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Ognuno percepisce e vive i tempi correnti a suo modo. Io li vivo con la preoccupazione che un mondo di libertà e democrazia, della durata limitata ma significativa per il benessere di molti, sia oggi messo in pericolo da fenomeni e da crisi di cui molti percepiscono la pericolosità senza comprenderne fino in fondo le conseguenze e gli effetti. La crisi è quella occidentale, ma interessa tutto il mondo. È una crisi che è il risultato di un declino demografico, morale, politico ed economico delle società occidentali.


L’autoritarismo a cui stiamo assistendo è il prodotto di questo declino delle società occidentali, ma è un fenomeno di cui bisogna avere una visione complessa e critica, attraverso un’analisi dei sistemi politici e sociali contemporanei. Sistemi che vedono una narrazione nella quale si confrontano “democrazie liberali” (ormai sempre più oligarchie e sempre meno esempio di rappresentanza popolare) e “autocrazie”, ma che forse ci obbligano a superare la dicotomia per non avere una visione fuorviante della realtà. Viviamo tempi di post-democrazia e di crisi democratica che stanno creando le premesse per un autoritarismo crescente e diffuso, frutto anche di fattori antropologici, sociologici, psicologici e culturali. L’autoritarismo che va manifestandosi non è mai da giustificare ma è necessario continuare ad analizzarlo con in testa una idea molto semplice: l’occidente e le nostre democrazie non sono immune da derive oligarchiche, antidemocratiche, autoritarie. L’analisi deve abbandonare semplificazioni manichee in modo da poter meglio comprendere le trasformazioni politiche, sociali ed economiche in atto. 

Per dare una risposta a chi, come me, si preoccupa per l’autoritarismo del nostro presente, Libertà e Giustizia, unitamente a Castelvecchi editore, ha creato un Osservatorio con l’obiettivo di favorire una riflessione diffusa in forma di “Dialoghi sull’autoritarismo”. 

Un Osservatorio come spazio di analisi e di testimonianza sul rischio di progressione verso forme autoritarie in Italia

L’Osservatorio nasce dall’iniziativa di un gruppo di centocinquanta intellettuali, studiosi e docenti italiani e stranieri, da Giorgio Parisi a Jean-Claude Monod, da Nancy Fraser a Judith Butler, da James Galbraith a Gustavo Zagrebelsky. L’Osservatorio che hanno deciso di far nascere, in quanto cittadini, docenti, giuristi, intellettuali, operatori dell’informazione, è uno spazio aperto e permanente di riflessione. Uno spazio di analisi e di testimonianza sul rischio di progressione verso forme autoritarie in Italia, viste nel contesto europeo e internazionale. L’dea è di dare vita a una costellazione di luoghi di incontro, fisici e virtuali, utili a una presa di parola, alla raccolta documentale, alla messa agli atti storiografica, del tempo che stiamo vivendo, che ci interpella e che ci affida una responsabilità davanti alle manifestazioni degenerative dell’autorità legittima.Una costellazione, una rete di “isole benedettine”, si potrebbe dire, che, nelle principali sedi universitarie, si propone di dar vita a giornate di studio aperte alla cittadinanza per custodire e diffondere i fondamenti della cultura democratica in un paese che, secondo l’ultimo rapporto di “Liberties” (Civil Liberties Union For Europe) si colloca tra i cinque paesi europei «demolitori dello Stato di diritto» insieme a Bulgaria, Croazia, Romania e Slovacchia. I luoghi deputati a ospitare le iniziative dell’Osservatorio serviranno per un agire insieme finalizzato alla comprensione utile a fermare il processo di svuotamento della democrazia costituzionale e al progressivo attacco alle libertà di espressione e di manifestazione. 

Nel testo che fa nascere l’Osservatorio i firmatari dell’iniziativa esplicitano le premesse di quella che vuol essere una concreta assunzione di impegno: la descrizione dello smarrimento di quella larga parte di italiani che assistettero inermi all’insediarsi, nell’aprile del 1924, della dittatura fascista, con le ultime elezioni a sovranità popolare. 

Fino a quel momento, scriveva Piero Calamandrei, aveva retto «la generosa illusione della libertà che si difende da sé, come una forza di natura. Non fu viltà o debolezza, fu disorientamento ed errore di gente onesta e civile», incapace di vedere che in Italia si insediava «un’anemia critica», una «stomachevole uniformità di tutti i giornali», una «ributtante retorica, tracotante e menzognera, penetrata come un contagio» che aveva «reso insopportabile alle persone di buon gusto perfino il titolo di certi giornali».  

È proprio per contrastare una risorgente «anemia critica» che l’Osservatorio si propone di contribuire a mettere in luce e analizzare gli spostamenti di soglia che giorno dopo giorno erodono lo spazio democratico, coltivando scambi di pensiero analitico con chi, nel contesto europeo e internazionale, studia l’avanzare di governi che si dicono democratici mentre svuotano la democrazia dall’interno. Non un’iniziativa accademica, e nemmeno militante – per quello ci sono già le reti di associazioni – ma uno spazio aperto di riflessione, testimonianza, acquisizione di saperi, progettualità, denuncia politica nel dialogo con le istituzioni europee e internazionali che vigilano sul rispetto dello Stato di diritto. 

Bisogna contrastare una risorgente «anemia critica

Le prime tre giornate di studio

Le tappe iniziali saranno tre giornate di studio in diverse città: la prima si svolgerà a Firenze, all’Istituto Universitario Europeo, il 12 settembre 2025, e verterà su «Democrazia e autoritarismo al tempo dell’intelligenza artificiale», la seconda, all’Università La Sapienza di Roma, avrà come filo conduttore «La crisi della democrazia rappresentativa, i fondamenti normativi della post-democrazia e la manipolazione della memoria storica nelle forme di populismo autoritario»; la terza, ospitata dall’Università Statale di Milano, analizzerà «Il rapporto tra sovranità e diritti umani, la crisi dello Stato di diritto e il progetto di svuotamento della democrazia costituzionale».

La speranza è che questi incontri si diffondano rapidamente in altre università italiane, da nord a sud, costruendo una rete diffusa e interrelata di saperi sul corrompimento autoritario dei linguaggi, sul restringimento delle libertà di opinione e manifestazione, sulla criminalizzazione del conflitto e sui moltissimi altri sguardi necessari a promuovere una costellazione di impegno e conoscenza a salvaguardia della democrazia parlamentare, del bilanciamento e della separazione dei poteri, dell’autonomia della Magistratura, ma anche di quello che si può descrivere come un progressivo incattivimento del linguaggi pubblici, che indebolisce la fiducia dei cittadini dalle istituzioni e li allontana ulteriormente dall’esercizio della partecipazione.  Si tratta di costruire, affermano gli estensori dell’Osservatorio Autoritarismo, nuove forme di resistenza culturale davanti alla crisi dello Stato di diritto, «perché la democrazia costituzionale non si difende da sé, ma ci offre gli strumenti normativi per difenderla».


Il Manifesto

Per la costituzione di un Osservatorio sull’autoritarismo aperto e permanente

Fino al 1924, scriveva Piero Calamandrei, resse «la generosa illusione della libertà che si difende da sé, come una forza di natura. Non fu «viltà o debolezza, fu disorientamento ed errore di gente onesta e civile» davanti all’insediarsi di «un’anemia critica», di una «stomachevole uniformità di tutti i giornali», di una «ributtante retorica, tracotante e menzognera, penetrata come un contagio», che aveva «reso insopportabile alle persone di buon gusto perfino il titolo di certi giornali».

Nello stesso disorientamento ed errore rischiamo di cadere oggi davanti ai continui spostamenti di soglia che erodono in molti modi lo spazio democratico: con la criminalizzazione del conflitto, l’incattivimento dei linguaggi, la compressione della libertà di espressione e manifestazione; con un’ideologia della sorveglianza che si vorrebbe pervasiva in scuole, università, esercizi pubblici e luoghi di lavoro; con un’ipertrofia punitiva che introduce ogni giorno nuovi reati e fattispecie di reato, per un totale di 417 anni di carcere aggiunti nell’ordinamento giuridico penale nei soli primi due anni di governo dell’attuale maggioranza. Misure che – dal decreto “Rave” al ddl “Ecovandali”, dal ricorso al “reato universale” alla disseminazione di “Daspo urbani” e “zone rosse” – conducono al coacervo di norme passibili di incostituzionalità raccolte nel ddl detto “Sicurezza”.

Ci preoccupano la palese insofferenza dell’esecutivo nei confronti dei limiti che la Costituzione pone all’esercizio del potere; la costruzione di riforme lesive della democrazia parlamentare, della Presidenza della Repubblica, del bilanciamento e della separazione dei poteri, dell’autonomia della Magistratura; l’uso reiterato della decretazione d’urgenza e di norme eccezionali come pratica di governo, fino a superare, con l’introduzione di 84 decreti legge, la precedente legislatura, dove tuttavia due governi (Conte-II e Draghi) si sono trovati ad affrontare la crisi pandemica.

Lo scivolamento da uno stato di emergenza temporaneo a uno stato di eccezione strutturale avviene sulla scorta di una raffigurazione mediatica che crea nemici e capri espiatori tra le persone meno tutelate ed enfatizza la percezione del rischio, giustificando e rendendo senso comune una politica di riduzione dei diritti e degli spazi di agibilità.

Per questo abbiamo deciso, in quanto cittadini, docenti, giuristi, intellettuali, operatori dell’informazione, di dar vita a uno spazio aperto e permanente di riflessione, analisi e testimonianza sulla progressione verso forme autoritarie in Italia, viste nel contesto europeo e internazionale.

Pensiamo a una costellazione di luoghi fisici e virtuali di presa di parola, raccolta documentale, messa agli atti storiografica del tempo che stiamo vivendo, che ci interpella e che ci affida una responsabilità davanti alle manifestazioni degenerative dell’autorità legittima.

Il primo passo saranno tre giornate di studio organizzate da Libertà e Giustizia e Castelvecchi Editore in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, l’Università Statale di Milano e l’Istituto Universitario Europeo di Firenze, che vedranno come relatori studiosi ed esperti italiani e internazionali, per delineare letture capaci di connettere vari ambiti – storico, sociale, giuridico, costituzionale, culturale, mediatico – e individuare forme di resistenza culturale davanti alla crisi dello Stato di diritto.

In particolare, la giornata di Roma sarà articolata sulla crisi della democrazia rappresentativa, i fondamenti normativi della post-democrazia e la manipolazione della memoria storica nelle forme di populismo autoritario; la giornata di Milano sul rapporto tra sovranità e diritti umani, crisi dello stato di diritto, a-fascismo come progetto di svuotamento della democrazia costituzionale; la giornata di Firenze sulla democrazia al tempo dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi.

L’obiettivo è gettare le basi per la creazione di un archivio che raccolga documenti, materiali, analisi e proposte sulle tendenze autoritarie in atto: dai nuovi scenari posti dall’erosione dei principi costituzionali di eguaglianza e solidarietà alle espressioni di una società della sorveglianza; dalla distruzione del welfare e delle garanzie del lavoro alla marginalizzazione dei poveri e all’incrudelimento delle politiche migratorie e di accoglienza; dall’avvento in Europa e nel mondo di regimi postdemocratici al progressivo restringimento degli spazi di libertà e partecipazione attiva.

Non pensiamo a un’iniziativa accademica, e nemmeno militante. Pensiamo l’archivio come strumento conoscitivo, apertura di spazi di analisi, formazione e informazione, capace di attivare e rendere accessibile a un pubblico più vasto il dialogo tra specialisti, intellettuali e società civile, con particolare attenzione alle nuove generazioni. L’obiettivo è giungere a sintesi condivise, progettualità, denuncia politica e, quando necessario, giudiziale, nel dialogo con le istituzioni democratiche europee e internazionali che vigilano sullo Stato di diritto.

La democrazia costituzionale, per riprendere Calamandrei, non si difende da sé, ma ci offre gli strumenti normativi per difenderla.

Per adesioni: osservatorioautoritarismo@gmail.com

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Pubblicato il 03 aprile 2025

Carlo Mazzucchelli

Carlo Mazzucchelli / ⛵⛵ Leggo, scrivo, viaggio, dialogo e mi ritengo fortunato nel poterlo fare – Co-fondatore di STULTIFERANAVIS

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