Ci sono due possibilità: sfruttare le persone per far crescere i numeri; sfruttare i numeri per far crescere le persone. Quale la differenza? Sicuramente etica, valoriale: con la seconda prospettiva, al centro c’è il rispetto per le persone in quanto persone, un rispetto endemico, potremmo dire. L'altra differenza è generativa: sfruttare le persone non è un’attività senza costi, umani e di bilancio, mentre, se capovolgiamo il paradigma, abbiamo la possibilità di generare valore, rimanendo fedeli a noi stessi.
Negli ultimi anni, nel mondo aziendale, così affascinante quanto perturbante, abbiamo assistito a un passaggio significativo, espresso dal linguaggio in termini di “mission” e di “purpose”: quando ogni dipendente si era abituato a parlare di mission, di vision, attraverso una allocuzione più o meno dichiarata, il purpose aziendale ha preso il sopravvento. Da dichiarazione d’intenti il termine ha preso possesso del valore di principio guida, che può orientare l’azione dell’azienda, definirne la sua cultura e influire sui risultati economici. Ha senso, però, escludere uno o più termini di questa triade linguistico-concettuale?
Se la mission è la definizione di ciò che un’impresa fa concretamente, la vision è il “dove”, indica l’aspirazione futura, ovvero dove l’azienda vuole arrivare e quale impatto desidera avere nel lungo periodo, il purpose è il senso stesso del perché dell’azienda, inteso come scopo rivolto all’umano, la sua ragion d’essere, rappresenta il punto di partenza, la radice profonda dell’identità aziendale, possiamo comprendere che togliere uno dei termini significa privare l’azienda di un tassello fondamentale.
il purpose aziendale si configura come la bussola che orienta ogni scelta
In questo contesto, il purpose aziendale si configura come la bussola che orienta ogni scelta, andando ben oltre la semplice definizione di cosa si faccia (mission) o dove si voglia arrivare (vision): il purpose è quel motore interno che spinge l’azienda a interrogarsi continuamente sul “perché” delle proprie azioni, mettendo al centro l’essere umano e il suo benessere.
Quando l’azienda sceglie di “utilizzare i numeri per far crescere le persone”, abbraccia un paradigma che riconosce il valore intrinseco di ciascun individuo. Questo approccio non solo permette di generare valore economico, ma trasforma le performance aziendali in un circolo virtuoso: un ambiente di lavoro rispettoso e stimolante accresce il potenziale dei singoli, che a sua volta alimenta innovazione e crescita sostenibile.
Il purpose, pertanto, non si esaurisce in una dichiarazione retorica o in uno slogan di marketing; diventa parte integrante delle pratiche quotidiane. Ogni decisione, dal processo produttivo ai rapporti con collaboratori e stakeholder, deve riflettere quell’impegno a rispettare e valorizzare le persone, garantendo al contempo l’equilibrio tra innovazione, sostenibilità e giustizia sociale. Questa integrazione tra valori e azioni crea un’identità aziendale solida e autentica, capace di resistere alle sfide del mercato e di contribuire a un progresso che sia tanto etico quanto performante.
il ruolo della filosofa, o del filosofo, all’interno dell’azienda diventa determinante
In quest’ottica, il ruolo della filosofa, o del filosofo, all’interno dell’azienda diventa determinante: stimola il confronto, invita a riflettere sulle implicazioni etiche delle scelte strategiche e aiuta a tradurre il purpose in pratiche operative che siano coerenti con la visione globale dell’impresa. Solo così, mettendo l’essere umano al centro e utilizzando i numeri come strumento per potenziare il capitale umano, l’azienda può aspirare a creare un impatto positivo, duraturo e realmente differenziante sul mercato.
Il purpose aziendale, quando è realmente centrato sull’essere umano, diventa un motore che non solo orienta la strategia e le decisioni operative, ma incide profondamente sul benessere delle persone all’interno dell’impresa. Questo significa che ogni scelta, dalla definizione degli obiettivi alla gestione quotidiana, deve essere allineata a un valore etico e umano, capace di creare un ambiente in cui i collaboratori si sentono riconosciuti, rispettati e valorizzati. Nel contesto di un'azienda che pone al centro il benessere delle persone, il ruolo del Chief Philosophy Officer (CPO) — inteso nelle sue molteplici possibilità di intervento che il ruolo chiede e non solo come custode del purpose — diventa cruciale. È attraverso il suo contributo che l'impresa può trasformare la riflessione etica e filosofica in pratiche quotidiane, capaci di generare un ambiente di lavoro in cui le persone non sono viste come meri strumenti per aumentare i numeri, ma come esseri di valore che condividono uno scopo comune: stare bene e far andare bene l'azienda.
L'idea fondamentale è che il benessere delle persone non debba essere sacrificato sull'altare dell'efficienza o dei profitti. Quando si investe sul valore umano, l'azienda crea una comunità in cui ogni individuo si sente riconosciuto e parte integrante di un progetto condiviso. Tale ambiente favorisce l'innovazione e la produttività in modo naturale perché le persone che si riconoscono nei valori aziendali e nel purpose sperimentano un forte senso di appartenenza e identità, che si traduce in impegno e motivazione. Quando si lavora in un contesto che valorizza l'essere umano, la coesione si rafforza e questo, nel tempo, si riflette positivamente anche sui risultati economici. Inoltre, un focus sulle persone crea una cultura della collaborazione in cui le relazioni si fondano sulla fiducia e sul supporto reciproco, favorendo una comunicazione aperta e la capacità di superare i conflitti, elementi indispensabili per il successo aziendale. Infine, prendersi cura del benessere dei collaboratori implica investire in formazione, sviluppo personale e nel mantenimento di un equilibrio tra vita professionale e privata. Tali investimenti non solo contribuiscono a una crescita solida e sostenibile, ma rafforzano anche l’abilità dell’azienda di attrarre e trattenere talenti, evidenziando come le performance si misurino non solo in numeri, ma anche nella capacità di valorizzare e sostenere il capitale umano. In un contesto aziendale dove il benessere delle persone è al centro, la cultura della collaborazione si manifesta in modo naturale. Le relazioni si sviluppano sulla base di una fiducia reciproca che favorisce una comunicazione trasparente e aperta, rendendo più semplice il superamento dei conflitti e stimolando la condivisione spontanea di idee innovative. Questo clima di collaborazione non solo rafforza il senso di comunità e appartenenza, ma si traduce anche in un’efficace capacità di affrontare le sfide quotidiane, contribuendo in maniera decisiva al successo complessivo dell’azienda.
Parallelamente, l’impegno verso la sostenibilità a lungo termine si concretizza nell’investimento sullo sviluppo personale e professionale dei collaboratori, oltre a promuovere un equilibrio sano tra vita lavorativa e privata. Questi elementi sono fondamentali non solo per garantire una crescita solida e duratura, ma anche per attrarre e trattenere i talenti. In questo modo, le performance aziendali non vengono valutate esclusivamente in termini numerici, ma anche attraverso il benessere e la soddisfazione di ogni persona, creando un circolo virtuoso in cui il successo economico nasce da un ambiente umano e stimolante.
Ma quali sono le implicazioni filosofiche che entrano in gioco in questo contesto?
Molteplici, e vedono il fulcro su come il valore intrinseco dell’essere umano debba essere al centro dell’azione aziendale. Innanzitutto, vi è una forte richiamo all’etica della responsabilità, che pone la dignità e il rispetto per la persona al di sopra di meri interessi strumentali. Questa prospettiva si ispira, ad esempio, al pensiero kantiano, dove ogni individuo deve essere trattato come un fine in sé, non come un mezzo per un fine economico. Inoltre, adottare una visione che privilegia il benessere e lo sviluppo personale degli individui implica un’adesione a principi di giustizia e equità, orientati verso il concetto di eudaimonia aristotelica, ossia la realizzazione piena del potenziale umano: la felicità e la realizzazione personale diventano elementi fondamentali per il buon funzionamento della comunità aziendale e, di conseguenza, per il successo dell’impresa.
Un’altra implicazione riguarda la centralità del dialogo e della partecipazione attiva, elementi che richiamano le tradizioni democratiche e comunitarie. Favorire un ambiente in cui la comunicazione è aperta e la condivisione delle idee è incoraggiata significa promuovere una forma di governance etica, in cui il potere decisionale non è concentrato, ma distribuito tra le persone, valorizzando il contributo di ciascuno. Infine, il passaggio da una visione incentrata sui numeri a una incentrata sulle persone riporta la riflessione sul concetto di progresso al centro, integrando dimensioni qualitative e spirituali che vanno oltre il mero accumulo di ricchezza. Il vero successo di un’azienda, allora, si misura anche dalla capacità di creare un ambiente in cui ogni individuo possa sentirsi valorizzato, parte di una comunità coesa e in cui il benessere collettivo diventi il motore di un progresso sostenibile e condiviso.
Scegliere di occuparsi delle persone anziché concentrarsi esclusivamente sui numeri significa investire in un capitale umano che, ben valorizzato, genera crescita e innovazione. Quando ogni individuo si riconosce come parte di un progetto più ampio, in cui il benessere personale si integra con il successo collettivo, l'azienda diventa un ecosistema dinamico e resiliente. Il Chief Philosophy Officer, in questo quadro, è il ponte tra la teoria e la pratica, l'elemento che trasforma un insieme di principi etici in azioni concrete e quotidiane. Solo così è possibile costruire un ambiente di lavoro in cui il rispetto per le persone diventa la vera fonte di valore, e i numeri seguono naturalmente l'onda di una crescita condivisa e sostenibile.
Allora possiamo comprendere bene che parlare di purpose significa, citando Mordacci, parlare di telos aristotelico, significa, cioè, pensare di mettere al centro lo scopo dell’umano in quanto tale: è una questione etica da affrontare e gli strumenti che la filosofia offre sono necessari.
Scegliere di occuparsi delle persone anziché concentrarsi esclusivamente sui numeri significa investire in un capitale umano
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