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Viviamo in un’epoca dominata dalla tecnologia, dall’automazione e dall’ossessione per il controllo. Ci illudiamo di poter prevedere tutto, di eliminare l’errore e di semplificare la realtà, ma è davvero possibile? Piero Dominici, nel suo saggio Oltre i cigni neri. L’urgenza di aprirsi all’indeterminato (prefazione di Edgar Morin), ci invita a ribaltare questa prospettiva e ad abbracciare la complessità.


Ciò che emerge fin dalle prime pagine è la concreta visione che il nostro mondo non è un semplice meccanismo da ottimizzare, ma un sistema complesso, imprevedibile e dinamico, dove l’errore non è un difetto da correggere, ma una preziosa opportunità di crescita. E proprio qui risiede il valore rivoluzionario di questo libro per un contesto inaspettato: il mondo delle organizzazioni e della consulenza filosofica aziendale.

Nel contesto aziendale, l’errore è spesso visto come un tabù, un ostacolo da evitare a tutti i costi. Ma cosa succederebbe se imparassimo a considerarlo uno strumento per potenziare le relazioni, la collaborazione e la creatività?

Dominici permette di avere quegli strumenti che consentono di ripensare anche la cultura aziendale: accogliere l’incertezza, favorire il confronto, superare la paura del fallimento e trasformarlo in conoscenza condivisa. Perché un team che sa gestire l’errore in modo costruttivo diventa più plastico, innovativo e pronto alle sfide del futuro.

Oltre i cigni neri” non è solo un libro sulla complessità: è un invito all’azione. Nato come momento particolare di una ricerca portata avanti da molti anni, con rigore e passione, si è rivelato un testo perfetto per leader, consulenti, formatori e professionisti che vogliono adottare una visione più profonda della realtà e prepararsi ad affrontare l’imprevedibile con lucidità e apertura mentale.

Perché il vero rischio non è l’errore. Il vero rischio è illudersi di poterlo eliminare.

Il libro "Oltre i cigni neri" di Piero Dominici è un invito all'azione

Sinossi del libro

La civiltà ipertecnologica e ipercomplessa è una civiltà della razionalità e del controllo totale che continua a rappresentarsi, ad auto-rappresentarsi e ad essere rappresentata come una civiltà sempre più avanzata e in grado di semplificare tutto, oltre che di eliminare l’Errore e l’imprevedibilità dalle nostre vite, attraverso l’automazione e i processi di simulazione. Il paradigma egemone, che ne è alla base, porta con sé una serie di grandi illusioni intimamente legate alla possibilità di marginalizzare l’Umano, delegandone le relative scelte e responsabilità a sistemi di intelligenza (?) artificiale e dispositivi tecnologici interconnessi.

Continuiamo a credere di saper/poter controllare e prevedere, perfino, pre-determinare tutto, invece di provare ad apprendere, proprio attraverso l’errore* e l’imprevedibilità, come abitare l’ipercomplessità ed aprirsi all’indeterminato. La confusione sistemica e culturale tra “sistemi complicati” (meccanismi) e “sistemi complessi”(organismi) continua ad avere conseguenze profonde, a tutti i livelli.

Le scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche di questi ultimi decenni, oltre ad averci offerto straordinarie opportunità di determinare anche i meccanismi dell’evoluzione biologica, ci hanno fatto anche definitivamente entrare nel tempo della massima imprevedibilità, incertezza e obsolescenza (dei saperi e delle competenze). Dimensioni sistemiche e, ormai, anche esistenziali. D’altra parte, l’Umano, il Sociale, il Vitale e, più in generale, i “sistemi complessi” non sono riducibili né semplificabili, né tanto meno misurabili, prevedibili, gestibili fino in fondo.

Di conseguenza, occorre un ripensamento profondo delle epistemologie e delle metodologie che plasmano e caratterizzano insegnamento, educazione, formazione, ricerca, superando fratture, logiche di separazione e reclusione dei saperi che hanno mostrato tutti i loro limiti e le nostre inadeguatezze, anche durante la pandemia.


StultiferaBiblio

Pubblicato il 02 aprile 2025