Quando l'antisemitismo diventa uno scudo

Opporsi fermamente alla violenza degli insediamenti, al blocco degli aiuti, alle uccisioni di massa di civili o alle strutture dell'apartheid significa giudicare uno stato e la sua ideologia—non odiare un popolo.

Fuoco, tecnologia, guerra

Nell’era in cui tutti ci siamo eletti a novelli Titani, capaci grazie alla tecnologia di sfidare gli Dei dei nostri tempi psico-malati, Prometeo, c...

Origini dei conflitti e delle guerre

La repubblica proibisce severamente ogni manifestazione ed esaltazione dell’odio, nella gestione delle relazioni umane a tutti i livelli: interpersonali, familiari ed extrafamiliari, fra comunità diverse, tra religioni teologicamente lontane, tra gli stati di ogni ideologia e di ogni continente.

Definisci bambino

Una mia poesia che nasce dalla sofferenza generata dalla tragedia umanitaria del genocidio in atto nella Striscia di Gaza, dove molti bambini stanno vivendo atrocità e perdite impensabili. La poesia nasce anche come reazione alla controversa frase pronunciata da Eyal Mizrahi, presidente della federazione Amici di Israele, durante un dibattito televisivo, in cui ha chiesto di "definire bambino" in riferimento ai bambini di Gaza. Questa domanda ha suscitato un forte dibattito e indignazione, con molte reazioni che hanno sottolineato come un bambino non debba essere definito o ridotto a numeri o categorie, ma semplicemente protetto come vita preziosa. Il testo si inserisce quindi in un dibattito ampio e acceso sulla guerra, sul genocidio in corso e sulla necessità di riconoscere e difendere l'umanità dei bambini in questa drammatica situazione.

Abbiamo paura di Trump?

Al margine del World Economic Forum, Trump ha lanciato il suo "Board of Peace", un club internazionale alternativo all'ONU. Vi aderiscono diversi paesi arabi (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania Turchia, Indonesia, Qatar e Pakistan), insieme a Israele, Marocco, Bahrein, Ungheria, Armenia, Azerbaijan, Kazakhstan, Argentina e Bielorussia . L'Ungheria ha rotto il fronte europeo, mentre l’Italia si è detta "interessata". Sempre a Davos Jared Kushner ha poi presentato il "Master Plan" per Gaza: sicurezza, smilitarizzazione e un'economia "made in USA" fondata su turismo, trasporti ed energia. "Non c’è un piano B", ha detto, attribuendo ad Hamas la responsabilità di ogni possibile fallimento.

Da gendarme del mondo a pirata, a sconfitto!

Domani scade l’ennesimo ultimatum all’Iran, chiesto da un presidente Trump che ha dichiarato di volere riportare l’Iran (la Persia) all’età della pietra. Peccato che non si rifletta come l’età della pietra rischia di allargarsi ben oltre i confini persiani e danneggiare tutti, compresa la sonnolenta, impreparata e pavida Europa.

Addio alle armi: etica e origini del pensiero negoziale

È difficile stabilire il momento in cui gli esseri umani sono stati capaci di inventare uno strumento in grado di sostituire la guerra per risolvere i loro conflitti. Tracce in questa direzione si possono trovare nella storia di molte civiltà fin da tempi remoti. Eppure, l’arte della negoziazione fatica a liberarsi di un male antico che ha le sue radici proprio nella guerra. Per millenni gli esseri umani hanno risolto le loro contese, e continuano a farlo, attraverso la lotta, lo scontro fisico, la guerra, accettando di concedere, ed essere quindi disposti a mediare, solo se sconfitti. E questo spiega quanto sia difficile risolvere i conflitti, e quanto questo dipenda, non tanto dalla situazione, quanto dalla nostra disponibilità e capacità di  pensare e agire in modo diverso.

Is Amazon evil?

And we are complicit. Every Amazon order reinforces the system. We’d better secure a ticket on a Blue Origin rocket if we continue on Prime.

Una presa di cultura

I dati sull’editoria e sul numero di lettori sono impietosi. Sono a disposizione di tutti. Ed è veramente una magrissima consolazione sapere che non vieni letto non perché sei tu ma perché la lettura non fa più parte dell’antropologia di questo paese. È una profonda tristezza tutto ciò. È quotidianamente doloroso sapere di essere circondato da individui che non aprono un libro o che, tra quei pochissimi che lo fanno, non (ti) leggono, per invidia oppure perché scrivono anche loro e, reputandosi migliori degli altri o credendo di essere dei nuovi Calvino, non si abbassano ad aprire le pagine scritte da altri. Un paese così è destinato ad affondare ed è esattamente quello che sta succedendo da anni, senza che quasi nessuno se ne preoccupi. Culturalmente l’Italia è un paese di sfollati, vittima di uno spopolamento intellettuale imbarazzante.

Vivere nell'eccezione

Da qualche anno, un numero crescente di persone fatica a fare piani per il futuro: non piani ambiziosi, ma piani normali. Dove sarò tra due anni, che lavoro starò facendo, ha senso comprare qualcosa che durerà un decennio. Tutto questo non è ansia clinica. È la risposta adattativa di chi abita un sistema che ha smesso di offrire aspettative ragionevoli sul futuro. Questo saggio si occupa di cosa accade dentro le persone che abitano lo stato di eccezione permanente. L'ansia ontologica di chi ha perso l'orientamento, la crisi identitaria prodotta dal vuoto lasciato dalle comunità dissolte, il collasso della fiducia come infrastruttura sociale, il sovraccarico informazionale come pressione aggiuntiva su un sistema già al limite. Attraverso la letteratura sul trauma complesso, sulla psicologia sociale e sulla teoria critica dei media, il saggio mostra come questi fenomeni non siano problemi paralleli e separati, ma un sistema integrato con un nome preciso: trauma sistemico. Non nel senso di evento acuto ed eccezionale, ma nel senso tecnico di condizione psicopolitica permanente. Lo stato di eccezione di Schmitt stabilizzato come normalità strutturale.

Il Bombo. Breve storia di un insetto aristotelico

Il bombo non sfida le leggi della fisica: le rispetta alla lettera, a 230 battiti alari al secondo. A sfidare qualcosa sono stati, semmai, i calcoli di un entomologo francese nel 1934 — sbagliati, poi corretti, e tuttavia immortalati nella leggenda. Partendo dallo smontaggio di un mito tenace, l'articolo arriva dove non ci si aspetta: alla coppia aristotelica di potenza e atto, alla priorità ontologica dell'atto sul possibile, e alla domanda su cosa significhi davvero guardare un fenomeno invece di dedurlo da un modello.

La Sabbia e le Perle: Perché il Significato che Dai alla Vita Vale Più di Qualsiasi Algoritmo

Nell'era dell'Intelligenza Artificiale, la nostra vera ricchezza non è nei dati, ma nel senso che sappiamo costruire Ieri sera, scrollando distrattamente lo smartphone, mi sono fermato davanti a una vecchia fotografia. Non ricordavo nemmeno di averla scattata. Eppure qualcosa dentro di me si è risvegliato all'istante: non erano i pixel a commuovermi, ma il senso nascosto dietro quell'immagine. Un pomeriggio d'estate, una risata condivisa, un momento che nessun algoritmo potrà mai catalogare fino in fondo. È proprio in istanti come questi che sento l'urgenza di parlare di ciò che ci rende umani nell'era dell'IA.

In Italia non legge più nessuno, lo dice un lettore fortissimo!

Anche a Milano ormai per trovare una libreria indipendente (3700 quelle rimaste aperte in Italia) bisogna camminare, spostarsi, tanto si sono rarefatte, trasformate, camuffate, in cerca costante di sopravvivenza. Tante librerie resistenti con librai capaci, dalle mille idee e iniziative, che si trovano però ad affrontare un calo della domanda sulla quale sembra impossibile fare qualsiasi cosa per invertire la rotta. In Italia l’anno scorso solo un terzo degli italiani ha letto almeno un libro, e le vendite sono calate, lo hanno riconosciuto anche gli editori.

Autocracy Inc.

Cinque giorni prima delle elezioni ungheresi, il vicepresidente americano sale sul palco accanto al primo ministro ungherese, dice agli elettori di ignorare i "burocrati di Bruxelles" e dichiara: "Dobbiamo far rieleggere Viktor Orbán!"

Oltre Hormuz: La Rinascita del Suolo come Strategia di Sovranità Alimentare

Il presente report, inserito in una conservazione con Gemini AI, analizza la profonda vulnerabilità del sistema agricolo globale, evidenziata dalle recenti tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz (aprile 2026). Attraverso l'esame della filiera dei fertilizzanti sintetici — intrinsecamente legata alle rotte del gas naturale e ai colli di bottiglia logistici — la discussione si sposta verso la necessità di una nuova strategia agricola. Questa non deve limitarsi alla diversificazione dei fornitori, ma deve puntare a un cambio di paradigma: il passaggio da un'agricoltura "estrattiva" a una "circolare". L'integrazione di soluzioni come il biochar e lo studio della Terra Preta suggeriscono che la rigenerazione del suolo non è solo una scelta ecologica, ma una necessità strategica per garantire la resilienza e la sicurezza alimentare del futuro.