Desiderio e Tempo: l’attualità interrogante di una lettura, francese

Durante gli anni trenta del secolo scorso A. Kojève con i suoi scritti (1935, sulla Revue d’histoire et de philosophie religieuse) e i suoi corsi (seminario su Hegel del 1938-1939), rileggendo pensiero hegeliano, in particolare i testi hegeliani pubblicati nel periodo jenese negli anni a cavallo tra il 1801 e il 1805, produce una influenza profonda sul pensiero francese. Kojève lesse e interpretò Hegel in maniera senza dubbio étonnante, trasformando il testo hegeliano in un’antropologia filosofica e la dialettica hegeliana in una pratica politica rivoluzionaria, davanti a un pubblico esterrefatto e al tempo stesso grandemente affascinato e che annoverava fra i suoi nomi, come si desume dall’annuario dell’Ecole, Jacques Lacan, Georges Bataille, Maurice Merleau-Ponty, Raymond Queneau, Gaston Fessard, Eric Weil, Raymond Aron, Georges Gurvitch, Jean Hyppolite, Robert Marjolin, a volte André Breton e una volta anche Hannah Arendt

Il nostro rapporto tossico con il tempo

Tendiamo a riempire le nostre case di oggetti, il nostro tempo libero di relazioni e di attività di vario tipo. Il tempo “improduttivo” ci sembra sprecato e ci è più facile ragionare in termini di spazi vuoti e spazi pieni. Eppure, quel vuoto che tanto ci spaventa è un contenitore di potenzialità inesplorate.

La rinascita epistemologica dell’Occidente. Parte 1

L’empirismo non è in grado di spiegare questi e altri fenomeni storicamente decisivi, che declassa a fantasie, proiezioni, illusioni. L’empirismo, quando si tratta di accedere agli strati profondi del sapere e del reale, è cieco. Ciò non significa che sia banalmente falso, ma piuttosto che si riveli storicamente come l’epistemologia della superficie. Nel confronto dialettico tra Oriente e Occidente, quest’ultimo non può sperare di occupare un posto di rilievo nella storia futura rimanendo ancorato a vecchi schemi di pensiero e interpretazione.

La libertà del desiderio

Siamo abituati a cercare la libertà nel momento della scelta. Ma se ciò che desideriamo prende forma prima di scegliere, è forse lì che dovremmo cominciare a cercarla.

Louse on the Ragebait Cookie

A louse on a cookie — and an algorithm on our nerves. After decades in a school principal’s office, I thought nothing could outdo parental creativity. Then came AI‑generated ragebait: synthetic outrage so perfectly tuned it makes old-school WhatsApp panics about lice on tablets look almost charming. The real threat isn’t cookies, tablets, or imaginary mothers — it’s how eagerly we let a machine dictate what we get furious about. In the age of generative AI, we no longer go crazy in our own way. We go crazy exactly as the algorithm instructs.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [XI])

Undicesimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Il consenso non è stato abolito. È rimasto dov’era, nella forma che aveva. Proprio per questo è diventato più ambiguo. Continua a essere chiamato consenso, ma nomina ormai qualcosa che non coincide più con ciò che quella parola prometteva. Prometteva comprensione sufficiente, possibilità di rifiuto, rapporto riconoscibile tra atto e conseguenza. Oggi spesso certifica soltanto che un gesto è avvenuto: una spunta, un clic, una conferma.

La pace possibile da bramare

Della Cultura della Pace si deve parlare: la natura nostra è fuoco d’amore, di libertà, di verità. $ La pace è un valore che si agisce, e la sua modalità di espressione è corale. Nel panorama mondiale, testimoni dell’agire la pace ve ne sono, per qualche strana ragione si ripropongono però uomini di guerra, il male fa più notizia evidentemente. È uno strano sistema il dare parzialità di conoscenza, dimenticando ciò che è bene, utile, vero. Mi soffermerò su alcuni punti che hanno segnato la storia, tracciando percorsi ancora oggi di esempio. La pace, a mio avviso, si agisce nel mistero della spes contra spem. Ma porsi domande è necessario: quanto è presente nella coscienza dei ‘potenti’ della terra l’idea di pace? Soprattutto: è percepita tale idea di bene nell’umanità? Cosa si fa per porla in essere? L’epocalità della crisi etica mondiale induce a far sempre rinascere la scommessa di una filosofia che abbia a cuore una prospettiva irenica concreta. LECTIO MAGISTRALIS CATTEDRA DELLA PACE Premio Nazionale “Segni di Pace”, ASSISI - 21 aprile 2024

Come superare la sostituzione lavorativa dell'Intelligenza Artificiale. Un esempio con il caso degli Avvocati.

Prima di affrontare il “terrore” esasperante dell'aspetto c.d. sostitutivo è necessario svolgere due diversi ragionamenti. Altrimenti il presente testo non sarebbe diverso da tanti altri millenarismi che profetizzano disoccupazione e disagio o disordini sociali il tutto quasi in chiave di “Sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme! Masse isteriche!” come nella celebre sequenza del film Ghostbusters. La prima parte di questo articolo cerca di fare il punto sulla imminente fase di accelerazione e su ciò che inevitabilmente sarà la risposta tecnologica e scientifica nel rapporto uomo-macchina intelligente. La seconda parte affronta brevemente il concetto di lavoro che a quanto parte vorremmo preservare o difendere provando a introdurre il quesito del “se ne vale davvero la pena”. Infine si propone una soluzione che ad avviso dello scrivente è l'unica davvero meritevole di essere percorsa. Compatibile con quello che sappiamo ma in particolare con ciò che non possiamo sapere del futuro. Per praticità la categoria di riferimento in esito a questo scritto, sarà quella degli Avvocati datosi che è quella a cui appartengo ed è anche una delle più indicate come a rischio sostituzione. Voglio infine aggiungere che nello scrivere il presente articolo ho tenuto anche conto delle osservazioni che mi sono pervenute dai lettori dei miei scritti. In particolare per quanto riguarda i testi, le ricerche e i contenuti on line che mi sono stati segnalati e di cui in parte cerco di dare conto nel prosieguo di questo articolo.

Onthological trap

Humanity hasn’t fallen into the robotic abyss — it has slipped, elegantly, foolishly, almost willingly, like someone who mistook a conveyor belt for a red carpet. The human mind now blinks like a dying cursor, while the robotic world writes the rest of the paragraph without asking permission. We traded intuition for algorithms, and the algorithms didn’t even notice the ceremony. Our thoughts echo in a metal canyon where no one remembers who invented silence. And somewhere in that abyss, a lonely human idea still flickers mostly out of habit, not hope.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [X])

Decimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Quando ogni applicazione reclama il diritto di interrompere, quando ogni processo produce un alert, quando ogni relazione può presentarsi come urgenza, quando ogni piattaforma chiede di rientrare, il presente si popola di richiami concorrenti. Non viviamo più soltanto ciò che stiamo facendo. Viviamo anche ciò che potrebbe chiamarci via.

Dolore

Quando il dolore batte alle porte... e non ci lascia scampo...

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [IX])

Nono capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Quello che ci viene incontro non è sempre ciò che stavamo cercando. È ciò che il campo ha calcolato che potremmo cercare, costruito prima del nostro arrivo, offerto con la naturalezza di una risposta. Cerchiamo, e troviamo. Ma ciò che troviamo era stato disposto nello spazio della nostra ricerca, non perché il mondo lo avesse lasciato lì, ma perché il sistema lo aveva preparato come risposta possibile.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [VIII])

Ottavo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. La cosa che questo capitolo cerca di rendere visibile non è che il punteggio esista. Il punteggio ha una sua razionalità, dentro i campi che lo producono. La cosa da vedere è che il campo in cui questa razionalità è diventata normale non è stato scelto. Si è sedimentato. È cresciuto attraverso milioni di valutazioni, aggiustamenti, conferme, piccole ottimizzazioni locali. E ciò che si sedimenta senza essere scelto può sembrare naturale proprio nel momento in cui è più necessario interrogarlo. La cosa più difficile da vedere non è il punteggio. È il momento in cui hai smesso di chiederti se fosse il metro giusto.