Io dico NO! I say NO! Io voto NO!

In una realtà italiana caratterizata dal conformismo e dall'omologazione diffusa, c’è chi si accoda, abbassa lo sguardo per paura, si astiene, si passivizza, e c’è chi alza lo sguardo, continua a sperare, agisce per un cambiamento reale, SOGNA!

Non è una riforma tecnica. È una questione di potere.

Un’analisi critica del referendum sulla riforma della magistratura e delle sue implicazioni costituzionali. La separazione delle carriere e il nuovo assetto degli organi di autogoverno rischiano di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, aprendo la strada a una progressiva concentrazione del potere politico. Una riflessione sul rapporto tra giustizia, democrazia e tutela dello Stato di diritto.

Una riforma come le altre? NO.

C'è una domanda che questa riforma costituzionale non vuole che tu faccia. Non è una domanda difficile. È anzi la più semplice possibile, quella che qualunque persona ragionevole farebbe davanti a qualunque proposta di cambiamento: chi ci guadagna? Non chi guadagna in astratto, non il sistema, non i cittadini, non la democrazia. Chi, concretamente, con nome e cognome e fascicolo aperto sul tavolo di qualche procura italiana, guadagna dal fatto che i magistrati abbiano meno potere. Rispondere a questa domanda non richiede competenze giuridiche. Richiede solo la volontà di guardare dove la riforma indica di non guardare.

Intervista (possibile) con Paola: 1933

E’ surreale! In tante parti del mondo milioni di persone sono serrate nella morsa di guerre disumane, decise da umani ma gestite da algoritmi che non conoscono la vergogna, l’empatia e l’umana pietà. In questo tempo minaccioso e sospeso a noi, abitanti di una fortunata ( per ora) penisola felice, viene chiesto di esprimere il nostro parere su un quesito astruso, quesito che sembra nascondere dietro una sintassi complicata un confuso progetto di vendetta contro regole democratiche ormai mal sopportate. Per esprimere il mio personale NO a questo progetto, sono andata a cercare sostegno nella memoria di coloro che hanno vissuto tempi terribili, e che di quei tempi rimangono ormai ultimi testimoni

Consapevolezza

Non sono una costituzionalista. Non ho le competenze tecniche per valutare nel dettaglio ogni singola modifica proposta, ma riconosco quando il dibattito pubblico degenera. Riconosco quando mi viene chiesto di votare sulla base dell'emozione e non della ragione, dell'appartenenza e non del merito. Per questo al referendum costituzionale voterò NO.

Non è una riforma tecnica. È una questione di potere.

Un’analisi critica del referendum sulla riforma della magistratura e delle sue implicazioni costituzionali. La separazione delle carriere e il nuovo assetto degli organi di autogoverno rischiano di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, aprendo la strada a una progressiva concentrazione del potere politico. Una riflessione sul rapporto tra giustizia, democrazia e tutela dello Stato di diritto.

Bromas a profusión para todos

El juego de ‘llama o toca el mostrador’ no era propiamente un juego, sino más bien una broma perpetrada a costa de un niño. Podía resultar divertida o sádica. Nunca del todo inútil; tal vez, incluso pedagógica.

Quando il giudice è una macchina. Una giustizia senza errori, ma è ancora giustizia?

“Sbaglia solo chi lavora”. Quanta verità in una frase che quasi tutti abbiamo sentito decine di volte, magari come consolazione o giustificazione dopo un nostro stesso errore, pronunciata da capi o colleghi benintenzionati. Del resto, sarà capitato a molti di conoscere persone che, in azienda o altrove, “sbagliano” veramente pochissimo. È anche vero che esistono professioni in cui l’errore ha un peso particolare, perché può produrre conseguenze disastrose: piloti d’aereo, autisti di mezzi pubblici, comandanti di navi; medici e infermieri; presidenti degli Stati Uniti, e così via. Tra queste categorie ci sono certamente anche i giudici, questo non si può negare. Ma al di là degli slogan, delle ingerenze della politica e di riforme più o meno comprensibili, che cosa significherebbe davvero chiedere una giustizia più efficiente e più imparziale? Proviamo allora a immaginare, ammesso che sia possibile, un giudice perfetto: zero errori tecnici, massima rapidità, e ovviamente immune a ogni forma di condizionamento non solo politico, ma anche umano. E vediamo che risposta può offrirci, per esempio… la fantascienza.

AI, capitalismo e futuro della democrazia (POV #28)

Aaron Bastani vs Marc Andreessen: l’AI come bene comune o come motore del mercato? Se l’AI e l’automazione stanno ridefinendo la produzione di ricchezza, chi dovrebbe controllare queste tecnologie? L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una rivoluzione tecnologica. Più raramente viene analizzata come una trasformazione politica ed economica. Chi possiede le infrastrutture dell’automazione? Chi beneficia della produttività generata da algoritmi, robotica e sistemi di calcolo sempre più potenti? La promessa dell’AI è quella di ridurre il lavoro necessario per produrre beni e servizi. Ma questa promessa apre una questione più radicale: se le macchine producono ricchezza, che cosa accade alla distribuzione di quella ricchezza? In questo nuovo articolo di POV prendo in esame due visioni divergenti nel dibattito contemporaneo. Da una parte Aaron Bastani, teorico del cosiddetto “comunismo di lusso completamente automatizzato”, secondo cui le tecnologie avanzate potrebbero consentire una società post-capitalista fondata sull’abbondanza e sulla proprietà pubblica delle infrastrutture produttive. Dall’altra Marc Andreessen, imprenditore e investitore della Silicon Valley, autore del celebre saggio secondo cui “il software sta divorando il mondo” e sostenitore di un techno-ottimismo radicale in cui l’innovazione guidata dal mercato rappresenta il principale motore di progresso. Due diagnosi diverse sul presente, due immaginari opposti sul modello di società che vogliamo costruire.

Aforismi sulla tecnologia e sulla tecnoconsapevolezza

Non solo aforismi ma pensieri, citazioni, riflessioni, frasi non necessariamente celebri ma utili a contestualizzare la consapevolezza in un ambito tecnologico e digitale. L'elenco è lungo, non esaustivo, sempre in aggiornamento. Le frasi che lo compongono sono state categorizzate, per quanto è stato possibile, dentro categorie specifiche. Un modo per facilitare la lettura anche se forse questa operazione non era necessaria. I lettori infatti troveranno forse più utile scorrere quanto da noi proposto, soffermandosi su ciò che ritengono più consono alle loro sensibilità, bisogni e conoscenze.

Sull’equinozio e sull’arte dimenticata di attraversare le soglie

Oggi abbiamo perso il senso delle soglie che ci ricordano la nostra collocazione nel cosmo. Tecnicamente avanzatissimo e ritualmente analfabeta, l'uomo occidentale cambia continuamente posizione restando, nel profondo, fermo. Eppure l'esigenza non è scomparsa: è parte costitutiva del nostro essere-umani. L'equinozio è un'offerta che ci fa l'universo. Serve soltanto lasciarsi attraversare da tre domande: da cosa mi sto separando? Verso cosa mi sto muovendo? Sono disposto a stare nel mezzo il tempo necessario? L'equinozio di primavera come metafora per riflettere sul significato dei riti di passaggio, sulla perdita del senso delle soglie nella cultura occidentale e sull'esigenza, mai scomparsa, di sincronizzare il ritmo individuale con qualcosa di più grande

Paul Valéry e le parole

Il rapporto tra linguaggio e pensiero è uno dei problemi più affascinanti della filosofia e della teoria della letteratura. Tra gli autori che hanno riflettuto con maggiore profondità su questa relazione vi è certamente Paul Valéry, poeta e saggista che nei suoi celebri Cahiers analizzò con straordinaria finezza il funzionamento della mente e il ruolo delle parole nella formazione del pensiero.

Food Quality in the Harsh Light of Political Development

This stream of thoughts exposes why your groceries taste less like food and more like a policy memo gone stale. It drags you through a food system so entangled with politics that even lobbyists would blush. Every bite becomes a souvenir from a failed reform, seasoned with bureaucratic aftertaste. If your milk tastes like compromise and your bread like a coalition agreement, this text explains why. Politicians aren’t just governing — they’re feeding us, and the menu gets worse with every crisis. The more chaos they create, the more preservatives end up in your stomach. Brace yourself: this is a tasting menu of legislative sludge, and it’s served without apology.

Il numero del fuoco

When I was small You took me by the hand Father you should know I finally understand You taught me wrong from right And how to live You gave the greatest gift That one could give You never let me down You made me strong When I made mistakes When I was wrong