Stultitia
Stultitia è essere liberi nello scrivere e nel leggere. Lo stultus non si preoccupa del pubblico consenso, dei canoni vigenti, del giudizio delle istituzioni. Segue la propria strada. Anzi la apre. Anzi, naviga in mare tracciando una propria rotta. Dal navigare insieme emerge una rotta comune. Un bene comune, un dono alla comunità civile del quale possiamo andare orgogliosi, ma che anche ci impone la responsabilità di andare avanti con sempre maggiore impegno.
Utopia e distopia
Questo testo è stato tratto dal mio libro 𝐋𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭à 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐯𝐢𝐫𝐮𝐬. Riflessioni brevi, pensieri critici, punti di vista non conformistici e visioni politicamente scorrette.
L’uomo di bolina nell’era degli agenti
Viviamo un passaggio silenzioso ma profondo: l’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere, inizia ad agire. Gli agenti autonomi coordi...
Nella carne del soggetto
Un’indagine filosofica sulla centralità del corpo nella formazione del soggetto. Attraverso il confronto con Merleau-Ponty, Foucault e Heidegger, il testo sostiene che la soggettività non precede la vita incarnata ma prende forma nella carne, nella finitezza, nella vulnerabilità e nella trasformazione corporea.
Il declino della lettura profonda
Quando la scuola rinuncia alla complessità e l’aiuto dell’AI
Il sacrificio nascosto. Cronaca invernale di una pietas residuale.
In una notte dicembrina, mentre l'Occidente maschera il suo vuoto con fraternità natalizia ipocrita, un caregiver esausto rivela il suo martirio occulto: vita annullata da gesti corrosivi; amore come croce vincolante; isolamento che rende trasparenti. Contro l'egolatria moderna che esalta autonomia illusoria e delega il dolore, questa pietas residua denuncia l'hybris di una civiltà indifferente, trasformando il sacrificio in resistenza quotidiana all'abbandono collettivo.
Il lavoro del lettore
Non è una colpa e non bisogna nemmeno criticare coloro che non amano leggere. Probabilmente non lo hanno mai fatto e non sanno neanche cosa si perdono.
La lettura come pasqua intellettuale: un rinascere del pensiero
In questa Pasqua celebriamo la possibilità di rinascita che i libri ci donano. Lasciamo che le parole degli autori risveglino il nostro intelletto assopito. Permettiamo alla lettura di scuotere la nostra mente e di aprirla a nuove possibilità di pensiero.
Filoponìa. Una proposta eumanistica e la sua sperimentazione cubana
Filoponìa: innovativa proposta formulata da Andrea Surbone, per una nuova umanità improntata al bene, e alla serena coesistenza fra ambiente, mercato e uguaglianza. Un modello sociale in grado di contrastare e sostituire, nella cultura come nella realtà, il modello basato dell’accumulazione. E' prevista una sperimentazione del modello a Cuba. Questo articolo è proposto in italiano, in spagnolo e in inglese.
L'ignoranza come sapienza: riflessioni sull'arte di non sapere nel governo dei progetti
Esiste un paradosso al cuore dell'esperienza manageriale contemporanea che merita una riflessione più profonda di quella che solitamente gli riserviamo. Osservo da anni, nelle sale riunioni e nei corridoi delle aziende dove si decidono le sorti dei progetti, un fenomeno curioso: più informazioni accumuliamo, più sembriamo perdere la capacità di comprendere. Più strumenti di misurazione raffiniamo, più ci allontaniamo dalla sostanza di ciò che dovremmo misurare. Non si tratta della banale osservazione che "troppa informazione confonde" — questa sarebbe una critica superficiale che non coglie la natura più sottile del fenomeno. Si tratta piuttosto di riconoscere che l'ignoranza, in molti contesti organizzativi, non è un accidente ma una costruzione deliberata, una forma di sapienza mascherata che permette al sistema di funzionare secondo logiche che altrimenti entrerebbero in crisi.
Il continente senza qualità.
La codardia e il servilismo dell’Europa di questi tempi sono vergognosi. Il fastidio maggiore è determinato dal silenzio di leader europei e vertici delle istituzioni che non fanno alcuna dichiarazione sulle violazioni del diritto internazionale e si allineano, genuflessi e in silenzio, a sostegno di una nuova guerra illegale e irresponsabile. Il silenzio è tanto più rumoroso quanto più è evidente l’assenza di qualsiasi strategia dietro le scelte del presidente americano, probabilmente più interessato a mettere a tacere i media sul caso Epstein che a risolvere realmente i problemi del Medio Oriente.
Corpo, genere, algoritmi (POV #26)
Judith Butler vs Kate Crawford: Chi decide cosa siamo? Nel contesto contemporaneo dominato dall’intelligenza artificiale, anche il corpo è diventato un dato. Le tecnologie di riconoscimento facciale, i modelli predittivi di genere, le metriche biometriche: tutto sembra riducibile a parametri misurabili. Sembra che tutto possa essere tradotto in parametro. Eppure, anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad un problema politico perché ciò che viene misurato dipende dalle categorie con cui decidiamo di descriverlo. Chi stabilisce cosa è un corpo? Cosa accade quando le parole con cui siamo definiti - uomo, donna, normale, anomalo - diventano etichette dentro un dataset? Cosa cambia quando a fissarle non sono soltanto istituzioni sociali, culturali o mediche, ma sistemi algoritmici che le incorporano, le riproducono e le rendono operative su larga scala? Due pensatrici contemporanee aiutano a orientarsi in questa lettura. Judith Butler ha mostrato come il genere sia l’effetto di norme ripetute, interiorizzate, rese evidenti dalla loro stessa reiterazione. Il corpo, nella sua prospettiva, è insieme costruzione e vulnerabilità, esiste dentro contesti di riconoscimento che lo rendono intelligibile o lo espongono all’esclusione. Kate Crawford, studiando l’intelligenza artificiale, evidenzia un altro livello del problema. Gli algoritmi apprendono da archivi storici, da dati che riflettono gerarchie e disuguaglianze già esistenti. Quando classificano un volto o attribuiscono un genere, non scoprono una verità nascosta, ma rendono operative categorie ereditate, spesso senza dichiararle. Tra Butler e Crawford non c’è una sovrapposizione, la prima analizza le norme che producono il soggetto, la seconda mostra come quelle norme vengano oggi tradotte in infrastrutture tecniche. Le loro analisi convergono su un punto, il passaggio dalla costruzione simbolica dell’identità alla sua codifica automatizzata.
Politica ed economia: il primato silenzioso della prosperità
Se osserviamo l’Occidente, intendendo per esso Europa e Stati Uniti d’America, notiamo che negli ultimi trent’anni si è verificato un indebolimento progressivo della sua struttura economica. Una delle cause principali (ma non l’unica) è stata la delocalizzazione industriale: nella ricerca di margini più elevati, molte imprese hanno trasferito produzione e manodopera verso Paesi a costo inferiore. La politica ha consentito questo processo senza valutare adeguatamente le conseguenze sistemiche di lungo periodo.
Melanconia
[Conflitto]
Viviamo dentro un ologramma globale?
Ciò che sta succedendo in Medio Oriente in questi giorni non è che l’ultima espressione di una realtà che ci appare e ci viene raccontata nella sua espressione finale, ma che in realtà è il risultato emergente che racchiude in sé tutti i possibili e le altre possibilità che sono andate perse quando lo stato emergente è diventato quello finale.
Referendum sulla giustizia: la verità che nessuno vuole raccontarci perché nessuno vuole sentire.
Il referendum per la riforma della Giustizia agita il dibattito con toni e modi fuorvianti. Crea contrapposizione inutile in un clima di (voluta) disinformazione?
Gli Amodei di Anthropic eredi di Asimov? Quando la Fantascienza Diventa Scelta Etica
Isaac Asimov non ha inventato le Tre Leggi perché era un ingenuo. Le ha inventate perché sapeva che l’umanità aveva bisogno di un recinto etico prima ancora che la tecnologia fosse possibile. Articolo sulle recenti posizioni di Anthropic sulla limitazione dell’uso militare dell’AI
Il Transumanesimo è servito
La distanza tecnica può essere breve ma la distanza filosofica è abissale. Vivremo in un mondo dove l’individuo potrebbe essere progressivamente interpretato attraverso il suo modello, non viceversa. E questo il mondo che vogliamo lasciare in eredità?
Creatività strutturata e collaborazione trasversale
Tecniche di brainstorming e team cross-funzionali per l'innovazione organizzativa. Questo articolo era destinato a LinkedIn. Lo avevo concepito per quella platea, con il tono che la piattaforma richiede: un equilibrio calcolato tra competenza e autopromozione. Poi un recruiter mi ha chiesto, per l'ennesima volta, di inviargli il CV in formato Word per una valutazione di profili senior, dopo aver dichiarato di aver letto con interesse il mio profilo. Ho capito, ancora una volta, che il problema dei silos organizzativi inizia molto prima di quanto si pensi: inizia quando un'organizzazione non sa riconoscere l'informazione che ha già davanti. Così l'articolo è migrato qui, su Stultifera Navis, dove il lettore sa che l'esperienza sul campo e il rigore metodologico possono convivere senza bisogno di packaging promozionale. Quello che segue riguarda due strumenti concreti contro la frammentazione: le tecniche di brainstorming strutturato e la collaborazione cross-funzionale.
Le determinanti dell'espansione dei gruppi privati in Sanità
Spunti per comprendere (anche) come il Gruppo San Donato sia riuscito ad espandersi così tanto e così rapidamente. Maria Elisa Sartor, Antonio Muscolino, Riccardo Visani Gruppo di studio per la salute del futuro – Lombardia
Come vi rovino l’ultima illusione di Sanremo: Il Festival come asset industriale integrato
Sanremo non è un festival, è un asset industriale. L'egemonia di Friends & Partners. Il monopolio che nessuno tocca. La fine dell'illusione Sanremo 2026: 186 milioni di fatturato, 18 Big su 30 nella stessa scuderia, un unico proprietario per artisti, biglietti e venue. L'inchiesta che svela il monopolio culturale di Friends & Partners/CTS Eventim e la sua neutralizzazione politica. Benvenuti nel negozio monomarca della musica italiana.
Intervista ImPossibile a Martin Heidegger (IIP #25)
L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una rivoluzione tecnologica. In realtà, la sua portata pare riguardare più il modo in cui una civiltà interpreta sé stessa. Non siamo soltanto di fronte a nuovi strumenti, ma a una trasformazione che ridefinisce il rapporto tra linguaggio, conoscenza, decisione e immaginazione. L’AI non si limita a produrre immagini o testi, prevede comportamenti, legge il reale in cui tutto tende a presentarsi come dato. In questo contesto la tecnica diventa l’ambiente dentro cui viviamo. Quando il mondo viene progressivamente interpretato come flusso di informazioni elaborabili, anche l’essere umano rischia di essere letto nello stesso modo. Perciò, la questione diventa che cosa accade a una società quando il pensiero viene assimilato al calcolo. Non riguarda soltanto ciò che possiamo fare con le macchine, ma il modo in cui esse riconfigurano l’idea stessa di esperienza e responsabilità. Martin Heidegger, con Essere e tempo ha riportato al centro l’esperienza concreta dell’esistenza, l’essere umano come apertura al mondo. Nei suoi scritti successivi ha individuato nella tecnica moderna un modo di rivelare il mondo, un dispositivo che tende a trasformare ogni cosa in risorsa disponibile e calcolabile. Ha chiamato questo processo Gestell, l’impianto che dispone il reale come fondo da sfruttare. Rileggere oggi quelle pagine significa accorgersi che la logica descritta da Heidegger trova nell’intelligenza artificiale una delle sue forme più compiute, non perché avesse previsto computer e algoritmi, ma perché aveva colto la struttura profonda della civiltà del calcolo, una civiltà in cui il linguaggio rischia di diventare puro scambio di informazioni e l’umano una funzione tra le funzioni. Intervistare Heidegger oggi significa riportare l’AI dentro una storia lunga del pensiero occidentale e restituirla alla sua dimensione più radicale per verificare se le sue categorie siano ancora capaci di illuminare il presente.
The axis of devil
On 28 February 2026 — the eve of Purim, a date chosen with deliberate theological symbolism — without a UN mandate, without any armed attack on either state, and with diplomatic talks still active in Vienna, the United States and Israel bombed Iran. They struck its nuclear facilities, hit the residential compound of its Supreme Leader, and declared publicly that their objective was regime change. Donald Trump called it "major combat." Benjamin Netanyahu called it “deliverance”.