Quando l'antisemitismo diventa uno scudo

Opporsi fermamente alla violenza degli insediamenti, al blocco degli aiuti, alle uccisioni di massa di civili o alle strutture dell'apartheid significa giudicare uno stato e la sua ideologia—non odiare un popolo.

La guerra e l’illusione della supremazia. Una lezione dall’antico Egitto raccontata da Wilbur Smith

Una lezione fondamentale della storia militare insegna che la superiorità tecnologica permette di distruggere, ma non garantisce né il controllo del territorio né la stabilità politica. È la dinamica vista in Vietnam, Afghanistan, Somalia, Iraq, Libano, Gaza, e stiamo forse avviandoci ad allungare l’elenco. Le tecnologie avanzate permettono decapitazioni mirate della leadership, distruzione delle infrastrutture, dominio aereo e remoto del campo di battaglia, innumerevoli vittime. Ma il controllo del territorio, la legittimità politica, la gestione delle popolazioni civili, la costruzione di un ordine politico stabile e la chiusura reale di un conflitto seguono logiche diverse. Le forme della guerra cambiano, ma la competizione per le risorse rimane sempre la stessa. Nell’età del bronzo come oggi.

Dalla Domenica delle Palme all’Umanesimo Digitale

Osanna e algoritmi: come i riti antichi illuminano il nostro presente digitale Quando parliamo della Domenica delle Palme rischiamo di ridurla a un episodio liturgico che appartiene a un tempo lontano, quasi un frammento di memoria religiosa che non ha più nulla da dire alla nostra epoca. Eppure, se la osserviamo con attenzione, scopriamo che essa contiene una dinamica profondamente umana, una struttura simbolica che attraversa i secoli e arriva fino a noi, fino al modo in cui viviamo, comunichiamo e ci riconosciamo nel mondo digitale. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme non è soltanto un momento di festa, ma un varco, un passaggio, un atto di presentazione pubblica che rivela quanto sia fragile il rapporto tra individuo e comunità, tra identità e sguardo degli altri, tra gesto e interpretazione.

Sull’equinozio e sull’arte dimenticata di attraversare le soglie

Oggi abbiamo perso il senso delle soglie che ci ricordano la nostra collocazione nel cosmo. Tecnicamente avanzatissimo e ritualmente analfabeta, l'uomo occidentale cambia continuamente posizione restando, nel profondo, fermo. Eppure l'esigenza non è scomparsa: è parte costitutiva del nostro essere-umani. L'equinozio è un'offerta che ci fa l'universo. Serve soltanto lasciarsi attraversare da tre domande: da cosa mi sto separando? Verso cosa mi sto muovendo? Sono disposto a stare nel mezzo il tempo necessario? L'equinozio di primavera come metafora per riflettere sul significato dei riti di passaggio, sulla perdita del senso delle soglie nella cultura occidentale e sull'esigenza, mai scomparsa, di sincronizzare il ritmo individuale con qualcosa di più grande

Massimo Recalcati docente dell'Università Statale di Milano. Il dominio della psicologia e la delegittimazione della filosofia

La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità. Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.

La religione della produttività

Qualsiasi innovazione tecnologica introdotta nel sistema produttivo, un sistema che, aldilà delle futilità ben confenzionate come ESG e responsabilità sociale, nel concreto non dimostra nessuna etica, nessuna consapevolezza delle conseguenze sociali e ambientali delle proprie scelte, andrà sempre più a discapito del lavoro umano. In un sistema in cui tutto è sacrificato sull’altare delle produttività per permettere a sempre più pochi di guadagnare sempre di più, il contributo dell’uomo sarà sempre più limitato e marginale.

Insieme, soli (pieno/vuoto)

Primo testo di un ciclo di scritti sull'arte. L'intento non è elaborare una critica convenzionale, ma usare le opere come lenti per leggere i "buchi neri" del presente. L'assunto è che l'arte anticipi sempre la lingua: nomina ciò che non sappiamo ancora dire. L'obiettivo è non dare risposte, ma lasciare il lettore con una domanda aperta. Il progetto prevede nove tappe, ognuna costruita su un paradosso: Munch(Pieno/Vuoto), Skopas (Vitalità/Controllo), Hannah Höch (Maschile/Femminile), Vivian Maier (Visibilità/Invisibilità), Nam June Paik (Reale/Virtuale), Klimt (verità/apparenza), Mondrian (immobilismo/cambiamento)... Il primo articolo è su Munch, indaga la tensione tra Pieno e Vuoto. Da una parte la massa che occupa fisicamente ogni spazio (Ortega y Gasset), dall'altra lo svuotamento interiore di chi ha smesso di abitare se stesso.

La Lingua Materna

Le iniziali delle tre parole che compongono questa lirica sono un chiaro riferimento ai LLM. Non dovrei sottolinearlo, ma mi preme che non sfugga. Anche perche' questa poesia  rivendica fortemente  l'importanza di tornare ad usare il linguaggio (parlato e scritto) in quanto riflesso di un pensiero naturale, umano e critico. La lingua materna è quella che ci mantiene umani.

I cartoni disanimati

Ho infine guardato anch’io Cattivissimo Me, il film d’animazione. Prodotto di quella nuova animazione commerciale che non parla più ai bambini in quanto bambini, ma ai bambini come fossero piccoli adulti in formazione (o, meglio ancora, come a uno scudo per permettere ai genitori di godersi una commedia cinica).

Alfabeto

Insomma credo sia necessario ritornare ad imparare una qualche forma di alfabeto. In amore infatti, ognuno crea il proprio linguaggio, sulla base dell’alfabeto che conosce. Un alfabeto che deve essere condiviso con chi si ama. Altrimenti la lingua dell’altro diventa una lingua morta.

Quando Kafka Scrisse il Nostro Futuro Digitale

C’è una sensazione che conosco bene, e che probabilmente anche tu hai vissuto almeno una volta: quella di essere escluso, bloccato, rifiutato da un sistema digitale senza ricevere alcuna spiegazione comprensibile. Il tuo account sospeso senza preavviso, la tua richiesta di credito negata con un messaggio automatico, la tua visibilità sui social media che crolla misteriosamente. Cerchi un motivo, cerchi un responsabile, cerchi semplicemente qualcuno con cui parlare, ma trovi soltanto un labirinto di FAQ, chatbot e risposte preconfezionate che si rimandano l’una con l’altra in un ciclo apparentemente infinito.

Il cono d’ombra del linguaggio: come le parole plasmano e oscurano la realtà

Le parole non sono mai innocenti. Come osserva Carlo Mazzucchelli, “usate in modo improprio le parole diventano strumenti potenti per edulcorare la realtà, per manipolarla e nasconderla o per ricoprirla di una spessa polvere che rende impossibile riconoscerne la sua artificialità e provenienza”. In un contesto dominato da linguaggi semplificati, automatizzati e ripetuti, il rischio non è soltanto quello di dire il falso, ma qualcosa di più sottile: non vedere più ciò che le parole stesse contribuiscono a occultare.

Strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei progetti (terza e ultima parte)

Le prime due parti di questo saggio hanno esaminato gli strumenti: la loro anatomia, le loro frequenze di risonanza, le loro malattie degenerative. Abbiamo osservato un documento burocratico del genio navale americano comportarsi, a sua insaputa, come un radiotelescopio difettoso: captava segnali reali, ma li restituiva in una forma che solo il suo costruttore poteva amare. Abbiamo catalogato le patologie che trasformano un flusso di lavoro da strumento di percezione a strumento di occultamento. Resta la domanda che quelle pagine hanno deliberatamente lasciato in sospeso: chi impugna lo strumento? Con quale sapere? Formatosi dove, in quanto tempo, attraverso quali esperienze? E soprattutto: quel sapere è riducibile a un corpus di regole codificabili, trasmissibili per via documentale, verificabili attraverso un esame di certificazione professionale? La risposta a quest'ultima domanda, che è poi la ragione per cui questo saggio esiste, è no.

Strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei progetti (seconda parte)

Nella prima parte ho presentato i cinque principi del radiotelescopio organizzativo e ne ho sviluppato il primo, la sensibilità al segnale. In questa seconda parte espongo i quattro principi restanti, la distinzione fra segnale e rumore, la calibrazione contestuale, la risoluzione appropriata, l'interpretabilità del segnale, e li uso come lente per osservare le patologie ricorrenti dei flussi di lavoro: l'eufemismo semantico, il labirinto delle eccezioni, il parcheggio ontologico, l'illusione dell'esaustività. Quattro modi in cui uno strumento di percezione, progettato male o progettato per le ragioni sbagliate, si trasforma in uno strumento di occultamento.