Il ruolo della filosofia è “pedagogico”, per preservare e coltivare un atteggiamento critico
Un colloquio 'filosofico' di Carlo Mazzucchelli con Andrea Zhok, filosofo, docente di Antropologia filosofica e Filosofia morale. L'intervista è scaturita dalla lettura dell'ultimo libro di Andrea Zhok, 'Il senso dei valori'. Fenomenologia, etica e politica'. Un testo generoso, ricco e profondo, di cui consiglio a tutti la lettura. Un testo impegnativo ma che offre, a chi non si sia arreso al disorientamento umano e di pensiero dei nostri giorni, dentro una modernità occidentale in crisi, uno strumento interpretativo e filosofico di matrice fenomenologica. Uno strumento utile per provare a (ri)dare un senso all'azione umana, a esseri umani in carne e ossa, oggi sempre più accomunati e ridotti a semplici macchine computazionali e algoritmiche. La riflessione e la proposta formulata dall'autore passa attraverso "l'articolazione del valore", declinato in forme di vita comunitaria, concretezza e sintesi, da sviluppo della libertà in continuità con il passato, dall'accettazione della pluralità.
Lo zucchero e il veleno
Sulla filosofia come placebo e sul pensiero che non consola
[Mediocrità]
Una lirica scritta per sottolineare ahimè la mediocrità imperante in molti settori della vita quotidiana. Mediocrità aumentata a livello esponenzia...
Alle navi, filosofi!
Una riflessione filosofica di Gilda Yoko Diotallevi, Filosofa del diritto e direttrice della rivista di arte, filosofia e cultura Fiori Vivi. La riflessione parte da un aforisma di Nietzsche, tratto da La Gaia Scienza, che termina con un invito a tutti i filosofi a imbarcarsi sulle navi....Una riflessione che esprime perfettamente lo spirito e il senso del progetto della Stultiferanavis.
Filosofia perenne
Il filosofare è il pensiero che va oltre limiti e costrizioni, cercando il sapere al di là di ogni conoscenza settoriale. Per questo si arriva a proclamare la morte della filosofia: di fronte al proliferare di discipline scientifiche e tecniche, una conoscenza multidisciplinare appare oggi inattingibile. Ma più che di morte della filosofia, possiamo parlare di resa dei filosofi. Vediamo sulla scena 'filosofi' che si adeguano a un ruolo ancillare, ponendosi in posizione di sudditanza e di servizio si specifici ambiti scientifici e tecnici. Eppure la figura del filosofo acquista oggi, nell'Era Digitale, una nuova importanza. Servono oggi liberi pensatori tesi oltre ogni conoscenza settoriale, specialistica, disposti a svelare il senso nascosto, complessivo, quel senso che ogni scienza nomina e descrive nel suo modo parziale. Servono pensatori disposti al rischiaramento: l'illuminazione che rende chiaro l'oscuro.
Sette modi di pensare al pensiero: una riflessione filosofica ed epistemologica
L’arte di pensare è una delle caratteristiche più distintive dell’essere umano, ma al tempo stesso una delle più complesse. Riflettere sul pensiero significa affrontare una duplice sfida: capire come formuliamo idee, decisioni e strategie, e comprendere i limiti e le distorsioni insite nel nostro modo di ragionare. Questo articolo, ispirato sia alla pratica manageriale sia alla tradizione filosofica, esplora sette elementi fondamentali del pensiero, connettendoli a riflessioni epistemologiche e filosofiche di ampia portata.
Nella carne del soggetto
Un’indagine filosofica sulla centralità del corpo nella formazione del soggetto. Attraverso il confronto con Merleau-Ponty, Foucault e Heidegger, il testo sostiene che la soggettività non precede la vita incarnata ma prende forma nella carne, nella finitezza, nella vulnerabilità e nella trasformazione corporea.
Cartesio contro madre natura. Il fondamento teorico della civiltà robotica
La cultura rinascimentale ragiona in termini connessionistici: microcosmo e macrocosmo. L’uomo è microcosmo nel macrocosmo e tra i due vi sono corrispondenze, legami essenziali. Cartesio, invece, opera una scissione radicale, ontologico-metafisica tra mente e mondo, anima e corpo, io e non-io, soggetto e oggetto, spirito e natura. È il principio teorico di una coscienza a-ecologica o eco-illogica. Riducendo il mondo a meccanismo Cartesio prepara la cultura europea alla conversione della biosfera nella tecnosfera. Per questa via si finisce per sostenere che foreste e parcheggi sono la stessa cosa e che gli animali non possono provare emozioni perché sono macchine. L’esito di questa riduzione ontologica è una distesa di materia omogenea, un reticolato di oggetti indifferenti. Il mondo è un pastone materico che possiamo smembrare e ricompattare a piacere. Tra un cane e un robo-cane, quindi, non c’è differenza: entrambi simulano di provare qualcosa. E' questo il principio d’autorità tecnocratico che oggi viene imposto: credete agli esperti, detentori della Verità per rivelazione superiore – anche se contrasta col buon senso. Il non plus ultra dell’esperto è sovrascrivere la nostra percezione con le sue tesi.
Nonna, facciamo filosofia?
Il racconto di un'esperienza di filosofia che coinvolge una nonna e la sua nipotina Gaia di otto anni e mezzo. Un dialogo che nasce dalla domande curiose, insolite e imprevedibili di una bambina che non si limitano a dei perché, ma nascono da una ricerca di risposte nette che non potranno mai essere tali.
Fantastica filosofia
I bambini hanno un loro meraviglioso modo di vedere e affrontare le situazioni che è completamente diverso da quello che sono il senso comune e le abitudini dei grandi. Utilizzano tantissimo l’immaginazione e affrontano gli eventi in modo creativo, immaginifico e simbolico al contrario di noi adulti che accettiamo tutto così com’è senza andare oltre o, ancor peggio, non lo accettiamo e lo critichiamo senza sforzarci di cambiarlo.
La traversata nuda: perché il corpo non è mai facile
Il corpo che cambia: quasi la metà dei ragazzi tra i tredici e i diciotto anni si dichiara disponibile a ricorrere alla medicina estetica, e un genitore su otto ha già suggerito ai propri figli di farlo. Il corpo che non si riconosce ancora trova una risposta immediata, un aggiustamento tecnico prima ancora che sia stato davvero incontrato e abitato. E la stessa logica, sempre più spesso, si estende all’identità di genere: il disagio di non riconoscersi diventa diagnosi, la diagnosi diventa percorso, il percorso diventa scelta irreversibile, tutto prima che il ragazzo abbia avuto il tempo di capire chi è. La forma del disagio cambia, ma la logica è la stessa: il corpo come problema da risolvere piuttosto che come luogo da attraversare. Da qualche tempo uso una parola latina: id. Neutro singolare, terza persona, né maschile né femminile. Significa “esso”, “ciò”, qualcosa che ancora non ha preso forma definitiva. Id non separa. Riconosce.
La vita emotiva sotto metrica: come le piattaforme digitali hanno reso le emozioni computabili
Le piattaforme digitali hanno operato una trasformazione radicale della vita emotiva attraverso l'introduzione di metriche quantificabili (likes/MiPiace, reazioni e interazioni, emoji, commenti, ecc.). Questo breve saggio prova ad analizzare come tali metriche non si limitino a misurare emozioni preesistenti ma le trasformino ontologicamente, (ri)creandole, rendendole discrete, computabili, estrattive, e funzionali all'accumulazione capitalistica. Attraverso l'analisi del caso Linkedin, si mostra come anche le emozioni professionali siano state colonizzate dal paradigma metrico. Infine, si discute il progetto Stultifera Navis come tentativo di resistenza attraverso l'abolizione radicale delle metriche affettive.
Scrum come sistema operativo dell'intelligenza: anatomia di un discorso autoreferenziale e il tramonto di un modello.
Vi sono fenomeni la cui struttura si comprende meglio nella fase terminale che nell'apogeo. La consulenza agile, quella che per quasi vent'anni ha prosperato sulla vendita di framework certificabili, di ruoli rinominati con etichette nuove, di ritualità iterative elevate a metodo trasformativo, attraversa oggi una crisi di pertinenza che i suoi indicatori economici ancora non registrano, ma che la qualità del discorso che produce segnala con chiarezza.
Il lavoro rubato, secondo Asimov. Una profezia sul declassamento umano
Molto prima dell’IA generativa, Isaac Asimov aveva già raccontato il trauma sociale della sostituzione del lavoro umano con le macchine umanoidi. In Abissi d’acciaio i robot sostituiscono dapprima il lavoro di commessi e fattorini, ma la loro diffusione minaccia presto di soffiare il posto anche a poliziotti, impiegati, colletti sempre più bianchi. Ci sono proteste, declassamenti, folle inferocite e uomini che capiscono di poter essere rimpiazzati non solo nella forza lavoro, ma anche nel giudizio, nelle competenze, nelle funzioni mentali. Ma il bersaglio vero del romanzo non è la macchina in sé. Asimov mostra con lucidità sorprendente che una società senza protezioni trasforma ogni progresso in una minaccia, e che il vero incubo non è la macchina che lavora meglio dell’uomo, ma il sistema che rende quella superiorità una condanna per chi resta indietro.
Il peso del passato: Jira, i sistemi legacy e la trappola epistemica delle organizzazioni
Ogni strumento tecnologico porta con sé una data di nascita e, raramente dichiarata, una data di morte. La prima è celebrata: comunicati stampa, adozioni entusiastiche, curve di crescita. La seconda si consuma in silenzio, nell'accumulo quotidiano di frustrazioni tollerate, di rinnovi automatici firmati senza convinzione, di alternative valutate e poi accantonate per paura del cambiamento. Lo spazio tra le due date è il territorio di questo saggio.
Stultifera Navis, ovvero: bollettino di bordo da un mare di guai
In cui si narra di una ciurma improbabile, dell'Ammiragliato LinkedIn, degli incursori Substack, delle mine dell'algoritmo e dei missili dell'intelligenza artificiale generativa.
Maker o Doer?
Quando fare è creare, e l'IA ci aiuta a vederlo, finalmente; forse.
Figura senior con almeno 3 anni di esperienza…
Se "senior" smette di significare responsabilità, esposizione, mestiere, non stiamo solo assumendo male: stiamo pensando peggio.
Vampiri di attenzione, perché il “gratis” costa più di quanto sembra
L’attenzione viene trattata come un optional, qualcosa che si può accendere e spegnere a piacere, e spesso viene confusa con la concentrazione. In realtà sono parenti, non gemelli. La concentrazione è un “cono” stretto puntato su un compito. L’attenzione è la regia: decide cosa entra, cosa resta fuori, quanto a lungo, con quale intensità, e soprattutto quanto “carburante cognitivo” viene bruciato nel farlo. In psicologia cognitiva e neuroscienze l’attenzione è descritta proprio come controllo flessibile di risorse limitate, non come un interruttore.
Un posto dove posare il cappello
Racconto
The epistemological trap of AI: why "System 0" determines the success of the corporate cognitive stack
The Zero Wound: Most AI investments don't fail loudly. They fail quietly, expensively, and in slow motion.
La Venere di Milo e le strategie mutilate: perché l'IA ci costringe, forse, a ricostruire ciò che manca
Dalla teoria alla pratica: come ridare "braccia vive" alla strategia aziendale in Italia nell'era dell'intelligenza artificiale
L’Innovazione tra il Fuoco e il Dono: il dilemma di Epimeteo nell’Era dell’IA
L'innovazione ai tempi dell'IA richiede consapevolezza e un ritorno alla filosofia. Dobbiamo smettere di comportarci come Epimeteo, che si accorge del valore delle cose solo quando sono perdute, e iniziare a operare con la lungimiranza di Prometeo.
La regola del più forte
Dopo la Seconda guerra mondiale la comunità internazionale ha cercato di costruire un sistema di regole capace di limitare la guerra e regolare i rapporti tra Stati. La Carta delle Nazioni Unite ha stabilito un principio fondamentale attraverso il quale gli Stati devono astenersi dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di altri paesi. Questo principio è stato spesso interpretato o aggirato dalle stesse potenze che ne avevano promosso l’adozione. Per questo, più che parlare di una semplice crisi delle regole democratiche, forse, sarebbe necessario interrogarsi su come il diritto internazionale conviva da decenni con gli equilibri di potere della politica globale.
[Caos]
La parola ci ricorda così che anche i mondi più meravigliosamente ‘creati’ –‘costruiti’, ‘organizzati’– conservano traccia di un originario ‘disordine’.