Dalla Domenica delle Palme all’Umanesimo Digitale

Osanna e algoritmi: come i riti antichi illuminano il nostro presente digitale Quando parliamo della Domenica delle Palme rischiamo di ridurla a un episodio liturgico che appartiene a un tempo lontano, quasi un frammento di memoria religiosa che non ha più nulla da dire alla nostra epoca. Eppure, se la osserviamo con attenzione, scopriamo che essa contiene una dinamica profondamente umana, una struttura simbolica che attraversa i secoli e arriva fino a noi, fino al modo in cui viviamo, comunichiamo e ci riconosciamo nel mondo digitale. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme non è soltanto un momento di festa, ma un varco, un passaggio, un atto di presentazione pubblica che rivela quanto sia fragile il rapporto tra individuo e comunità, tra identità e sguardo degli altri, tra gesto e interpretazione.

Lev Tolstoj, appassionato pacifista

Tutta la vita e le opere di Lev Tolstoj sono attraversate dal contrasto stridente tra una vita ideale, buona ed innocente e la vita al servizio della società e delle convenienze, artificiosa se non crudele.

L'importanza di immaginare utopie

Senza pensare utopie, ci si condanna a non agire politicamente Non si possono cogliere e affrontare le sfide della contemporaneità. L’evidenza più eclatante è cronaca di questi giorni. Una Europa abituata a volare basso, a galleggiare, a gestire compromessi, a burocratizzarsi, si è impedita di pensare in grande, di osare, di agire con radicalità di pensiero e di visione, ha coltivato spaventata la delegittimazione di ogni UTOPIA.

Quando l'antisemitismo diventa uno scudo

Opporsi fermamente alla violenza degli insediamenti, al blocco degli aiuti, alle uccisioni di massa di civili o alle strutture dell'apartheid significa giudicare uno stato e la sua ideologia—non odiare un popolo.

Sull’equinozio e sull’arte dimenticata di attraversare le soglie

Oggi abbiamo perso il senso delle soglie che ci ricordano la nostra collocazione nel cosmo. Tecnicamente avanzatissimo e ritualmente analfabeta, l'uomo occidentale cambia continuamente posizione restando, nel profondo, fermo. Eppure l'esigenza non è scomparsa: è parte costitutiva del nostro essere-umani. L'equinozio è un'offerta che ci fa l'universo. Serve soltanto lasciarsi attraversare da tre domande: da cosa mi sto separando? Verso cosa mi sto muovendo? Sono disposto a stare nel mezzo il tempo necessario? L'equinozio di primavera come metafora per riflettere sul significato dei riti di passaggio, sulla perdita del senso delle soglie nella cultura occidentale e sull'esigenza, mai scomparsa, di sincronizzare il ritmo individuale con qualcosa di più grande

Massimo Recalcati docente dell'Università Statale di Milano. Il dominio della psicologia e la delegittimazione della filosofia

La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità. Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.

ΑΡΧΙΤΕΚΤΟΝΙΚΗ ΤΟΥ ΠΡΩΤΑΡΧΙΚΟΥ - Architettura del Primordiale

Questo ciclo è nato da una convinzione: che fosse necessario ritornare alla radice, non per nostalgia, ma per ritendersi prima di scoccare la freccia. La parola «caos» ridotta a sinonimo di disordine, la parola «eros» appiattita su sentimento, la parola «necessità» confusa con costrizione, la parola «terra» trasformata in risorsa da sfruttare, dietro ciascuna di queste riduzioni c’era una Potenza dimenticata, e la dimenticanza non era innocente. Ogni parola maltrattata è una Potenza che non viene più riconosciuta; e ogni Potenza che non viene più riconosciuta non cessa di agire, agisce al buio, senza nome, senza il contenimento che il riconoscimento offre.

Bugonia e il mito della generazione spontanea

Quando il cinema ci ricorda l’errore più ostinato della modernità: pretendere vita da ciò che è già stato consumato. Un saggio che prende Bugonia come occasione per riflettere su uno dei miti più ostinati della modernità: l’idea che valore, qualità e persino eccellenza possano nascere da ciò che è già stato consumato. A partire dal simbolo della bugonia — la credenza antica delle api generate da una carcassa — l’articolo legge il film di Lanthimos come una meditazione su percezione, sacrificio e normalizzazione dell’assurdo, spostando lo sguardo dal racconto cinematografico alle cosmologie produttive del presente.

La religione della produttività

Qualsiasi innovazione tecnologica introdotta nel sistema produttivo, un sistema che, aldilà delle futilità ben confenzionate come ESG e responsabilità sociale, nel concreto non dimostra nessuna etica, nessuna consapevolezza delle conseguenze sociali e ambientali delle proprie scelte, andrà sempre più a discapito del lavoro umano. In un sistema in cui tutto è sacrificato sull’altare delle produttività per permettere a sempre più pochi di guadagnare sempre di più, il contributo dell’uomo sarà sempre più limitato e marginale.

Insieme, soli (pieno/vuoto)

Primo testo di un ciclo di scritti sull'arte. L'intento non è elaborare una critica convenzionale, ma usare le opere come lenti per leggere i "buchi neri" del presente. L'assunto è che l'arte anticipi sempre la lingua: nomina ciò che non sappiamo ancora dire. L'obiettivo è non dare risposte, ma lasciare il lettore con una domanda aperta. Il progetto prevede nove tappe, ognuna costruita su un paradosso: Munch(Pieno/Vuoto), Skopas (Vitalità/Controllo), Hannah Höch (Maschile/Femminile), Vivian Maier (Visibilità/Invisibilità), Nam June Paik (Reale/Virtuale), Klimt (verità/apparenza), Mondrian (immobilismo/cambiamento)... Il primo articolo è su Munch, indaga la tensione tra Pieno e Vuoto. Da una parte la massa che occupa fisicamente ogni spazio (Ortega y Gasset), dall'altra lo svuotamento interiore di chi ha smesso di abitare se stesso.

La Lingua Materna

Le iniziali delle tre parole che compongono questa lirica sono un chiaro riferimento ai LLM. Non dovrei sottolinearlo, ma mi preme che non sfugga. Anche perche' questa poesia  rivendica fortemente  l'importanza di tornare ad usare il linguaggio (parlato e scritto) in quanto riflesso di un pensiero naturale, umano e critico. La lingua materna è quella che ci mantiene umani.