Macchina per Governare
Padre Dominique Dubarle, padre domenicano francese, coglie immediatamente la novità implicita in quel "libro straordinario, misteriosamente intitolato 'Cybernetics'", che Norbert Wiener, matematico statunitense, pubblicò negli ultimi mesi del 1948. Dubarle pubblica quindi subito una recensione di 'Cybernetics' sul quotidiano francese 'Le Monde'. Accade che nella recensione Dubarle -razionalista, dichiarato seguace di Cartesio- Dubarle, nella recensione, si allontana in realtà dal commentare il testo di Wiener: lo usa semplicemente come spunto per prefigurare una 'macchina per governare' ed un 'governo della macchina'. Uno scenario che da un lato affascina Dubarle, e dall'altro lo inquieta. Accadrà poi che l'articolo di Dubarle sarà preso in seria considerazione da Wiener, e sarà anzi per Wiener motivo di un cambio di prospettiva. Per noi, oggi, ottanta anni dopo, l'articolo è fonte di riflessione. Certe prospettive benvenute o inquietanti, che ci sembrano di apparizione recente, legate a tecnologie ancora nuovissime, apparivano già chiare a Dubarle. Già allora Dubarle parlava di 'automazione della verità' e di controllo autonomo della macchina sull'umanità. E già allora Wiener rispondeva che il maggior rischio risiedeva nell'uso della macchina da parte di una ristretta élite a danno del resto dell'umanità.
Il dominio della tecnologia e Flatlandia
La tecnologia non sta solo continuamente cambiando e innovando sé stessa ma producendo cambiamenti profondi, culturali, cognitivi, sociali, economici e sulle persone. Tutto grazie alla sua pervasività e connettività. Un articolo scritto nel 2018.
El imperio de lo computable [3]
Una vez que el mundo se concibe como información, el salto siguiente casi no necesita justificarse: si todo es información… entonces todo puede com...
Macchine pensanti e pensiero umano: rileggere Louis Couffignal nell'era dell'intelligenza artificiale
Nel 1952, il matematico e ingegnere francese Louis Couffignal pubblicò un volume di dimensioni modeste ma dal titolo provocatorio: Les machines à penser. Un'espressione che, a distanza di oltre settant'anni, continua a interrogarci con rinnovata urgenza. Viviamo immersi in dispositivi che definiamo "intelligenti", eppure raramente ci soffermiamo a riflettere sul significato profondo del "pensare", né su quali aspetti di questa facoltà una macchina possa effettivamente replicare – o simulare.
Il dominio dell’AI (POV #03)
Shoshana Zuboff e Yoshua Bengio: algoritmi tra emancipazione e controllo. Viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sembra promettere tutto: efficienza, conoscenza, persino giustizia. Ma gli algoritmi che regolano le nostre vite sono davvero neutrali? O nascondono nuove forme di potere e disuguaglianza? Da una parte, Shoshana Zuboff ci mette in guardia contro il “capitalismo della sorveglianza”, un sistema che trasforma ogni esperienza in dato da sfruttare, riducendo la libertà individuale a merce di scambio. Dall’altra, Yoshua Bengio, pioniere del deep learning, non nega i rischi ma invita a costruire regole, istituzioni e responsabilità collettive per fare dell’AI una tecnologia al servizio dell’umanità. Gli algoritmi sono una trappola che alimenta disuguaglianze sempre più profonde, o una risorsa che - se governata - può ancora rafforzare la nostra autonomia di pensiero?
INVERNO
E allora capii anche un'altra cosa, e fu quella a fare più male. Per tutto quel tempo mi ero nascosto dietro di loro. Avevo lasciato parlare i libri perché i libri non tremano, non piangono, non hanno una voce che si spezza. Li avevo chiamati io, uno per uno, a riempire il silenzio che non sapevo riempire. Ma la parola che serviva non stava in nessun libro. Non l'aveva scritta nessuno, e nessuno poteva dirla al posto mio.
Elogio della solitudine
La solitudine non è necessariamente la negazione dell’altro, né il rifiuto della socialità. È la capacità di non considerare la presenza altrui come una condizione necessaria alla propria esistenza. La solitudine allora, può trasformarsi da condizione temuta in conquista. La solitudine imposta è una condanna. La solitudine scelta è una libertà.
Generare diagrammi di argomento con l'intelligenza artificiale.
Dal Computer Aided Argument Mapping all'AI Aided Argument Mapping Le mappe argomentative rendono visibile la struttura logica di un testo: la tesi, le ragioni che la sostengono, le premesse implicite, le obiezioni e le confutazioni. Per decenni costruirle ha richiesto competenza e tempo, e il software (Computer Aided Argument Mapping) si limitava a fornire la tela. L'articolo sostiene che i modelli linguistici di grandi dimensioni cambiano la divisione del lavoro. Dopo aver mostrato come la lettura corrente fonda accettabilità, rilevanza e sufficienza in un'unica impressione di plausibilità, ripercorre le convenzioni grafiche dei diagrammi di argomento (Beardsley e Scriven, Wigmore, Toulmin) e difende l'albero rovesciato come la disposizione più adatta alla valutazione, collegandolo alla distinzione fra ragionare e argomentare e alla coppia antica di analisi e sintesi. Presenta poi LogicMap.AI, un generatore che unisce argument mining e argument mapping in un'unica pipeline e produce una sintassi intermedia correggibile a mano, una mappa HTML e un file per bCisive. La conclusione è che la delega toglie la parte lenta del lavoro e lascia quella difficile: la competenza logica si sposta dalla costruzione della mappa alla sua validazione, e chi ne è privo ottiene una comprensione soltanto apparente.
La politica emotiva non è Politica!
Parlerei di tempo socio-politico moderno, incivilmente confuso, in cui il senso politico si è invertito. Mancano ai vertici del potere Politici istruiti, sanamente attenti al senso del Bene Comune, gli attuali si sono resi del tutto ‘social’, quindi vuoti, e come tali sprovvisti di sostanza morale, incapaci di sognare e essere a servizio del proprio popolo. È la ridicola condizione che li porta a essere cantastorie, creando tifoserie insipide, irrazionali e che se la menano per inefficienza. Un popolo istruito è il più temuto dalla politica-nana.
Il futuro è già nella domanda
Possibile Probabile Immaginabile
It is neither a nightmare, nor a delusion, nor a black swan
Trump was planned, a grotesque product of the "cold, methodic algorithmic construction" of fanaticism
Una vita da flâneur. Phuket (Thailand)
Le luci di Bangla Road sembrano un incendio che non si spegne mai Che significa fare il flâneur in un mondo globalizzato? Oggi andiamo in Thailandia.
“Cara, e fattela una risata!”
Proseguo un filone che ho aperto con l’articolo precedente sul corpo delle donne (trovate il link in fondo alla pagina). Quel testo, condiviso su LinkedIn, ha acceso un acceso confronto: commenti con l’idea sottintesa che un uomo non abbia titolo per parlare di temi che riguardano il mondo delle donne. Io penso che gli uomini debbano parlarne, a patto di farlo mettendosi in discussione, con equilibrio, dentro un linguaggio e un territorio che non sono quelli abituali del maschile. Si sta scomodi, ci si espone. Stavolta parto da una frase che conosciamo tutti: “e fattela una risata” di fronte ad una battuta sessista e ad una reazione negativa ad essa. Ha la forma di un consiglio e la funzione di un ordine. Nel pezzo provo a guardare cosa fa davvero una risata in un gruppo, dove passa il confine del sessismo (se passa), e perché la risposta più efficace tocca a noi uomini: smettere di ridere, e rendere cara una battuta che finora non è costata niente a nessuno. Anche se, a ben vedere, il vaffanculo, però, resta un’opzione sempre efficace.
Funzionali
L’eresia del Socialismo in Occidente.
Decrescita, ESG e il definitivo tradimento del proletariato
Six Seven, Skibidi e altri non sense
Riflessioni sulla "cultura" social pop. Le idee non vengono selezionate perché sono vere o buone, ma perché sono brave a replicarsi. La viralità misura la capacità di essere copiati, o invidiati, o di far discutere, non il valore dell’idea in sé.
It is all public relation, words are important
Il vinile e il tempo dell’ascolto
Tornare al vinile significa anche interrogare la fretta con cui chiediamo alle cose di meritare la nostra attenzione.
Le incertezze sul futuro dell'Intelligenza Artificiale
Una riflessione che nasce dall'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping: l'assenza di Anthropic e il sospetto di un occasione mancata. Un incontro tanto atteso. Un esisto difficile da interpretare. La sensazione strisciante e inquietante che la diplomazia non abbia molto da offrire. Sono molte le chiavi interpretative che si susseguono. Ciascuna portatrice di conclusioni che forse rispecchiano più l'intendimento di chi si applica nell'opinionismo laddove le notizie a disposizione sono talmente poche che alimentano più che altro l'immaginario. Provo a fare un analisi ragionata su alcuni aspetti. Basandomi più su quello che manca. E su quello che avrebbe dovuto esserci. A cominciare da Anthropic.
2030: l'ultima casella del Monopoli?
La casa, nata per “metter su” e proteggere la famiglia, è diventata la casella su cui si gioca la partita del capitale: prima garanzia per i mutui, poi titolo da cartolarizzare, domani lettera da certificare; a ogni giro del tabellone cambiano le regole ma il pedaggio lo pagano sempre gli stessi.
Togliere il volante. Cosa si nasconde dietro la 'guida autonoma' dei veicoli
Investire e sperimentare nella guida autonoma? Perché andare in cerca di automobili che si guidano da sole? Questo trend tecnologico -che aveva numerosissimi sostenitori fino al 2020 circa- è stato poi messo in secondo piano dal gran successo dell''intelligenza artificiale generativa'. Ma continua a covare sotto la cenere. Esponenti politici della sinistra italiana si fanno oggi, 2026, promotori della diffusione in Italia e in Europa di questa tecnologia. A che pro? Perché le Pubbliche Amministrazioni italiane dovrebbero investire risorse in infrastrutture per la 'guida autonoma? E' questo che serve a Milano, a Roma? In tempi anche non lontani, gli stessi esponenti politici della sinistra sostenevano il trasporto pubblico. Ora la guida autonoma. Si ricordi che la guida autonoma esige l'adattamento del suolo pubblico: semplificando, ma non troppo, l'auto a guida autonoma non viaggia sulla strada, ma sulla mappa digitale di Google. In realtà è difficile mostrare l'utilità di questa tecnologia. Ed è per converso abbastanza facile portare alla luce riflessioni critiche. Quindi ripubblico senza nessuna modifica un testo che ho scritto nel 2020.
La realtà è una prospettiva
Dire che la realtà è una prospettiva comporta il compito di curare il proprio punto di vista, senza concedere a ogni opinione lo stesso valore. Le prospettive si giudicano per la loro franchezza, per la disponibilità a dichiarare da dove guardano e per il rapporto fra la fiducia che esprimono e le prove che le sostengono; si giudicano anche quando la verità e il consenso divergono, costringendoci a scegliere quale dei due servire.
Il capitalismo si può battere?
Le nuove coordinate del lavoro: individualizzazione, autonomia e potere nelle organizzazioni europee
Il testo sostiene che la domanda sullo spostamento politico delle culture del lavoro europee sia mal posta se formulata lungo un'unica scala destra-sinistra. Riprendendo la distinzione fra asse economico e asse socio-culturale adottata dal Chapel Hill Expert Survey, l'autore mostra come le organizzazioni possano muoversi insieme verso un maggiore pluralismo e verso una più marcata individualizzazione del rischio e della responsabilità. Attraverso i dati OECD sulla rappresentanza collettiva e le rilevazioni Eurofound sulle condizioni di lavoro e sul lavoro ibrido, il testo distingue autonomia operativa e potere decisionale, analizzando la flessibilità revocabile e il controllo incorporato nei sistemi digitali. L'apparato teorico combina Fraser su riconoscimento e redistribuzione, Boltanski e Chiapello sull'incorporazione della critica, Sennett e Standing sulla corrosione dei legami e il trasferimento del rischio, Argyris e Schön sulla teoria in uso, Hirschman sulla voice. La conclusione individua nel passaggio dal lavoratore alla persona responsabile di sé il mutamento più profondo e propone di spostare l'analisi dalla collocazione ideologica dell'organizzazione alla domanda su dove, al suo interno, si trovi il potere di cambiare le regole.
PERDONO!
La parola “perdono” sembra innocua, ma nelle lingue indoeuropee nasconde un gesto più radicale del previsto. In italiano, come in francese o in inglese, essa deriva dall’idea di “dare completamente”, “cedere interamente” qualcosa all’altro. In tedesco, vergeben (“ver-gé-ben”) conserva ancora più chiaramente questa struttura: “ver”, prefisso intensivo che implica separazione o completa cessione, unito a “geben”, dare. La radice indoeuropea è comune: perdonare significa letteralmente “dare via”, cioè rinunciare attivamente a un diritto morale, giuridico o emotivo che si sarebbe pienamente autorizzati a esercitare.