Fuoco, tecnologia, guerra
Nell’era in cui tutti ci siamo eletti a novelli Titani, capaci grazie alla tecnologia di sfidare gli Dei dei nostri tempi psico-malati, Prometeo, colui che regalò agli umani il fuoco, che Zeus non voleva dare loro, sembra vergognarsi del suo generoso gesto e provare dei rimorsi. Prometeo, che secondo l’etimologia usata da Esiodo era colui che sapeva prevedere, sembra oggi rendersi conto, vergognandosi, di non avere previsto nulla di ciò che sta succedendo. La Terra si è riempita di fuochi (guerre, combustioni da sottosuolo e mobilità, e non solo) che poco hanno a che fare con il Fuoco oggetto del suo dono. La saggezza che insieme al fuoco doveva servire a guidare lo spirito di iniziativa umano si è deteriorata fino a scomparire.
L'etica oggi, in tempo di guerra. La lezione di Edward Bond
L’arte ha molto da insegnare: il libero sguardo dell’artista ci permette di osservare, per differenza, la miopia e la falsa coscienza dei politici, dei tecnici, degli imprenditori e dei manager. E anche la miopia di ognuno di noi. Il linguaggio dell’arte riguarda in modo speciale chi, in ambito aziendale, si trova a lavorare con le persone, e per le persone. Tra le arti, peculiare è il caso del teatro. L’analogia tra la scena teatrale e la scena sulla quale viviamo quotidianamente la nostra vita è evidente. Avendo in mente temi attualissimi: guerra, disagio sociale, senso di impotenza, neoliberismo, capitalismo finanziario, lasciamo la parola al drammaturgo inglese Edward Bond.
AI va in guerra
L’intelligenza artificiale è stata raccontata per anni come una tecnologia destinata soprattutto a migliorare la produttività, automatizzare compit...
Cyber guerra: il conflitto invisibile che sta già cambiando tutto
La guerra è cambiata, ma facciamo ancora fatica a riconoscerla. Oggi il conflitto passa dai sistemi digitali e dalle informazioni, con effetti reali su infrastrutture e società. Una riflessione su un fenomeno già in atto, ma ancora poco compreso.
La forma e la sostanza. Tecnologia, risorse e l'illusione della guerra risolutiva
In questi ultimi mesi, sollecitato da alcune persone che considero maestri, ho ripreso in mano i miei vecchi quaderni di carta. Ci sono dentro appunti, schizzi di ragionamento, frammenti di letture fatti nel tempo in cui non si scriveva ancora per pubblicare ma per capire. Ho pensato, con una certa immodestia che mi auguro almeno onesta, di farne un libro. So già come verrà inquadrato da chi abita il piano nobile del pensiero contemporaneo, quello che si estende all'incirca tra Porta Romana e il Duomo, con avamposti a Londra e San Francisco visitati una volta l'anno in business class. Costoro diranno "personal branding", con la sicurezza placida di chi ha trovato in due parole inglesi la chiave per interpretare qualunque gesto umano, dalla scrittura di un libro alla scelta di un caffè. Poi storpieranno entrambe le parole, ma con tale convinzione che la storpiatura diventerà, nel giro di qualche settimana, la pronuncia ufficiale nei coworking space in Gae Aulenti. Io non mi riconosco in questa lettura. O meglio: non posso escludere che contenga una parte di verità che preferisco non guardare troppo da vicino, ma di certo non ho intenzione di adottarne il vocabolario. Ho i miei quaderni, ho la lingua italiana, ho una certa diffidenza verso chiunque sia convinto che le idee viaggino meglio se avvolte nell'inglese come le caramelle nella loro pellicola di plastica colorata. Il fatto è che scrivere a partire dai quaderni è difficile. Difficile perché quegli appunti appartenevano a un pensiero in movimento, non a una tesi da difendere. Difficile perché il presente, mentre scrivo, non ha la decenza di aspettare. E difficile soprattutto perché quello che emerge dai quaderni, messo a confronto con ciò che accade fuori dalla finestra, rivela una continuità scomoda: le domande sono le stesse, i problemi sono gli stessi, le idee per cui si combatte sono le stesse. Forse è questo il motivo per cui vale ancora la pena di scrivere.
Il Tao infranto: Trump, l’Iran e l’arte (dimenticata) della guerra
C’è una cosa curiosa della guerra: quasi tutti citano L’arte della guerra di Sun Tzu, ma pochi sembrano averla letta davvero. Un’analisi dell’operazione “Epic Fury” in relazione ai principi de “L’Arte della Guerra” di Sun Tsu
In questo momento l'unico pericolo "con e per" l'Intelligenza Artificiale è l'uomo.
L'Ai è una tecnologia trasformativa. Fondamentale. Di cui abbiamo bisogno? Si. E' salvifica. Perché l'umanità si sta estinguendo. Siamo imprigionati nel pianeta Terra. Le cui risorse stiamo esaurendo. Mi dispiace per quelli che vogliono prendersi una pausa ma l'umanità non si mette MAI in pausa nel suo consumo sfrenato delle risorse. In questo articolo cercherò di spiegare perché abbiamo bisogno della tecnologia dell'Intelligenza Artificiale e come dovremmo considerarla. Nel contempo cerco di ribadire quali sono i principali rischi a cui stiamo andando incontro non "per colpa" dell'Ai ma per la natura dell'uomo. Per ciò che è, per quello che fa e come lo fa.
Una corsa verso cosa? Il paradosso di Jevons e la decrescita felice
La decrescita felice era un progetto politico, mentre il de-consumismo è diventato una scelta privata che il paradosso di Jevons rende inefficace. Questo articolo racconta che cosa si è perso tra l’una e l’altro, nell’epoca in cui i data center e l'IA consuma acqua e suolo al posto nostro.
Sustain-Ability: To Become or Not To Become?
“Future” sharpens our mind’s attention on the implications of present action, just as “death” compels us to reflect on the significance of life itself.
Ladies and gentlemens, dummies...
Oggi l'Intelligenza Artificiale permette a una singola persona di clonare in poche settimane l'impalcatura di software che hanno alimentato profitti giganteschi, ma... Un evento "storico" nel campo della programmazione di software
Somigliare al conosciuto
La responsabilità dell’inedito
AI collapse e rischio esistenziale secondo i teorici della "pausa" Ai: tra mito e realtà.
Oggi vorrei approfondire alcune delle ipotesi più assurde che circolano in rete di un c.d rischio esistenziale associato all'Ai. In particolare vorrei provare a immettere realismo nelle profezie sci-fi dei vari sostenitori della "pausa Ai".
Guido io o guidi tu?
Il mito del progresso illimitato e la mania del nuovo, venduto come miglioramento del precedente ha francamente stancato e dimostrano tutta la loro perversa connessione con la logica del capitalismo iperconsumista.
Ricordando Foucault, parte prima: andare oltre la “morale dello stato civile”
A cento anni dalla nascita di Michel Foucault, un percorso tra la sua vita e la sua opera, che si illuminano a vicenda, per rileggere la "morale dello stato civile": la richiesta di restare uguali a noi stessi che i profili professionali di oggi ci rivolgono, mentre la vita ci spinge a diventare altro.
AI e SI: il problema del limite
Il paradosso che si presenta quando si parla di superintelligenza artificiale è reale, e forse è persino il punto filosoficamente più interessante dell’intera questione.
Millelire per sempre
Quello che credo di aver imparato da un progetto controculturale degli anni Novanta, e perché può essere utile raccontarlo oggi. Il progetto -promosso dalla casa editrice Stampa Alternativa- nasceva come una provocazione, una risposta all’aumento dei prezzi del mercato editoriale italiano: mentre in libreria i volumi costavano sempre di più, si voleva dimostrare che era possibile produrre e mettere in vendita libri economici quanto una tazzina di caffè; da qui il suo nome eloquente (ed estremamente efficace): Millelire.
Chi sono i malati più gravi di epistemia? Gli accademici che scrivono articoli sull'epistemia
Un neologismo divenuto di moda -epistemia- non svela solo gli intenti del coniatore della parola, svela in senso più lato un atteggiamento caratteristico della categoria sociale alla quale il coniatore appartiene: i docenti universitari. Essi agiscono all'insegna di un'illusoria immagine di sé, che può essere riassunta così: noi deteniamo il sapere, ogni altro -studente, cittadino- ne è privo.
“Storie di straordinaria flânerie” - Introduzione
Questa è l’introduzione al volume 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐟𝐥â𝐧𝐞𝐫𝐢𝐞 edito da Rubbettino nel 2024. Nel 2026 ho invece pubblicato “Viaggiatori e turisti”, concludendo così la trilogia sul tema iniziata nel 2020 con il libro “In viaggio. Una vita da flâneur”, sempre per la stessa casa editrice.
Il fuoco, l’acqua e la Grande Madre
“Dove fanno il deserto, lo chiamano pace”
Il potere non ha mai soltanto bisogno della forza per dominare gli uomini; ha bisogno anche di conferire un senso alla propria forza, fino a trasformare la distruzione in qualcosa che possa essere chiamato, senza vergogna, pace.
Il problema dell'Intelligenza Artificiale? Ce ne sono 10.000
Ogni volta che si parla di intelligenza artificiale, prima o poi qualcuno annuncia quale sia IL problema. Per alcuni sono le allucinazioni, le risposte sbagliate date con grande sicurezza. Per altri sono la privacy, il lavoro che cambia o scompare, il rischio di affezionarsi a una macchina come a una persona, la fatica crescente di distinguere il vero dal verosimile. Ognuno ha ragione sul proprio pezzo. Il guaio comincia quando quel pezzo viene presentato come il tutto.
Una vita da flâneur. Isan (Thailandia)
L’Isan, nel nordest tailandese, è la regione più popolosa dell’antica terra del Siam. Un viaggia in Tailandia non può non prendere in considerazione questa regione, piena di gente, di vita e di agricoltura, che trasuda la vera natura della terra del sorriso.
De-consumare per scelta, de-consumare per necessità: le nuove diseguaglianze
Consumare meno è diventato virtuoso. Ma c'è chi rinuncia per stile e chi per necessità, e da fuori i due gesti si somigliano. Questo articolo racconta cosa succede quando la sobrietà diventa uno status e la rinuncia una condanna.