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Come ho scritto nel mio libro "L'Intelligenza Inesistente", io credo che molti di noi vivano oggi nella totale inconsapevolezza con la quale andiamo in giro per il mondo lasciando tracce digitali di noi, pronte per essere "messe a valore" dai tecnocrati della Silicon Valley, serviti dalla loro migliore paladina, l'intelligenza artificiale. Che cosa verrà da qui in avanti non lo sappiamo, e per scoprirlo non ci aiuterà una tecnologia che basa le sue previsioni sull'ipotesi che il futuro sarà una replica di quanto accaduto nel passato. Comprendere questo fenomeno, però, può aiutarci a costruire tecnologie alternative, che promuovano la convivialità e la partecipazione diffusa, a scuola come nella società.


"Oh bella! Questo suddito qui che c'è ma non sa d'esserci
e quel mio paladino là che sa d'esserci e invece non c'è.
Fanno un bel paio, ve lo dico io!" - Carlomagno ne "Il cavaliere inesistente"  di Italo Calvino


Nel suo romanzo Calvino non si limita a inventare Agilulfo dei Guildiverni, il cavaliere inesistente, ma gli affianca un popolano dai mille nomi, Gurdulù, che diverrà il suo fedele scudiero. L'anno seguente, commentando questo personaggio, Calvino scriverà di Gurdulù che "egli vive nel mare dell'oggettività", perché non riesce a distinguere sé stesso da tutte le cose del creato che lo circondano, in cui si perde senza alcuna speranza di ritorno (almeno sino alla scomparsa di Agilulfo).

Come ho scritto ne "L'Intelligenza Inesistente" io credo che Gurdulù rappresenti molto bene la totale inconsapevolezza con la quale andiamo in giro per il mondo lasciando tracce digitali di noi, pronte per essere "messe a valore" dai Carlomagno della Silicon Valley, serviti dalla loro migliore paladina, l'intelligenza artificiale.

Questo meccanismo sta andando avanti da troppo tempo ormai e, come commentava Edward Snowden già nel 2013, sta portando all'attivazione di quella "dittatura automatizzata" che lui pensava essere distante mezzo giro di chiave da noi. Ora pare che Musk e Trump stiano facendo un bello sforzo per girarla del tutto, la chiave. Noi continueremo ad aspettare qualche intervento salvifico dall'alto dei Governi o degli organismi internazionali oppure siamo finalmente pronti ad abbandonare la servitù cibernetica volontaria e acquisire almeno la consapevolezza del Gurdulù del finale del libro?

Siate dunque decisi a non servire mai più e sarete liberi. Non voglio che scacciate i tiranni e li buttiate giù dal loro trono; basta che non li sosteniate più, e li vedrete crollare, […] come un colosso a cui sia stato tolto il basamento”. Étienne de La Boétie, “Discorso sulla servitù volontaria”, 1576.

Quando Torrismondo, con la benedizione di Carlomagno, torna a Curvaldia per assumerne il dominio come Conte, gli abitanti -ormai capaci di difendersi da soli dai cavalieri del Graal- gli rispondono che volentieri potrà stabilirsi in quella terra, ma al pari con tutti gli altri. Torrismondo non capisce questa strana idea dell'esser pari e domanda:

Torrismondo: Dovrò considerare pari a me questo scudiero, Gurdulù, che non sa neppure se c'è o non c'è?

Paesani: Imparerà anche lui... Neppure noi sapevamo d'essere al mondo...
Anche ad essere s'impara

I tempi, forse, sono maturi anche per noi.

Come per Gurdulù.

Per leggere l'artticolo intero che ho pubblicato su AltraEconomia:  Chi sta girando la chiave della contemporanea tirannia automatizzata?

StultiferaBiblio

Pubblicato il 18 marzo 2025

Stefano Borroni Barale

Stefano Borroni Barale / Professore, Ricercatore, Formatore sindacale

sbarale@cubsur.it