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Andare nel bosco significa chiudersi in un rifugio, diventare clandestini, isolarsi, perdersi nei suoi sentieri, riscoprire il contatto con la natura e la sua energia vitale (un crocus giallo invernale), ritornare ad ascoltare il cuore g   , cosa a cui siamo ormai da tempo (stati) disabituati.  È nel bosco che si può ritrovare il proprio essere nel mondo, assaporando la piena libertà (droni permettendo…), tornando all’essenziale, ridiventare selvaggi, mettere alla prova il proprio scopo, mettendolo in azione, liberare la mente da troppo tempo ormai colonizzata, ibridata cognitivamente, indebolita psichicamente, soprattutto addomesticata.


Nella situazione attuale dell’Europa, difficile riuscire a stare sereni, impossibile non pensare a ciò che sta succedendo, doloroso immaginare cosa ci aspetti, inutile impegnarsi in azioni che possano capovolgere il corso dei fatti. La inutilità si riferisce ai tempi brevi, perché quello a cui assistiamo viene da lontano, non si cambia in un giorno. Rimangono al contrario l’utilità e la necessità di agire, per contribuire a far emergere e affermarsi tendenze in grado di delineare scenari futuri diversi da quelli attuali.

L’azione a volte può anche attendere, nessuno può credere di poter cambiare il mondo!

Per vincere la malinconia il mio modo di reagire è salire nel mio bosco, immergermi nel silenzio invernale, seguire le orme di volpi e cerbiatti, ascoltare la nenia del vento, “pattinare” sul ghiaccio per non cadere, farsi sorprendere da coraggiosi uccelletti che non scendono a valle, per non farsi contaminare, per non lasciare la loro tana, per Vivere.

Quest’anno l’inverno nei miei boschi è stato mite, gelido e ghiacciato, senza neve. Il bosco però non ha perso la sua attrattiva invernale, fa sentire liberi, più che in altre stagioni. Il silenzio, la hashta solitudineesolitudine, il clima, il paesaggio, tutto aiuta a respirare, cosa sempre più difficile in un mondo asfittico e malato, che non ha mai dismesso i respiratori usati per battere la pandemia da Covid (e chi li metterebbe più oggi pensando che con qualche intrusione digitale potrebbero essere fatti esplodere?).

Andare nel bosco significa chiudersi in un rifugio, diventare clandestini, isolarsi, perdersi nei suoi sentieri, riscoprire il contatto con la natura e la sua energia vitale (un crocus giallo invernale), ritornare ad ascoltare il cuoreg  , cosa a cui siamo ormai da tempo (stati) disabituati.  È nel bosco che si può ritrovare il proprio essere nel mondo, assaporando la piena libertà (droni permettendo…), tornando all’essenziale, ridiventare selvaggi, mettere alla prova il proprio scopo, mettendolo in azione, liberare la mente da troppo tempo ormai colonizzata, ibridata cognitivamente, indebolita psichicamente, soprattutto addomesticata.

Anche questa settimana sono tornato nel bosco, che poi è come tornare indietro negli anni, a quando le piante centenarie c’erano già e quelle novelle viste da bambino hanno ormai superato i venti metri di altezza. Ritornare nel bosco d’inverno è sempre una scoperta. Si rimane stupiti di quanti animali vi sopravvivano sentendosi liberi e sicuri, lontani dagli umani. L’esperienza più emozionante rimane scorgere e poi seguire con la vista le evoluzioni di un’aquila che a volo radente si staglia tra le scarse foglie rimaste sugli alberi, facendo immaginare tanti futuri possibili, che abbiamo ormai smesso di immaginare e di sognare.

Pubblicato il 14 marzo 2025

Carlo Mazzucchelli

Carlo Mazzucchelli / ⛵⛵ Leggo, scrivo, viaggio, dialogo e mi ritengo fortunato nel poterlo fare – Co-fondatore di STULTIFERANAVIS

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