India

Viaggiare conserva ancora il sapore di un tempo? Attorno a questa domanda nasce il desiderio di scrivere questo racconto. Facile rispondere che l’unica cosa persa è la gioventù, argomento con cui spesso si liquida qualunque tentativo di chiedersi cosa è davvero cambiato rispetto al passato. Provo, in ogni caso, ad accennare qualcosa. Il fascino del mistero, della scoperta, sembra essersi attenuato: mappe gps, comunicazioni istantanee da ogni luogo, overdose di immagini e recensioni presenti su tutti i social, rendono sempre più raro lo stupore e la meraviglia della vera, e magari casuale, scoperta. La velocità e la capillarità degli spostamenti ha reso concreta e tangibile l’intuizione del “villaggio globale”. La “riproducibilità tecnica” del reale, attraverso forme di simulazione fino a poco tempo fa inimmaginabili, mina e corrode la nostra percezione. Da tempo penso che quando guardiamo un paesaggio non stiamo tutti sperimentando la stessa cosa. Ma nulla di questo è compreso nel racconto, che narra le vicende vere di un viaggio ormai lontano nel tempo, attraverso l’espediente narrativo del protagonista che torna sui suoi passi per riflettere sul senso del viaggio.

Un viaggio da sogno: il Fantastan

Questa è la bozza di itinerario che abbiamo costruito nella nostra mente e che, tutto sommato, potremmo provare anche a concretizzare quanto prima, stanchi delle solite mete; sicuramente immaginiamo possa essere un viaggio ...fuori dal comune. Qualcuno è interessato a condividerlo con noi? Se invece avete voglia di immaginare altri viaggi (im)possibili, potrete trovare nuovi spunti in alcuni libri che, tra il serio e il faceto, vi consentiranno di dare libero sfogo alla vostra fantasia, oltre a informarvi su luoghi realmente esistenti e altri inventati e da reinventare con la vostra immaginazione; a questo proposito vi consigliamo di leggere prima di tutto “Le città invisibili” del grande Italo Calvino, edito da Einaudi; e poi “Sovietistan” di Erika Fatland, edito da Marsilio, e “Molvania” di Santo Cilauro, Tom Gleisner e Rob Sitch, edito da Rizzoli; perché il primo luogo in cui germogliano i viaggi è proprio nella nostra mente, soprattutto quando la realtà è dura da sopportare...

Pagine e passi: un viaggio dell'anima

Nel vasto panorama dell'esperienza umana, libri e cammini si presentano come due percorsi paralleli che si intrecciano armoniosamente, guidandoci attraverso territori inesplorati dell'anima e della mente. Come mappe preziose, ci conducono per strade diverse verso la stessa destinazione: la scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Come le arterie di un ragno divino America Latina: sogno europeo, nuovo mondo

L'America Latina narrata dai cronisti che accompagnarono la Conquista spagnola. L'America Latina vista dai viaggiatori europei. E poi l'America Latina, colta nelle sue differenti sfaccettature culturali, sociali, politiche, ambientali, raccontata dai romanzieri latinoamericani : “tutto è nuovo, tutto è deja vu in questo labirinto di mangrovie, spirale nello spazio, con le numerose incisioni di fiumi suddivise nelle linee sottili di affluenti, correnti interne, torrenti costieri, come le arterie di un ragno divino, grande ragnatela, telaraña scaturita dalla musica degli elementi, spirale che 'carece de remate', anello senza fine”. La materia narrativa, la rete di storie riguardanti il Nuovo Mondo -rete variegata, diversamente intrecciata, senza fine né principio- non può che essere proposta per labili tracce, brani arbitrariamente tratti da sterminate biblioteche, connessi da sottili affinità. “Rimandi, frammenti, echi, dentro e fuori dal romanzo. Senza bussola, senza mappa". E sarà buona cosa se il lettore si smarrirà “lungo i tronchi e tra i rami di questo labirinto”. Ripubblico qui il decimo (penultimo) capitolo del 'Viaggio letterario in America Latina' (Marsilio, 1998; 'Viaje literario por América Latina', Acantilado, Barcelona, 2000), sintesi dell'intero saggio. Tutt'altro avrei potuto scrivere sull'argomento, molto avrei potuto aggiungere o togliere. La sequenza dei paragrafi potrebbe ben essere un'altra. Se scrivessi ora, certo scriverei un testo differente. Ma cosa vuol dire in fondo scrivere? Scrivere è un viaggio nel caos. Non tutto può essere esplicitato. Ho sempre pensato che l'autore non sia altro che un lettore che lascia tracce dei suoi percorsi. So comunque che non sarei riuscito a scrivere questo testo senza l'ausilio di un computer e di un programma di scrittura: il meraviglioso XYWrite, che stava in 250 kappa. Il testo era pensato per essere letto su carta, inevitabilmente abbandonandosi al flusso della narrazione. Ma lasciavo anche al lettore, attraverso fitte note, la possibilità di risalire alle fonti citate o alluse. In questa versione destinata alla lettura su supporto digitale ho eliminato le note. Perché penso che il lettore che legge sullo schermo, così come può muoversi all'interno del testo cercando il ricorrere del nome di un personaggio, di un autore, di un luogo, può anche giocare a cercare da sé l'origine dell'evocazione offerta dal testo. Avevo immaginato un lettore con il libro in mano. E ora il testo è affidato a un lettore con in mano il suo smartphone, o di fronte allo schermo. Il mio invito di autore e lettore resta lo stesso: di abbandonarsi all'ondeggiare del puro racconto, come ascoltando la voce di un cantastorie.

La guerra e il cinismo della consulenza strategica. Un apocrifo dantesco

Terzine dantesche. Versi che nella 'Commedia' starebbero nell'Inferno. Virgilio è il Consulente. Richiamati dall'attualità, dai conflitti bellici presenti, mi sono tornati in mente questi versi scritti ventitrè anni fa. Quando le cronache raccontavano dell'invasione dell'Iraq. Legame perverso tra terrorismo e guerre; tra guerre e speculazioni finanziarie; tra business e morte; tra posizioni istituzionali e interessi personali. Uso politico di fedi e religioni. Cinismo nell'esercizio del potere. E ruolo, in tutto questo, della consulenza strategica. E poi anche la manipolazione del consenso, che -nel 2003 era già evidente- trova veicolo ideale in piattaforme digitali.

Odissea. Il poema delle conseguenze

Sono andato a vedere l'Odissea di Nolan in una sala di Milano, a luglio, nell'ora in cui il cinema è ancora il posto più fresco del quartiere. Tre ore dopo ne sono uscito con un'idea sbagliata, che è il modo migliore di uscire da un film: le idee giuste si consumano in fretta, quelle sbagliate lavorano.

Por fin todos hablamos de criterio

La aparición de los primeros sistemas generativos capaces de conversar, escribir y producir imágenes hizo visible algo que venía gestándose desde mucho antes. No era solo que una máquina pudiera realizar tareas consideradas complejas. Era que nosotros llevábamos décadas reorganizando el mundo para que cada vez más actividades pudieran ser formalizadas, medidas, comparadas y transferidas a sistemas. La inteligencia artificial no iniciaba el proceso. Lo volvía imposible de ignorar.

L'ultima sussunzione?

Fertilità, inquinamento e sfruttamento delle risorse: quando l’accumulazione arriva a recintare il corpo che genera la vita Il crollo della fertilità — spermatozoi e ovuli — viene raccontato come una disfunzione clinica. Provo a leggerla diversamente: come l’ultimo capitolo di una lunga storia di espropriazioni, in cui un modo di produzione, dopo aver esaurito la terra, l’acqua, l’aria, le risorse, presenta il conto al corpo stesso che genera la vita.

Dante, Böhme, Kant, Bernanos, Sen: analogie e spunti per un'etica del digitale

Serve oggi, nel pensare a proposito del presente, libertà e coraggio. In cerca di un'etica per i tempi del trionfo -forse solo apparente- della cultura digitale e della cosiddetta intelligenza artificiale, serve andare a cercare spunti, analogie e chiavi di lettura non consuete. Il pensiero di Dante Alighieri, Jakob Böhme, Immanuel Kant, Georges Bernanos, Amartya Sen apre la strada ad una riflessione sulla 'giustizia' e sulla 'responsabilità' nel tempo presente.

La grande assente: la morte come fondamento nascosto della vita.

Una riflessione sui recenti saggi di Benedetta Mastroviti e Luca Magni Un confronto tra i recenti saggi di Benedetta Mastroviti ("La mortalità come condizione del vivere") e Luca Magni ("Linguistic Exorcisms and Complementary Semantics") rivela una sorprendente convergenza: la morte, rimossa dal linguaggio e dalla cultura occidentale, emerge come il limite nascosto che rende possibile il senso stesso della vita. Attraverso i concetti di cono d’ombra e differenza inversa, l’articolo esplora il rapporto tra ciò che viene escluso dalla nostra visione e ciò che, proprio in quanto nascosto, ne costituisce il fondamento.