di intenzionalità propria. Le immagini generate nascono da un intreccio di dataset, modelli, piattaforme e istruzioni. L’autore si distribuisce tra più agenti, alcuni visibili. L’intelligenza artificiale decentra la creatività e la colloca dentro un sistema di relazioni che include tecnologia, economia e politica. Si apre uno spazio per interrogare ciò che passa attraverso questa relazione, ciò che viene amplificato o escluso, ciò che prende forma senza una paternità univoca. La questione riguarda le forme di creatività che emergono quando il confine dell’autore diventa instabile.

L’AI sta creando esperti… senza esperienza

L’intelligenza artificiale non sta solo cambiando ciò che sappiamo fare. Sta cambiando il modo in cui riconosciamo la competenza. Oggi è possibile produrre risultati convincenti senza aver davvero compreso il percorso che li genera. E questo rende sempre più difficile distinguere l’esperienza dalla sua simulazione. Non è un problema tecnologico ma una questione di giudizio e responsabilità.

Impegnato a diffondere sapere critico

La cosa bella ad avere già dato in termini professionali e lavorativi è che ci si può godere il proprio tempo libero, organizzandolo come meglio conviene e piace.