È ciò che, mi piace pensare, provo a fare anche io: rendere serio, esistenzialmente parlando, qualcosa che forse funzionerebbe alla grande anche senza avere alcuna caratteristica di serietà.
Essere seri, secondo me, significa essere capaci di intercettare le questioni decisive per il tempo che stiamo vivendo, interrogandosi sul ruolo che, in questo tempo, possiamo individualmente avere per operare sulla conoscenza (come possiamo conoscere), per alimentare la speranza (cosa ci è dato di sperare) e per capire cosa possiamo fare.
Conoscere, agire e creare sono i verbi che servono per contribuire a far avanzare l’umanità, in termini tecnologici, etici e morali, spirituali. Un obiettivo banale, ma al quale i più sembrano avere rinunciato. Una rinuncia resa comprensibile dalle difficoltà del momento, collegate a un crollo di fiducia nel futuro e incapacità a costruire avvenire. Un'incapacità aumentata dal continuo ricorso salvifico a intelligenze artificiali che ci propongono scenari futuri possibili, ma sono in realtà generatrici di allucinazioni e di potenti illusioni.
Il tutto subisce gli effetti di accelerazioni costanti delle innovazioni tecniche, che per la loro violenza, anche narrativa, finiscono per sconvolgere le nostre percezioni e sensibilità. Ci sarebbe bisogno di tempo, di riflessione e di silenzio, siamo invece immersi nel rumore di fondo costante (il ronzio dell’elettronica onnipresente). Il tempo che corre impedisce la concentrazione, l’elaborazione lenta di pensiero, la comprensione e la riflessione. Scomparsa poi è anche l’interpretazione, perché si legge sempre di meno e quindi è venuta meno “l’immagine mentale”.
In una realtà dominata dalla velocità (tecnologica, metabolica, del mezzo, audiovisiva, ecc.) non si ha tempo di valutare se una cosa, una notizia, un evento, una persona, sia seria o meno, vera o meno, buona o meno. Ciò che si percepisce è che ci sono più realtà, che non ci sia più alcuna aderenza tra realtà e immagini, che non esista più una realtà data per sempre. L’effetto è una realtà che mette in crisi il reale. La crisi del reale rende sempre più ciechi, ci impedisce non tanto di vedere gli elementi della realtà ma che tutto è interconnesso, che ogni “elemento” o “immagine” non esiste se non in relazione a una realtà riconosciuta.
Questo modo di pensare è un tentativo di essere serio in una realtà percepita come non più seria, fatta di specchietti (schermi), di immagini, di velocità, di videogiochi, di rappresentazioni e narrazioni, di false verità e deepfake, di ChatGPT e Midjourney.
Questo modo di pensare trova spazio nella mia newsletter TECNOCONSAPEVOLEZZA su Linkedin.hashta