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Leggere il libro “Hypnocracy: Trump, Musk, and the Architecture of Reality”, o anche solo partecipare al dibattito che si sta animando intorno ad esso, è come immergersi in un film di David Lynch, ovvero come ritrovarsi nei panni di Diane Selwyn dopo l’incidente su Mulholland Drive.


In entrambi i casi, la realtà si scompone in strati onirici, simbolici, contraddittori; la verità non è negata, ma frammentata, sfuggente, disseminata tra sogni, allucinazioni e desideri. Come nel film, anche nel libro ci si muove senza punti di riferimento stabili, tra piani che si sovrappongono e identità che si moltiplicano, fino a perdere il confine tra percezione e costruzione della realtà.

Lo è non solo per i temi che affronta, ma per il modo in cui li intreccia, e soprattutto per l’effetto che produce nel lettore. Le questioni sollevate da “Jianwei Xun” — o da chiunque si celi dietro questo nome, che d’ora in poi lo metterò sempre tra virgolette — sono talmente centrali nella nostra esperienza quotidiana da non poter essere ignorate: non solo quando navighiamo online, ma anche quando ascoltiamo le notizie di cronaca, o semplicemente proviamo a orientarci nel dibattito pubblico.

Certo, se le domande affrontate nel libro sono attuali non significa che le risposte proposte siano del tutto convincenti. Ma è proprio questo il punto di forza del libro: non tanto nell’offrire una teoria da accettare o rifiutare, quanto nel sollecitare una capacità di abitare l’incertezza, una “trance lucida”. Il concetto di “ipnocrazia” — un potere che opera direttamente sulla coscienza, più che sulle strutture sociali tradizionali — costringe a ripensare la natura stessa della realtà in cui siamo immersi.

Tra algoritmi, bolle percettive, viralità e overload cognitivo, il libro suggerisce che siamo già oltre la disinformazione: stiamo vivendo in sistemi di realtà molteplici, ciascuno con le sue logiche, i suoi fatti, i suoi linguaggi. La metafora non è più quella della “filter bubble”, ma della “reality bubble”. In questo scenario, resistere non significa combattere una verità falsa con una verità più vera, ma imparare a navigare consapevolmente tra realtà concorrenti mantenendo una sorta di lucidità nella trance.

Ma a rendere il libro ancora più intrigante è il mistero che lo circonda. Infatti è legittimo chiedersi: chi è realmente “Jianwei Xun”?

Un gruppo di fact checker italiani ha recentemente sollevato dubbi piuttosto consistenti sulla sua identità, sottolineando che pochi lo hanno fatto prima. Non so se questo sia vero. Vero è che ne è stato scritto un post, circolato su LinkedIn, corredato da un’analisi minuziosa del libro. Si ipotizza che “Jianwei Xun” sia in realtà un artefatto costruito ad arte, che l’operazione sia in bilico tra la burla e il complotto, e forse dietro ci sarebbe una AI addestrata per impersonare un ricercatore orientale, col fine malvagio di manipolare le nostre menti.

Coinvolto nel flame, anche l’autore di un’intervista a “Jianwei Xun”, Carlo Mazzucchelli, si è ritrovato a interrogarsi su chi (o cosa) avesse realmente risposto alle sue domande. Per questo ha condotto un suo esperimento — che chiamerò “esperimento di Carlo” — per sciogliere l’arcano (anche questo pubblicato sulla rivista).

Ad un certo punto sono stato invitato anch’io a dire la mia, perché particolarmente interessato ai temi che riguardano l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle nostre abilità cognitive e la valorizzazione degli asset intellettuali umani con l’AI. Ed eccomi qui.

Applicando un metodo che ho proposto ancora (Hibai), innanzitutto mi sono creato una mappa dei concetti chiave esposti nel libro, nonostante il libro teorizzi proprio l’impossibilità stessa di creare mappe di orientamento. L’ho fatto per rispondere ad un bisogno di conforto mentre aumentava lo sgomento con la lettura. In sostanza, ho cercato di applicare quella stessa reality literacy di cui parla il libro. La mappa propone una struttura narrativa scelta e costruita insieme a ChatGPT, dopo aver consultato diverse recensioni scritte da vari intellettuali italiani. La trovi qui.

Poi mi sono concentrato sulla parte mistery della vicenda, quella sull’identità di “Jianwei Xun”, andando subito a valutare l’”esperimento di Carlo”. Mi sembra infatti che risponda ad una domanda che si pongono tutti (come sgamare l’AI prima che lei inganni noi). Carlo Mazzucchelli stesso ha invitato a discuterne. Puoi leggerla qui.

Infine ho fatto la mia personale indagine su “Jianwei Xun”, stimolato dal gruppo di fact checker e curioso di fare debunking di un certo fact checking (proprio nello spirito di Hypnocracy). Se non volete che vi spoileri quello che ho trovato, potete fermarvi prima. Se la mia interpretazione dovesse risultare corretta, rischio di rompere il giocattolo di qualcuno. Lo capirete anche voi, leggendo qui.

Fonti

  1. Hypnocracy: Trump, Musk, and the Architecture of Reality, Jianwei Xun, (2025) — Amazon
  2. Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Jianwei Xun, trad. Andrea Colamedici, (2024) — Amazon
  3. IPNOCRAZIA. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Redazione Nazione Indiana, (2024) — Nazione Indiana
  4. Siamo vittime dell’ipnocrazia del duo Trump-Musk, Pietro Minto, (2025) — Il Foglio
  5. I discorsi d’odio nell’era dell’“ipnocrazia”, Redazione, (2025) — ReteControLOdio
  6. Svegliarsi dall’Ipnocrazia, Felice Cimatti, (2025) — Doppiozero
  7. Jianwei Xun, IPNOCRAZIA. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Ugo Morelli, (2025) — PassioneLinguaggio
  8. IPNOCRAZIA: intervista al suo autore, Janwei Xun, Carlo Mazzucchelli, (2025) — StultiferaNavis
  9. Interviste farlocche e Fact Checking, Carlo Mazzucchelli, (2025) — StultiferaNavis

Pubblicato il 25 marzo 2025

Gino Tocchetti

Gino Tocchetti / Driving Innovation and New Ventures @ Corporate Startup Ecosystem

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